2 Agosto 2015

Corte conti: «Tasse locali al limite»

Corte conti: «Tasse locali al limite»

aumento del 22% in tre anni – renzi: sul taglio dell’ imu prima casa rimborseremo i comuni.
MILANO Le tasse locali sono arrivate «al limite», per colpa di un «meccanismo distorsivo» che nasce dai «pesanti e ripetuti tagli di risorse disposti dalle manovre finanziarie» e finisce per «scaricare sul contribuente il concorso degli enti locali agli obiettivi di finanza pubblica». Lo scrive la Corte dei conti, e Confedilizia le fa eco rilanciando sulle «forti iniquità» prodotte dall’«attuale sistema di finanza locale incentrato sulla tassazione patrimoniale degli immobili». Sul punto, dialogando con i lettori dell’ Unità, il premier Matteo Renzi torna a ribadire che «smettere di tassare la prima casa è giusto e anche equo in un Paese dove l’ 81% degli italiani ha sudato per acquistarsi un’ abitazione», e aggiunge la promessa che «i soldi in meno saranno restituiti integralmente ai Comuni». L’ innesco del nuovo allarme sul Fisco locale è stato acceso dalla relazione inviata mercoledì scorso al Parlamento dalla sezione Autonomie della Corte dei conti per fare il punto sulle dinamiche della finanza degli enti territoriali. In quel documento, i magistrati contabili spiegano che su Regioni, Province e Comuni si sono scaricate manovre per 40 miliardi negli ultimi otto anni (come raccontato sul Sole 24 Ore di giovedì). La Corte però non si limita a questo. Le manovre – aggiunge – sono state giocate tutte sul filo dell'”emergenza continua” che ha caratterizzato la finanza pubblica di questi anni, e che non ha dato il tempo di attivare processi virtuosi ma complicati di spending review come «la determinazione di costi e fabbisogni standard» o l’ avvio delle «gestioni associate obbligatorie, da cui dipende buona parte del recupero di efficienza» degli enti locali. Su questi punti, aggiunge la Corte, «non sembra arrivare un significativo impulso» nemmeno «dai più recenti interventi normativi». Di qui la considerazione dei consumatori del Codacons, secondo cui «mentre le tasse aumentano i servizi diminuiscono». «Non è un caso che le città siano più spoglie e meno eque – spiega Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e coordinatore della finanza locale per l’ Anci -, perché i Comuni sono stati usati come nastri trasportatori di denaro allo Stato». Il dato curioso, e non troppo incoraggiante, di questo dibattito è che tutti hanno la loro parte di ragione. La materia è complicata, ma vista la sua centralità nelle dinamiche della finanza pubblica e soprattutto nella vita quotidiana dei contribuenti merita qualche spiegazione in più. Nella sua relazione, la Corte dei conti parla di un aumento medio pro capite del 22%, con le principali tasse locali (Ici/Imu/Tasi, addizionale Irpef e tributo sui rifiuti nelle sue varie denominazioni) passate da 505,5 a 618,4 euro a cittadino. Nella sua analisi i magistrati guardano ai dati di cassa, cioè ai pagamenti effettivi nell’ anno registrati dal sistema informatico dell’ Economia, ma se ci si concentra sul mattone e si analizzano i dati di competenza, cioè le somme dovute in un determinato anno anche se versate all’ inizio dell’ anno successivo, i numeri diventano ancora più pesanti. Tra 2011 e 2012 l’ imposta immobiliare versata ai Comuni è passata da 9,8 a 15,6 miliardi (il dato si ricava dai bollettini delle entrate tributarie del dipartimento Finanze), e dopo la “pausa” del 2013 quando l’ Imu sull’ abitazione principale è stata abolita quasi del tutto, l’ arrivo della Tasi nel 2014 ha dato una nuova spinta permettendo agli incassi di superare il record di due anni prima. Il gioco, però, non è finito a vantaggio dei sindaci, che nello scambio fra maggiori risorse fiscali da un lato, e tagli di risorse conditi da aumenti del Patto dall’ altro hanno finito per perdere risorse (-94 euro ad abitante fra 2010 e 2014 secondo i calcoli appena presentati dall’ Ifel, l’ istituto per la finanza e l’ economia locale dell’ Anci). [email protected] © RIPRODUZIONE RISERVATA.
gianni trovati
 

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