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29 Novembre 2018

Cosa sappiamo sulle tessere per il reddito di cittadinanza

La polemica intorno alle fantomatiche tessere per il reddito di cittadinanza non accenna a diminuire. Il 22 marzo, ospite a Piazza Pulita , il vicepremier Luigi Di Maio aveva spiegato di aver dato mandato di «stampare le prime cinque o sei milioni di tessere elettroniche», destinate alla misura simbolo del M5s . Una settimana dopo il ministro del Lavoro , incalzato dall’ opposizione, ha fatto una parziale marcia indietro. Da Bruxelles a margine dal Consiglio Ue, ha spiegato che due settimane fa ha dato mandato al suo staff «di lavorare con Poste per avviare tutto il progetto sul reddito di cittadinanza che include anche la stampa delle tessere, quindi non c’ è nessun giallo». Ma questo potrebbe non bastare a placare le polemiche. FURIA DEL PD: «PRONTI A DENUNCIARE» «Luigi Di Maio tiri fuori i documenti. Qual è l’ atto ministeriale che attesta che Poste Italiane ha già stampato le tessere del reddito di cittadinanza? I vertici di Poste Italiane possono mostraci le tessere stampate? Perché tanto ostruzionismo? Davvero per avere trasparenza dobbiamo chiedere l’ intervento della magistratura?», si è chiesto il parlamentare del Pd Carmelo Miceli . Dello stesso avviso le colleghe di partito Caterina Bini e Simona Malpezzi : «Sono state stampate le tessere per il reddito di cittadinanza? A questo punto pretendiamo una risposta pubblica dal Presidente del Consiglio. Siamo di fronte ad un danno erariale o all’ ennesima bufala? Siamo pronti a denunciare Di Maio e Laura Castelli». «Ieri (il 28 novembre ndr) la sottosegretaria Castelli», hanno aggiunto le due senatrici dem, «ha ripetuto ciò che aveva detto il ministro Di Maio. Il reddito di cittadinanza non è una legge. Chi ha dato ordine di stampa? È stata fatta una gara pubblica o un affidamento alla Sogei? Prima di andare a denunciare Di Maio e la Castelli, attendiamo la risposta di Conte ». POLEMICHE ANCHE IN COMMISSIONE BILANCIO ALLA CAMERA Polemiche per le tessere “fantasma” anche in occasione dell’ esame della manovra da parte della commissione Bilancio alla Camera. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti per la mancanza di una norma nella legge di bilancio che introduca la misura bandiera del M5S sottolineando come sia di una «gravità inaudita che si dia mandato a un soggetto pubblico o privato di stampare» le tessere relative al reddito di cittadinanza «che è un intervento che non è ancora stato presentato». La sottosegretaria al Tesoro Laura Castelli rispondendo durante la seduta ha ricordato la presenza dei due fondi «comunicanti» per finanziare il reddito e le pensioni e ha anche sottolineato come «la commissione sarà in grado di leggere il reddito quando la misura sarà presentata». Parole che non sono bastate al Pd e a Forza Italia. «Per garantire un prosieguo ordinato di questo provvedimento», ha detto dice Luigi Marattin (Pd), «bisogna sanare questa profonda anomalia: è di una gravità inaudita che fuori si dia notizia di un affidamento senza bando e qui parliate di vasi comunicanti». Per Forza Italia è intervenuto Roberto Occhiuto che ha ricordato «l’ atteggiamento responsabile» che gli azzurri stanno tenendo, ma ha anche sottolineato che non si tratta di una «disponibilità incondizionata». CODACONS PRONTA AL RICORSO ALL’ ANAC La questione della stampa delle tessere potrebbe finire anche al vaglio dell’ Autorità Anticorruzione, e potrebbe essere oggetto di un ricorso al Tar del Lazio. Il Codacons , in una nota, ha annunciato la presentazione di un esposto all’ Anac finalizzato ad ottenere chiarezza sull’ affidamento annunciato dal vicepremier, Luigi Di Maio. «Vogliamo capire l’ iter seguito dal governo per assegnare la stampa delle tessere a Poste Italiane, e quale procedimento sia stato seguito per individuare la ditta cui affidare tale compito», ha spiegato il presidente Carlo Rienzi . «L’ Anac dovrà quindi verificare il processo seguito dall’ esecutivo e che ha portato alla scelta di Poste Italiane, se sia stata indetta una gara o altra procedura a norma di legge». In caso di irregolarità o di mancato rispetto della normativa vigente, sarà inevitabile un ricorso del Codacons al Tar del Lazio per impugnare i relativi provvedimenti dell’ esecutivo – conclude l’ associazione.

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