8 Maggio 2020

Così Arcuri si è intrappolato con le sue stesse mani

la prossima grana del commissario saranno i guanti
antonio castro nIl grande ballo delle mascherine vede un solo vincitore: il fisco italiano, che pure questa volta ha trovato un modo per lucrare la bellezza di 4,8 milioni al giorno di Iva sugli strumenti di protezione che gli italiani saranno costretti ad acquistare semmai volessero andare in giro. A lavorare, vivere o soltanto mandare i figli a scuola. Quando e come succederà. A far di conto è il Codacons, che ha gioco facile a far emergere le contraddizioni di uno Stato centrale che da una parte promette interventi miliardari, sconti e rimborsi (che prima o poi, forse, arriveranno), e dall’ altro trova rapidamente il modo di grattare via sempre qualche spicciolo a tutti: miliardari o poveracci che siano. Fa di conto l’ associazione a tutela dei consumatori: «Lo Stato Italiano incassa attraverso l’ Erario circa 4,8 milioni di euro al giorno solo per l’ Iva sulle mascherine versata dai cittadini (ogni giorno il 22% su 40 milioni di mascherine chirurgiche vendute a 0,61 euro e 1 milione di ffp3 a 2,5 euro). E ciò nonostante il governo abbia annunciato lo scorso 26 aprile l’ azzeramento dell”Iva su tale bene indispensabile nella lotta al Covid-19». Stando ad una proiezione elaborata dal Codacons, i «guadagni delle casse statali garantiti dalla mancata eliminazione dell’ Iva sulle mascherine» e «ipotizzando un fabbisogno pari a 40 milioni di mascherine chirurgiche al giorno e 1 milione di mascherine FFp3, vendute al pubblico a un prezzo rispettivamente di 0,61 euro e 2,5 euro, l’ Erario incassa ogni giorno almeno 4,8 milioni di euro grazie all’ Iva sulle mascherine, circa 57,6 milioni di euro complessivi dal 26 aprile ad oggi. Cifra che cresce esponenzialmente per ogni giorno di ritardo nel taglio dell’ Iva». Mentre monta la polemica sulle famose mascherine a 50 centesimi promesse in diretta tv dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte (dispositivo sanitario che nella maggior parte dei casi risulta introvabile a questo prezzo), l’ Agenzia delle Entrate giusto mercoledì ha diffuso una circolare per chiarire che «è possibile detrarre il costo sostenuto per l’ acquisto di mascherine “conformi”». Vale a dire che queste vanno acquistate solo nei canali di distribuzione autorizzati e fornendo il proprio codice fiscale, per poi ottenere uno scontrino parlante e quindi poter portare in detrazione l’ acquisto come se fosse un farmaco o un presidio sanitario (al pari delle siringhe o dei pannoloni). Piccolo dettaglio: ovviamente sono settimane che il governo promette di eliminare l’ Iva da questi prodotti. E quindi la circolare tardiva dell’ Agenzia ha indotto sicuramente molti in errore. Non basterà portare al Caf o al commercialista lo scontrino dell’ acquisto. Bisognerà aver acquistato mascherine con il marchio Ce, altrimenti addio al 19% di detrazione fiscale, che comunque subità una franchigia di 129,11 euro. E poi aspettare luglio o agosto 2021 per portare in detrazione la spesa che sarà sostenuta nei prossimi 8 mesi. E sperare quindi in un riconoscimento della detrazione. «Lo scontrino o la fattura di acquisto devono indicare il soggetto che sostiene la spesa e la conformità del dispositivo», sottolinea la circolare. Quindi attenzione da chi le acquistate. E non fatevi illusioni: la detrazione fiscale scatterà solo per le spese che «supereranno i 129,11 euro», vale a dire che per le prime 260 mascherine acquistate a prezzi calmierati (sempre che si riesca a trovarle), non avremo diritto ad alcuno sconto. Seppure postdatato di oltre un anno. riproduzione riservata Il fabbisogno italiano è stato calcolato in 90 milioni di mascherine al mese.

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