Costa Concordia, il naufragio diventa «ricerca scientifica»
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fonte:
- Brescia Oggi
Dall’ informatica digitale e forense ai modelli di simulazione e modellazione per aggiungere un tassello in più alla comprensione del tragico naufragio della Costa Concordia, la nave da crociera affondata a largo dell’ isola del Giglio la notte del 13 gennaio 2012 dopo aver urtato un gruppo di scogli. Nelle acque a poche centinaia di metri dalla riva morirono annegate 32 persone. Protagonisti dell’ ideazione e dello sviluppo di un modello matematico che ha ricostruito i movimenti dell’ imbarcazione negli istanti precedenti all’ impatto con le rocce sono due ricercatori che gravitano attorno alla realtà universitaria bresciana: il professor Paolo Gubian, del dipartimento di Ingegneria dell’ Informazione dell’ Università di Brescia, e Mario Piccinelli, dottore di ricerca in Ingegneria informatica, che hanno collaborato con i colleghi dell’ Università di Pisa Bruno Neri, ingegnere informatico, e Paolo Neri, dottorando nella stessa materia. Il loro lavoro, iniziato nel 2012 e reso pubblico lo scorso anno, è stato presentato ieri pomeriggio in una sessione della 28esima edizione della European Conference on Modelling and Simulation, ospitata quest’ anno dal Dipartimento di Economia e Management dell’ Università degli Studi di Brescia. FINANZIATI NELLA RICERCA e sostenuti nelle spese legali dal Codacons, schieratosi parte civile nel processo di Grosseto a tutela di alcuni naufraghi, i quattro ricercatori hanno unito competenze di natura informatica, ingegneristica e navale per creare un simulatore in grado di mostrare le implicazioni di un particolare errore umano nel luttuoso epilogo della vicenda. Basandosi su due distinti paramentri predittivi, il primo derivato dalle operazioni di collaudo della nave effettuate da Cetena S.p.a. di Fincantieri, il secondo determinato dal «comportamento» della Concordia nell’ ultima settimana di navigazione (analisi del Gps di bordo), e comparando i risultati con un modello matematico astratto, gli scienziati hanno evidenziato le conseguenze dell’ incomprensione tra il capitano Schettino e il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin. Tralasciando ogni responsabilità in merito alla conduzione della nave e alla gestione del post incidente, gli informatici hanno dimostrato che se, come risulta dall’ audio di bordo, il timoniere avesse compreso il comando di Schettino, che ordinava di tenere la rotta a dritta, l’ impatto si sarebbe verificato ugualmente ma con danni di gran lunga inferiori. Seguendo le risposte date dall’ imbarcazione in condizioni simili e in fase di collaudo, si è provato che, se l’ addetto al timone avesse eseguito gli ordini in modo corretto, lo scoglio fatale avrebbe colpito la Concordia 18,5 metri più a poppa, provocando uno squarcio meno profondo: la nave avrebbe imbarcato meno acqua e avrebbe mantenuto maggiore stabilità. Il professor Gubian ha espresso soddisfazione per il riconoscimento scientifico: «La Procura della Repubblica non ha ritenuto opportuno considerare le conclusioni della nostra ricerca, ma lo spazio che ci è stato concesso all’ interno di questa rassegna testimonia la validità e il rigore delle nostre osservazioni».
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