3 Luglio 2002

«Così ci difendiamo dal caro-euro»

Le proteste dei consumatori allarmati dall`aumento dei prezzi. Il rimedio? Fare i calcoli in lire

«Così ci difendiamo dal caro-euro»

Venerdì un giorno di sciopero della spesa, ma non solo

I piacentini da qualche mese a questa parte, sembrano avere a che fare con un problema in più. Sul banco degli imputati ci sarebbe la nuova moneta europea. Tra arrotondamenti e naturali incrementi dei costi, la preoccupazione per l`effetto del change over (il passaggio dalla lira all`euro) è cresciuta al punto da convincere le principali associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ad indire uno sciopero della spesa il prossimo venerdì 5 luglio: anche i piacentini, dunque, sono stati invitati a disertare i negozi contro gli arrotondamenti definiti ?selvaggi?. E non solo. Se rinuncia deve essere, il sacrificio sarà totale: niente spesa, ma neppure caffè, ristorante, cinema o pieno di benzina. Ma la gente che quotidianamente si ritrova a fare la spesa che ne pensa della nuova era dell`euro e dei prezzi con cui si trovano a doversi confrontare? «Da quando è arrivato l`euro, c`è una bella differenza nei prezzi dei prodotti. Non me ne accorgo sulla singola spesa, ma alla fine del mese, quando mi ritrovo il portafoglio sempre vuoto». Norma Ferrari, casalinga, rispecchia il malumore del consumatore medio. «Se prima per fare la spesa erano sufficienti 40mila lire, oggi spendo almeno 30 euro. Si fa presto a dire che non è cambiato nulla…». Francesca Rossi, casalinga, sommersa da pacchi di merce appena acquistata, si dice disorientata: «Io adotto il vecchio metodo della traduzione da euro in vecchie lire. Arrotondo per eccesso a duemila lire e poi, prima di acquistare, faccio rapidi calcoli. Il problema, tuttavia, non è tanto nei piccoli negozi o nei supermercati, quanto al mercato: se l`anno scorso acquistavo una maglietta per 6mila lire, oggi il prezzo è 6 euro. In pratica, sul cartellino hanno cambiato solo il simbolo da lire ad euro…». E le cose si complicano quando di mezzo c`è un bambino: «Se ne approfittano tutti, soprattutto nel campo dell`abbigliamento e dei casalinghi, in particolare con i detersivi. Non parliamo poi degli accessori per i neonati, dai pannolini alle creme o ai giochini» è il commento di Angela Grandinetti, che sceglie la grande distribuzione per sentire meno l`effetto impennata dei prezzi. Un`impennata che ognuno quantifica in modo soggettivo: «Almeno un 10 per cento» secondo Giuseppe Amendolia che precisa: «Dopo i primi aumenti adesso tutti vanno a ruota…»; «Circa il 5 per cento» secondo Gisella Barbieri che vede nei parrucchieri il simbolo dell`aumento. «Dipende dai generi di acquisto» secondo Franco Valissa, rilevatore dell`Istat a Piacenza. «I problemi sono esplosi quando l`unica moneta da utilizzare è stata l`euro. E non si tratta solo di arrotondamento, altrimenti non si spiegherebbero gli aumenti consistenti nel campo dell`abbigliamento. I prezzi di frutta e verdura non sono significativi perché cambiano con frequenza anche in base alle condizioni climatiche. In linea di massima, tuttavia, fare la spesa è diventato decisamente più costoso». Dunque, quella del caro euro non è una questione psicologica. Almeno, non solo: «Abbiamo sempre avuto notevoli difficoltà per la rilevazione dei prezzi durante il change over – precisa Angela Cordani, presidente della Federconsumatori di Piacenza – La grande distribuzione, proprio in quel periodo, era foriera di continue promozioni, che non ci consentivano un confronto omogeneo con i vecchi prezzi». E le preoccupazioni per il caro euro si sono rilevate con il passaggio definitivo alla moneta unica: «Le mie sono solo indicazioni soggettive – prosegue la Cordani – ma gli acquisti al mercato (che per tradizione è il simbolo dei prezzi contenuti) sono diventati assurdi. Un capo acquistato con le vecchie 2mila lire, oggi si compra con 3 euro. Purtroppo, qualcuno se ne approfitta. Dal primo marzo, siamo venuti a conoscenza dei nuovi listini, i prezzi infatti sono stati ufficializzati. Ma non per tutti. Quei pochi commercianti scorretti fanno finta di niente e contano sul fatto che i clienti si confondano». Una giornata di sciopero della spesa, dunque, non come rimedio al rincaro dei generi alimentari, ma come gesto dimostrativo: «Il rimedio – conclude la presidente di Confcommercio – è solo uno: continuare a fare il confronto con le vecchie lire e non perdere di vista il rapporto tra le due monete. Il vero problema, infatti, è che manca ancora la percezione del potere di acquisto dell`euro: ci arriveremo forse tra 6 mesi, al massimo un anno. Ma, fino a quel momento, è utile trasformare ancora a mente i prezzi in lire». Dopodomani, dunque, l`appuntamento è con lo sciopero della spesa, purché la rinuncia non sia a caro prezzo.


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