18 Aprile 2008

Corre il petrolio trascinando rincari su rincari

Corre veloce, il petrolio. E si trascina dietro rincari su rincari: dalla benzina al gasolio, ormai divisi da un solo centesimo, al riso che al pari di molti altri prodotti alimentari (mais e grano, ad esempio) risente di forti speculazioni di prezzo. Rialza la testa, ovviamente, anche l’euro che vede ormai ad un passo quota 1,60 sul dollaro, complici le notizie non proprio rassicuranti che continuano ad arrivare dall’economia Usa. Carburanti. Il greggio si avvicina a 116 dollari al barile, facendo impennare benzina e gasolio. Quest’ultimo tocca un nuovo record a 1,389 euro al litro mentre la verde oltrepassa nuovamente quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Senza lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane, 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il prezzo più alto mai registrato. Il petrolio raggiunge a New York i 115,54 dollari al barile, nuovo picco prima di decelerare in corso di seduta. Analogo rialzo per il Brent a Londra che tocca 113,38 dollari, per poi scendere. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si alza a 1,402 euro al litro mentre il diesel Agip cresce di 2,2 centesimi rispetto a mercoledì, toccando 1,389 euro. Con la benzina ferma a 1,398, la differenza di prezzo tra i due carburanti del «Cane a sei zampe» è inferiore al centesimo di euro. I consumatori. Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi: a cominciare dall’apertura della vendita di carburanti presso la grande distribuzione. Ma si punta anche alla riorganizzazione della rete distributiva, alla diffusione del self-service e alla riduzione della pressione fiscale, portando il taglio delle accise a 8 centesimi. Secondo il Codacons la stangata sulle famiglie italiane arriverà a 600 euro all’anno solo sul versante carburanti. Per la benzina senza piombo, tra aprile 2003 e il febbraio 2008 i prezzi industriali italiani sono stati superiori del 15,4% rispetto alla media di Francia, Germania e Regno Unito. Alto anche il divario per il gasolio-auto, di poco superiore al 13%, e per il gasolio da riscaldamento, 14,2%. L’analisi è del Cerm, che ha realizzato un raffronto utilizzando dati di fonte Unione petrolifera e prendendo a riferimento i prezzi industriali, ossia il prezzo al consumo al netto della componente fiscale. La conclusione è che «i prezzi industriali sono i più elevati per benzina senza piombo, gasolio auto e gasolio riscaldamento; mentre il fisco è il più leggero sui carburanti per le auto, e il più pesante sul gasolio per riscaldamento». Gli alimentari. L’oro nero, come detto, «non risparmia» i prodotti alimentari. Il riso tocca quota 23,12 dollari per cento libbre, accrescendo l’allarme di governi, associazioni agricole e consumatori. Preoccupazione viene espressa dalla Confederazione italiana agricoltori, per la forte dipendenza del nostro Paese dall’estero per grano duro (40%), grano tenero (60%), mais (15%), soia (90%) e carni (50%). «I rincari di grano, mais e riso e il calo delle scorte alimentari, in particolare di frumento (con il livello più basso degli ultimi 25 anni), rischiano di favorire misure neo-protezionistiche e nuove manovre speculative sugli stessi prezzi degli agroalimentari». «Da quando usiamo il mais per produrre etanolo, cioè coltiviamo energia, non è più conveniente dare da mangiare alle persone, conviene coltivare a fini energetici» avverte l’economista Giacomo Vaciago al Forum internazionale di Coldiretti di Venezia. E con l’86% delle merci che in Italia viaggiano su strada, aggiunge la Confederazione, la corsa ai rincari è destinata a non fermarsi.


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