Così sui vaccini la politica ha rinunciato al buonsenso
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fonte:
- la Repubblica
È ATTESA per martedì prossimo l’ udienza della Corte Costituzionale a proposito della questione di legittimità riguardo l’ obbligo vaccinale presentata dalla Regione Veneto. La Camera di Consiglio è invece prevista per il 27 febbraio, quando il pronunciamento della Corte metterà la parola fine a una delle vicende più rumorose di questa legislatura. Era il 28 luglio quando la Camera approvava in via definitiva, tra aspre polemiche e contestazioni di piazza, il Decreto Lorenzin sui vaccini, reintroducendo dopo 18 anni l’ obbligo per l’ iscrizione a scuola. Dieci le vaccinazioni obbligatorie, per far fronte al preoccupante calo della copertura vaccinale, che ci aveva procurato anche richiami dall’ Organizzazione mondiale della Sanità, e sotto la spinta emotiva di alcuni clamorosi casi di cronaca e di un sensibile incremento degli episodi di morbillo. Il dibattito, non solo parlamentare, è stato molto acceso prima, durante e dopo l’ iter legislativo, soprattutto per le misure che precludono l’ accesso dei bambini non vaccinati ad asili nido e scuole materne e le sanzioni economiche nei confronti delle famiglie inadempienti. Il movimento free-vax ha organizzato manifestazioni in molte città, invocando la libertà di scelta per le famiglie e godendo del sostegno di Lega e Movimento 5 Stelle, del Codacons e di diverse amministrazioni locali. Così una questione di sanità pubblica, che si sarebbe dovuta e potuta discutere sulla base delle evidenze scientifiche, è diventata l’ ennesima occasione di scontro politico in cui il buon senso veniva sacrificato in nome del consenso. E in cui la disinformazione ha trovato terreno fertile. Le evidenze scientifiche favorevoli ai vaccini, è utile ricordarlo, sono innumerevoli, anche tenendo conto delle reazioni avverse, rispetto al pericolo di epidemie di malattie potenzialmente mortali. Ma il dibattito pubblico è stato ampiamente inquinato da bufale vecchie e nuove. Una su tutte, la correlazione tra vaccini e autismo ipotizzata nel 1998 da Andrew Wakefield in un articolo apparso su The Lancet. Quell’ articolo era una frode scientifica e il suo autore è stato radiato dall’ ordine dei medici britannico. Ma come ogni brava leggenda metropolitana la frode di Wakefield è dura a morire, e se tutto va bene sarà citata ancora nei decenni a venire. L’ eco di quel lavoro ha scoperchiato il vaso di Pandora dei sospetti. E una volta insinuato il sospetto del complotto, non c’ è debunking che tenga. Così, svincolato dalle prove, il dibattito pubblico si è polarizzato su posizioni estreme. Il dovere da una parte, il diritto (reale o presunto) di scegliere dall’ altra. In realtà, il tema dei vaccini è piuttosto una questione di responsabilità. Individuale e sociale. Perché è uno di quei territori di confine del diritto in cui la nostra libertà individuale può procurare un danno a noi stessi, sì, ma anche ad altri. E l’ obbligo potrà anche essere un’ extrema ratio per raggiungere un obiettivo, ma resta la spia di un fallimento, il fallimento di istituzioni incapaci di generare fiducia e consapevolezza nei cittadini. Nella stagione delle fake news e delle tribù digitali che si affrontano a colpi di like e di brutale aggressività verbale, dobbiamo ancorarci saldamente al giornalismo dei fatti, perché l’ informazione torni a essere credibile e autorevole. E contribuisca a generare consenso intorno alla verità, anziché alla legge di chi grida più forte, al fine di fare scelte consapevoli e condivise, nell’ interesse di tutti. Ne va della nostra salute. E di quella della democrazia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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