13 Gennaio 2022

Costa Concordia, l’anniversario. “Quella di oggi è l’ultima celebrazione pubblica”

Isola del Giglio (Grosseto), 13 gennaio 2022 – “Questa sarà l’ultima celebrazione pubblica perché non vogliamo dimenticare ma vogliamo rispettare le 32 vittime”. Così il sindaco di Isola del Giglio, Sergio Ortelli, parlando con i giornalisti nel giorno del decennale del naufragio della Costa Concordia. “Il consiglio comunale ha deciso di celebrare questo giorno per sempre chiamandolo ‘Giornata della memoria’ – ha spiegato – perché è doveroso nei confronti dei parenti delle vittime del naufragio. Sulla nave c’erano persone di 54 nazionalità ed è giusto che vengano ricordate per sempre”.

La corona di fiori

Deposta in mare, davanti a punta Gabbianara all’isola del Giglio, una corona di fiori in ricordo delle 32 vittime della Costa Concordia nel decennale del naufragio. La cerimonia in mare si è svolta dopo la messa di suffragio. Molte le persone sbarcate sull’isola per le commemorazioni odierne che proseguono per tutta la giornata.
La Messa con il vescovo

“Fare memoria di questi nostri fratelli e di quell’evento e farlo qui, in chiesa, celebrando l’Eucaristia non è un’appendice, ne’ un compito da dover assolvere. No, al centro di questo momento c’è Cristo Signore, crocifisso, morto e risorto, che ha vinto la morte, ogni morte e che ci ha fatti per una vita che non abbia fine”. Questo uno dei passaggi dell’omelia del vescovo di Grosseto Giovanni Roncari che all’Isola del Giglio ha celebrato la messa solenne nel decimo anniversario della tragedia della Concordia. Alla celebrazione erano presenti numerose autorità, fra cui il prefetto di Grosseto, il presidente della Regione Toscana, il questore di Grosseto, il sindaco di Isola del Giglio e le più alte autorità militari del territorio. Hanno concelebrato il parroco don Lido Lodolini, l’allora parroco don Lorenzo Pasquotti ed il gigliese don Carlo Brizzi.
“Nessuno ci disse cosa stava accadendo”

«Tornare in questo luogo è un’emozione come allora. Ero a cena al ristorante a poppa, all’altezza del ponte 4, quando ho sentito una vibrazione molto forte, poi un colpo che non era altro che lo strappo provocato dallo scoglio sulla chiglia. Ci fu un blackout ma nessuno ci disse cosa era accaduto. Molti di quelli che erano con me non avevano fatto ancora le esercitazioni in caso di incidente a bordo, cosa che era in programma il giorno successivo». Così Luciano Castro, romano, uno dei sopravvissuti del disastro della Costa Concordia, oggi all’Isola del Giglio. «Dopo pochi minuti scoppiò il caos – ha aggiunto -. La mia fortuna fu di trovarmi di fronte a una scialuppa, la numero 14, che stava imbarcando le prime persone. Era piena ma chiesi se per favore di farmi salire. Eravamo sul lato sinistro della nave, quello che poi si ribaltò. Se non fossi salito su quella scialuppa chissà cosa mi sarebbe successo». «L’altro ricordo indelebile – ha detto ancora – è quando sbarcammo al molo rosso del porto del Giglio, mi diressi subito alla chiesa che era già piena di naufraghi, infreddoliti e alla ricerca di un riparo. Un ragazzo mi dette delle arance dell’acqua. Un gesto che non dimenticherò mai».
Gabrielli: “Il Giglio e i gigliesi, il mio approdo sicuro”

“I gigliesi sono stati i più affidabili compagni in questo viaggio tragico e incredibile. Il ricordo più indelebile è riferito alle tante persone che non ci sono più e il mio pensiero va a Israel Moreno Franco, l’operaio spagnolo che morì durante le attività di rimozione della nave in un tragico incidente sul lavoro. Ricordo anche gli strazianti incontri con i familiari delle vittime ma il mio approdo più sicuro era l’Isola del Giglio”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Gabrielli, ai tempi del disastro della Costa Concordia a capo della Protezione civile e poi commissario per l’emergenza, parlando durante la commemorazione.

“Nei 30 mesi di questa tragica vicenda, molto difficile per me perché dovemmo affrontare anche altre emergenze come alluvioni e terremoti – ha aggiunto – ma quando arrivavo al Giglio ricaricavo le pile ed era diventato tra noi un mutuo scambio di energie». «Al Giglio ho festeggiato un compleanno – ha detto ancora -, ci sono poi tornato perché mi hanno dato la cittadinanza onoraria. Il tema delle vittime è importante e fondamentale che io continuo a sostenere, ma non per un esercizio istituzionale o di carineria ma perché credo che non si possa mai dare il giusto risalto alle cose dei vivi se non si onorano i morti”.

Il disastro “ci insegna che si possono fare degli errori tragici e anche sistemici, perché ritengo che c’è un responsabile penale ma ci sono anche altri responsabili di questa tragedia. E ci insegna che è possibile riscattarsi, porre rimedio agli errori, e anche che laddove si realizzano corrette sinergie si possono conseguire cose straordinarie”.

Codacons, nuova class action contro Costa

In occasione del decennale dal naufragio della Concordia il Codacons annuncia «una nuova class action contro Costa Crociere da parte dei naufraghi che, la notte del 13 gennaio 2012, hanno rischiato la propria vita a bordo della nave». «A rendere possibile la nuova azione collettiva – spiega Codacons – una importantissima sentenza del Tribunale di Genova che, riconoscendo responsabilità e colpe della società di navigazione che hanno contribuito a determinare il naufragio, oltre a quelle già accertate in capo al comandante Schettino, riapre di fatto la strada ai risarcimenti in favore dei sopravvissuti, anche per chi dopo l’incidente accettò gli indennizzi ‘elemosinà proposti da Costa» firmando «una rinuncia ad agire in sede legale». «Stiamo per lanciare una nuova azione risarcitoria in favore di tutti i naufraghi della Costa Concordia che hanno subito un trauma da naufragio – afferma il presidente Carlo Rienzi -. La giustizia italiana ha infatti accertato l’esistenza di un danno da stress post-traumatico per chi, il 13 gennaio 2012, si trovava a bordo della Concordia, stabilendo un risarcimento da 92mila euro in favore del passeggero Ernesto Carusotti rappresentato in tribunale dal Codacons. Una sentenza che spiana la strada ai risarcimenti in favore di tutti coloro che, a 10 anni di distanza dall’incidente, abbiano subito ripercussioni psicologiche e intendano far valere i propri diritti».
Il ricordo del sommozzatore

“Quando arrivammo alla nave, intorno a mezzanotte, era già riversa su un fianco. Non sapevano che fosse adagiata sul fondale e pensavamo fosse imminente l’affondamento, spesso si sentivano scossoni e rumori. A bordo trovammo una situazione di panico, le persone erano come bloccate e dovevi quasi scuoterle per portarle via. Non si rendevano conto della situazione. Siamo stati tutta la notte a bordo, siamo scesi intorno alle sette cercando di salvare più persone possibile”. È il ricordo di Massimiliano Bennati e Paolo Scipioni, sommozzatori dei vigili del fuoco, tra i primi soccorritori del naufragio della Costa Concordia. Una volta arrivati alla Concordia, prima di salire a bordo, hanno spiegato, “pensavamo che in acqua ci fossero centinaia di persone. Per fortuna molti erano con giubbotto salvagente e insieme a un altro collega siamo riusciti a salvare in acqua sette persone che erano quasi in ipotermia. Ricordo un francese che purtroppo non riuscimmo a salvare perché lo trovammo già riverso nell’acqua ed è stato una delle prime vittime accertate. La moglie continuava a urlarci in francese: ‘Mio marito, aiutate mio marito'”.
Toti: “Immagini indelebili”

“Le immagini della Costa Concordia sono ancora scolpite nelle nostre menti. A dieci anni dal naufragio all’Isola del Giglio, l’Italia non dimentica le 32 vittime e le oltre 100 persone che rimasero ferite. Non dimentica lo straordinario impegno dei soccorritori per salvare quante più vite possibile e la grande solidarietà degli abitanti dell’isola, in una tragedia che ha lasciato un segno indelebile in tutto il Paese”, così scrive il presidente della Regione Liguria e cofondatore di Coraggio Italia Giovanni Toti sulla sua pagina Facebook.

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