11 Ottobre 2018

Corsi d’ inglese in “odor di truffa”

la procura apre un’ inchiesta e cita le prime “persone informate sui fatti”
di STEFANIA PAPALEO CATANZARO – Corsi di inglese in “odor di truffa”. Patrocinati dalla Regione Calabria, avviati e subito sospesi “a data da destinarsi”. Corsi di formazione di cui oggi, a distanza di oltre due anni dai contratti sottoscritti da decine di giovani in cerca di occupazione, non si sa nulla. Sisa, invece, ciò che ha scritto il Codacons in un dettagliato esposto, ovvero che la scuola deputata ad ospitare le lezioni ha chiuso i battenti e che la partita Iva della società che avrebbe dovuto gestire i corsi risultata “cessata” già dal 31 luglio 2014, ovvero da ben due anni prima della firma dei contratti “incriminati”. Insomma, abbastanza per indurre la Procura della Repubblica di Catanzaro ad accendere i riflettori e affidare ai militari del Nucleo di Polizia economica -fi nanziaria della Guardia di finanza le indagini finalizzate a verificare ogni singola accusa lanciata dall’ Associazione dei consumatori, per mano del vice presidente nazionale, avvocato Francesco Di Lieto. Ieri mattina, infatti, i militari hanno già convocato alcuni corsisti per sentirli, in qualità di “persone informate sui fatti”, in merito ad iscrizione, frequenza e pagamento ai corsi di lingua inglese che erano stati indetti dalla “Royal english institute”, con sede legale a Reggio Calabria e filiali dislocate su tutto il territorio, affidati a professori madrelingua e che prevedevano, al termine del percorso educativo, il rilascio di un diploma professionale con Certificazione internazionale riconosciuta su tutto il territorio dell’ Unione europea e che, nell’ idea dei corsisti, avrebbe potuto aiutarli a trovare un lavoro. Il tutto per un costo di oltre un migliaio di euro, in parte coperto dalla Regione Calabria, contro la quale il Codacons aveva anche puntato il dito chiedendo conto sui controlli eventualmente effettuati circa la reale efficacia dei corsi di formazione in questione, la “serietà” del soggetto che avrebbe dovuto gestirli e sui controlli svolti affinché le somme erogate avessero effettivamente una ricaduta sul grado di preparazione dei giovani disoccupati calabresi. E non è escluso che gli stessi interrogativi possano essere fatti propri dalla Giardia di finanza che, con tutta evidenza, non lascerà nulla al caso per andare fino in fondo a una vicenda che, alla fine, rischia di rivelarsi come una delle ennesime truffe commesse ai danni dei contribuenti, grazie alla “compiacenza” di uffici pubblici fin troppo “distratti”.

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