21 Febbraio 2002

Così cambia la scuola…e il Codacons minaccia di ricorrere al Tar

COSÌ CAMBIA LA SCUOLA

Il decreto taglia-cattedre, il testo di riforma in discussione sugli organi collegiali. Levano gli scudi i sindacati: oggi incontreranno il ministro dell?Istruzione, Letizia Moratti.
Il decreto-organici. Nessun insegnante di ruolo perderà il posto di lavoro. Il decreto – emanato sulla base di quanto stabilito dalla Finanziaria, precisa il ministero – non è un provvedimento «taglia-cattedre» ma rappresenta una complessiva riorganizzazione del personale anche in considerazione del calo demografico, dei movimenti regionali, dei trasferimenti degli studenti. Gli 8.500 posti in meno dal prossimo anno scolastico? Si tratta, spiegano fonti ministeriali, di cattedre che non saranno più coperte da supplenze o che potrebbero essere in parte accorpate. I «risparmi» dell?operazione, è precisato, saranno poi reinvestiti in servizi per le scuole. La responsabilità dell?operazione passa ora ai 18 direttori regionali che dovranno decidere dopo il confronto con i sindacati di categoria. Usa toni duri Enrico Panini, segretario generale della Cgil scuola. Lo dice forte e chiaro «il decreto taglia-cattedre è un colpo alla qualità dell?istruzione pubblica». E fa ben altri conti: «8500 posti di insegnamento in meno ora, 36mila in meno nel triennio. Limitazioni inaccettabili» e annuncia: «unitariamente in tutte le regioni stiamo organizzando il calendario della protesta». Mille, per esempio, solo i posti che si prevedono in meno in Campania secondo la Cisl regionale. «I circa 4200 posti in meno dovuti al calo demografico sono stati raddoppiati dalla Finanziaria: la scuola non può essere ridotta a un ragionamento ragionieristico. Iniziamo a partire dalle esigenze, poi tiriamo fuori i numeri» sbotta Di Menna, leader della Uil-Scuola. Contro il decreto presenta ricorso al Tar il Codacons. «I prof di ruolo dovrebbero prolungare volontariamente l?orario, non avverrà facilmente. Tra autogestioni e altro, si corre il rischio di non fare i 200 giorni di lezione previsti dalla legge».

Niente CdA a scuola. Negli organi collegiali spunta il consiglio di scuola, presieduto dal dirigente scolastico, composto da 11 membri compresi il direttore dei servizi amministrativi e un rappresentante dell?ente proprietario dell?immobile. Gli altri 8 membri potrebbero invece essere rappresentanti – è una delle proposte in votazione – nelle elementari e medie da 5 genitori e 3 prof (l?altra proposta: rappresentanza paritetica), nelle superiori da 3 genitori, 3 prof, 3 studenti. Cancellata l?ipotesi di un CdA nella scuola con l?emendamento presentato dalla maggioranza e approvato ieri nella commissione cultura della Camera. Oggi dovrebbe essere redatto il testo di riforma definitivo (dovrebbe approdare in aula il 4 marzo) ma i primi due emendamenti votati ieri – presente il ministro Moratti – già fissano la nuova definizione del consiglio di scuola, organo di autogoverno delle istituzioni scolastiche. E si attendono altre novità rispetto al testo originario presentato dalla maggioranza: dovrebbero sparire i 3 esperti esterni previsti nel CdA, in arrivo potrebbe esserci la figura del «garante dell?utenza». Resta ferma l?opposizione: gli emendamenti approvati? «Un misto di sfrontatezza e di pudore» dice l?ex ministro Luigi Berlinguer, responsabile Ds della scuola. «La destra prima ha chiamato con il suo nome la sua scuola aziendale, poi si è spaventata dell?impatto e se la cava cambiando solo il nome ai nuovi organi collegiali». E Daniela Colturani, leader della Cisl: «Siamo contro il metodo. Si introducono innovazioni senza confrontarsi con la scuola reale e le parti sociali».

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