Correntisti nel panico sportelli sotto assedio “I soldi sono al sicuro?”
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fonte:
- la Repubblica
da etruria a mps e unicredit: telefonate e code i risparmiatori “svendono” le sub obbligazioni
MIGLIAIA di telefonate in filiale. Visite quotidiane allo sportello che finiscono per trasformarsi in assedio. Una incessante e ansiosa richiesta di informazioni. Il caso Etruria, la beffa inflitta a centinaia di risparmiatori dall’ azzeramento di valore di azioni e obbligazioni subordinate, ha scatenato il panico dei correntisti. Che non si allenta a distanza di un mese dal decreto Salvabanche, ha contagiato anche gli altri istituti di credito e provoca una vendita selezionata di titoli. «Telefonano, vengono in banca, chiedono informazioni, ma poi si tranquillizzano, non c’ è la fuga da investimenti e conti correnti», raccontano dagli sportelli bancari di insegne diverse. I risparmiatori chiedono di essere rassicurati: «Ma i miei soldi sono al sicuro?». La risposta è «sì». La maggior parte, non tutti, si rasserenano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA IL RACCONTO MAURIZIO BOLOGNI MOLTI piccoli risparmiatori, che avevano in portafoglio obbligazioni subordinate, hanno però preso a cederle a rischio di rimetterci un po’ di denaro. «Chi lo fa adesso, svende», dicono in banca. Ma che il mercato “in uscita” sia in movimento lo dimostra la contrazione del valore dei titoli nell’ ultimo mese, contrazione che però resta entro la singola cifra percentuale. Succede a Monte dei Paschi, dove gli impiegati agli sportelli hanno l’ input di tranquillizzare i clienti – «le ultime manovre hanno messo la banca al sicuro», cercano di spiegare – ma che ha in essere oltre cinque miliardi di euro di obbligazioni subordinate, emesse tutte entro il 2010. Limitando lo sguardo solo ad un paio delle 11 emissioni, si vede come tra il 20 novembre e il 17 dicembre la quotazione unitaria del subordinato junior da 2,160 miliardi del 15 maggio 2008 sia scesa da 88 a 80,25 e quella del subordinato da 500.000 euro del 21 aprile del 2010 da 102,02 a 95,25. In linea le altre emissioni. La gran parte delle obbligazioni subordinate Mps fa dunque prezzo sul mercato generale e solo due, per un valore totale di poco inferiore al miliardo di euro, hanno un indicatore della validità del prezzo (il cosiddetto Bval) basso al punto da renderle illiquide e ritirabili solo dall’ emittente (Mps) e al prezzo stabilito da questo. «In questi casi – spiega un esperto – il risparmiatore riesce a venderle subendo un’ ulteriore svalutazione sul prezzo indicato di circa il 2-3% se la scadenza è a breve, tipo 2018, fino al 6-7% se la scadenza è più lunga, tipo 2023. Anche questi bond possono essere negoziati in qualunque istituto di credito ma il prezzo di ritiro va chiesto a Mps». Questo stesso discorso vale per due emissioni della Cassa di Risparmio di San Miniato e una della Banca del Monte di Lucca, mentre altre emissioni di Carismi, di Credicoop Valinievole, delle Bcc Valdarno, Fornacette e Pistoia non hanno quotazione: per tutti questi titoli l’ eventuale rientro va contrattato direttamente con la banca interessata, anche se si può ricorrere ad altro intermediaro. La psicosi è talmente diffusa da aver contagiato le obbligazioni subordinate di un po’ tutti gli istituti. «Ci sono alcuni risparmiatori che vendono pure quelle di Unicredit, che non corrono alcun rischio perché emesse da istituto solidissimo – dice un bancario – i bond di questa banca hanno perso un 6-7%. Ma svendendo si fa il gioco dei grandi fondi e delle banche d’ affari, che oggi comprano al ribasso nell’ ambito di una manovra speculativa». Intanto Nuova Banca Etruria ha comunicato ieri di aver ceduto la propria quota – pari al 54,212% del capitale sociale – di Banca Popolare Lecchese a Bpl Holdco, controllata da fondi gestiti da Oaktree Capital Management, uno dei maggiori investitori istituzionali al mondo con oltre 100 miliardi di dollari in gestione al 30 settembre 2015. Il perfezionamento dell’ operazione è avvenuto dopo la prevista autorizzazione rilasciata da Banca d’ Italia e da Banca Centrale Europea. La quota della Banca Popolare Lecchese venne rilevata nel 2008 dopo la trasformazione in spa dell’ istituto lombardo a un prezzo di 23,1 milioni di euro. Ora tacca alla fiorentina Banca Federico Del Vecchio, altro asset non core detenuto al 100% dalla Nuova Banca Etruria, che dovrebbe essere il prossimo a passare di mano. Contro la Nuova Banca Etruria parte però lancia in resta il Codacons che chiede alla magistratura il sequestro presso il neonato istituto delle somme perse dai risparmiatori. L’ istanza avviene nell’ ambito della richiesta, presentata dallo stesso Codacons, di costituzione di parte offesa presso la Procura della Repubblica di Arezzo per la vicenda delle obbligazioni subordinate cedute ai piccoli risparmiatori. L’ associazione dei consumatori chiede «che venga fatta luce sulle eventuali condotte illecite dei vertici della Banca Popolare dell’ Etruria e del Lazio Società Cooperativa e sulla mancanza di vigilanza da parte degli organi preposti quali la Banca d’ Italia e la Consob, ossia di quelle condotte che si ritiene abbiano concorso a determinare il dissesto della banca e reso necessaria l’ adozione dei provvedimenti di azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate ». Il Codacons «ritiene che sia la banca venditrice, sia la Nuova Banca, che è succeduta alla prima, debbano essere citate come responsabili civili e ciò in considerazione della successione della nuova banca in tutti i diritti, le attività e le passività della Banca venditrice ». L’ associazione dei consumatori ha quindi chiesto alla procura di disporre il sequestro presso la nuova banca di una somma pari al valore delle azioni e obbligazioni perse dai risparmiatori a tutela dei loro crediti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Intanto la nuova Etruria si alleggerisce: cedute le proprie quote della Popolare Lecchese COME SE NE ESCE Il Salvabanche avrà salvato sì le quattro banche, ma ha fatto perdere milioni agli obbligazionisti. Il panico ha colto adesso anche molti altri correntisti che stanno prendendo d’ assalto i centralini dei loro istituti: “I miei risparmi sono al sicuro?”
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