19 Aprile 2018

Cosa consente ancora il fenomeno del secondary ticketing. Il caso Roma Liverpool

 

Alle 10 di mattina del 18 aprile sono stati messi in vendita i biglietti della semifinale di Champions Roma Liverpool . Alle 13.36 è comparso l’ annuncio sul sito della Roma: le vendite sono chiuse. Tanto è bastato per far riesplodere la questione bagarinaggio online (o secondary ticketing), riaccendendo vecchie questioni mai risolte, che trovano ragione in un vuoto legislativo che di fatto consente questa pratica. I biglietti della semifinale di Champions poco dopo si potevano trovare online con prezzi superiori del 1000%, ha denunciato il Codacons che ha paralto di “speculazione ignobile”. I prezzi sono schizzati a 500 per una curva, oltre 700 per la Tevere e più fino a 3mila euro per un posto in tribuna, denuncia l’ associazione a tutela dei consumatori. Questo è possibile perché oggi, in Italia, un privato (non un promoter ufficiale, già passibile di ammenda, dal dicembre 2016, se vende direttamente ad una piattaforma di ‘secondary ticketing’), può tranquillamente acquistare per esempio 4 biglietti di un concerto , di un evento sportivo o di un’ opera teatrale, magari in prevendita, e poi rivenderli su una piattaforma ‘secondary’ a un prezzo maggiore. È tutto legale, anche se il bagarinaggio non lo è. Un fenomeno enorme nelle proporzioni, cresciuto negli ultimi anni su siti di secondary ticketing ma anche sui social perché più liberi e meno governabili di un sito. Un sito si può bloccare facilmente. Un profilo social di una persona fisica, magari fittizia, è molto più difficile da individuare e fermare. Come se ne può uscire? “È oltre un anno che stiamo aspettando che il ministero dell’ Economia e delle finanzae vari un decreto attuativo della legge di Stabilità 2016 che stabilisce (comma 545) che questo tipo di rivendita non è consentita al privato che lo fa nemmeno occasionalmente”, ha detto ad Agi Gaetano Blandini, direttore generale della Siae. “Quel decreto esplicita il concetto di fine commerciale. C’ è sempre un fine commerciale anche quando di acquistano e rivendono 4 tagliandi una volta tanto. Decreto che doveva passare 30 giorni dopo il varo della legge 2016. Lo stiamo ancora aspettando”. Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.

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