15 Gennaio 2019

«Così Banca Valsabbina fu truffata da Carife»

UNO dopo l’ altro, quasi in fila indiana, a chiedere i danni agli imputati. «Da parte nostra – spiega l’ avvocato Bruno Barbieri del Codacons che rappresenta oltre 350 parti civili – abbiamo casi singoli che hanno perso 200 o anche 300mila euro. Altri meno, ma si tratta comunque di cifre pur sempre molto importanti». Provvisionali, risarcimenti da definirsi in separata sede di giudizio e via dicendo, tutti annunciati dagli avvocati delle migliaia di parti civili, chiamati dal presidente del collegio, Vartan Giacomelli, a depositare le conclusioni scritte. Tra loro Gianluigi Bezzi, unico a discutere brevemente la propria posizione, che però non ha richiesto il risarcimento per Banca Valsabbina, dentro al processo con l’ insolito doppio ruolo di imputata (con il suo ex direttore generale Spartaco Gafforini per il quale la procura ha chiesto 4 anni e 3 mesi) e di parte civile, «per aver perso 10 milioni investiti in Carife». Il legale ha chiesto la condanna dei quattro ex vertici della Cassa e di Michele Masini della Deloitte & Touche perché «il prospetto informativo non corretto ha ingannato a cascata Bankitalia, Consob e la stessa Banca Valsabbina». Perché, ha ripetuto subito, quest’ ultima «è stata truffata ed è caduta in quel documento mostratogli da Carife». E per avvalorare la tesi, l’ avvocato ha ricordato uno scambio di mail tra vice direttore e direttore di Banca Valsabbina dove il primo definisce il prospetto «commovente», cosa che avrebbe poi spinto l’ istituto ad intervenire in aiuto di Carife. Ma nonostante «indotta in errore», e soggetto «danneggiato dalla Cassa di Risparmio di Ferrara», la banca bresciana non ha chiesto nessun risarcimento perché, secondo la legge, per farlo avrebbe dovuto «percorrere altre strade». n.b.

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