Così l’ inflazione colpisce di più i poveri
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
ROMA Nel complesso, tra il 2005 e il 2012, l’ indice dei prezzi al consumo per le famiglie con la spesa media più bassa è aumentato del 20,2%, a fronte del +16,0% registrato per le famiglie con la spesa più alta e del +17,5% dell’ Ipca (Indice prezzi al consumo armonizzato) generale. Lo rileva l’ Istat nel focus «La misura dell’ inflazione per classi di spesa delle famiglie». Nel primo trimestre del 2013, rispetto ai primi tre mesi del 2012, l’ inflazione per le famiglie si è distribuita in un intervallo compreso tra il +2,5% per chi ha una spesa mensile più bassa e il +1,8% per chi spende molto. Nello stesso periodo l’ Ipca generale ha segnato un +2,1%. I divari più ampi tra le variazioni tendenziali mensili degli indici dei diversi quinti (fasce) di spesa e l’ Ipca si sono verificati nel 2008 e tra ottobre 2011 e ottobre 2012: ogniqualvolta, cioè, che l’ accelerazione dell’ inflazione ha portato la variazione dell’ indice Ipca vicina o al di sopra della soglia del 3,0%. Sono andamenti spiegabili, in larga parte, con le forti oscillazioni dei prezzi dei beni energetici e beni alimentari, il cui impatto sui bilanci familiari è particolarmente rilevante per le famiglie dei primi quinti di spesa, soprattutto nelle fasi di accelerazione dell’ inflazione. L’ Istat ha avviato la pubblicazione semestrale degli indici che misurano l’ impatto dell’ inflazione sulle famiglie italiane suddivise in sottopopolazioni, definite in base al livello della spesa complessiva. Le cinque sottopopolazioni sono state individuate ordinando tutte le famiglie in base alla loro spesa equivalente (cioè tale da tenere conto della numerosità di ciascun nucleo e permettere confronti diretti fra i livelli di spesa di famiglie di ampiezza diversa) e suddividendole poi in cinque classi (quinti) di pari numero di famiglie, in modo tale che nel primo quinto siano presenti le famiglie con la spesa mensile più bassa e nell’ ultimo quinto quelle con la spesa più alta. Per ogni sottopopolazione è stata poi stimata una specifica struttura della spesa per tipo di bene o servizio, utilizzata per aggregare gli indici dei prezzi dei diversi prodotti del paniere dei prezzi al consumo. «Le pensioni e gli stipendi più bassi vanno rivalutati all’ inflazione reale». È quanto chiede il Codacons che commenta così i dati sull’ inflazione pubblicati oggi dall’ Istat. Numeri che, si legge in una nota, «dimostrano, finalmente, la bontà di quanto l’ associazione sta sostenendo da anni, ossia che i poveri sono penalizzati dalle medie di Trilussa dell’ inflazione ufficiale e per questo le loro pensioni e stipendi dovrebbero essere rivalutati con un indice ad hoc».
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