22 Maggio 2020

Corsa dei prezzi, famiglie messe a dura prova

exploit dell’ ortofrutta, ma il manager: «i rincari non sono legati all’ effetto pandemia». appello di coldiretti: «serve correttezza»
di Silvia Angelici PERUGIA Durante la quarantena il ritocco dei prezzi è passato in sordina. Ma appena scattata la Fase 2 e riaperti anche i portoni di casa, le famiglie si sono accorte che i conti non tornavano più. A lievitare, secondo Federconsumatori e Codacons soprattutto i prezzi dell’ ortofrutta. E allora La Nazione è andata in un supermercato a vedere i cartellini di alcuni prodotti e li ha confrontati con quelli dei mercati degli agricoltori. Ecco quello che è emerso (costo al chilo): mele Fuji al supermercato 2,78 euro; contro 1,50 euro dei mercati agricoli (la taglia piccola 60 centesimi); zucchine 1,68 contro 1.50; pomodori San Marzano 2,99 contro 2 euro; pomodori occhio di bue 2,98 contro 2,50. Coldiretti richiama la grande distribuzione alla correttezza. «Dopo la corsa agli acquisti in periodo di quarantena e lo sconvolgimentoi sul mercato per il rallentamento dei consumi fuori casa, sul fronte prezzi occorre vigilare. È fondamentale infatti garantire la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori che devono poter continuare a produrre per difendere la sovranità alimentare del Paese in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali». La controparte che dice? Federico Tosti, buyer del gruppo Gmf è molto diretto e non ci gira intorno. «Ammetto – spiega il manager – che abbiamo assistito a dei rincari ma l’ emergenza sanitaria non c’ entra. Faccio qualche esempio. Prendiamo le arance. Il costo è aumentato per una legge di mercato, ossia un calo di produzione di circa il 40% causato dal maltempo di ottobre. Quanto alla frutta estiva hanno giocato un brutto scherzo le gelate tardive che hanno distrutto le gemme delle colture frutticole. La pandemia ha inciso in minima parte.Se vogliamo, ha rallentato e reso più difficoltoso il sistema dei trasporti, ma non ha alzato i costi». A impennarsi però non sono soltanto i prezzi delle mele o dei peperoni. E i consumatori che dicono? «Ho appena finito di fare la spesa: che mazzata». Petit Frandesen carica le buste in macchina e controlla lo scontrino. «Non pensavo di aver speso così tanto». Poi c’ è un papà che ha acquistato prodotti per la prima colazione. «Noi consumiamo le crostatine all’ albicocca di un noto marchio. La confezione è aumentata di 20 centesimi. Poca roba, ma se sommiamo 20 di qua, 30 di là, diventa una tombola». Il covid peserà anche sulla voce bar? «Io – dice Massimo Barisciano, titolare di Non Solo Caffè – non ho aumentato di un centesimo, nonostante le spese che corrono e gli incassi azzerati. Ora è controproducente fare certe manovre, ma se perdurano la difficoltà non escludo qualche ritocco».

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