4 Aprile 2020

Coronavirus, “la mia odissea sull’ aereo da New York a Roma”

 

“Un viaggio inaspettato, per non dire assurdo. È un miracolo se non mi sono preso il coronavirus durante il mio rocambolesco ritorno in Italia”. Michele, chiamiamolo così perché fa l’ attore e preferisce non essere ricordato per la sua disavventura, si era trasferito a New York da qualche mese per seguire un corso di recitazione. Coronavirus, “il mio viaggio da incubo in aereo da New York a Roma” in riproduzione…. Condividi Quando ha deciso di rientrare a Roma? “Una decina di giorni fa ha chiuso la scuola che frequentavo, seguita a ruota da ristoranti e molti commerci. Non aveva più senso restare ma rientrare è stato molto più complicato e dispendioso di quanto immaginassi” È stato difficile trovare un biglietto? “Al consolato mi hanno detto che dovevo organizzarmi per conto mio. Non c’ era più una compagnia, a parte Alitalia, che effettuasse voli diretti senza contare che i prezzi erano molto più alti del solito. Ho speso 450 euro per un biglietto di sola andata in economy. A quello che mi era seduto di fianco è andata peggio, a lui è costato 1.850 euro” Per viaggiare vi hanno chiesto di rispettare delle precauzioni? “Ci hanno chiesto di procurarci una mascherina e i guanti. Qualcuno li aveva, altri no. Le mascherine erano introvabili, dopo qualche giorno sono riuscito a procurarmene una, altri amici, che sono ancora lì, non sono stati così fortunati. La cosa assurda è che l’ aereo era strapieno, non c’ era un solo posto libero e c’ erano talmente tanti bagagli nelle cappelliere che per tutto il viaggio ho dovuto tenere la valigia sotto i piedi. Un’ hostess si è lasciata sfuggire che avrebbero dovuto applicare le disposizioni di sicurezza ma che, se l’ avessero fatto, la metà dei passeggeri sarebbero rimasti a terra. Se su quel volo c’ era un solo passeggero con il coronavirus ce lo siamo presi tutti”. Come si comportava il personale di bordo? “Le hostess sembravano terrorizzate. L’ atmosfera non era il massimo. Una, alla quale avevo chiesto di aiutarmi a cercare un posto per la valigia, mi ha risposto che non poteva stare nel corridoio. Quando ci hanno servito da mangiare, un altoparlante continuava a ripetere in inglese e in italiano che non potevamo toglierci la mascherina per mangiare fino a che non si allontanava il carrello. Il vicino però si poteva benissimo infettare visto che eravamo gomito a gomito” Che giorno è arrivato in Italia? “Domenica scorsa. La cosa più incredibile però è stato il nostro arrivo. Alla partenza da New York nessuno ci ha provato la febbre, ci hanno solo fatto firmare un’ autorizzazione come quella che si deve compilare per uscire di casa. Sull’ aereo ce ne hanno fatta compilare un’ altra. Una volta scesi, ci hanno ammassato in un corridoio per altri 40 minuti. Il colmo è che quando siamo arrivati all’ ingresso dell’ aeroporto gli agenti della sicurezza, dopo averci stipato come sardine, ci hanno detto che dovevamo rispettare tra noi la distanza di un metro. Ma che senso aveva se avevamo passato più di nove ore uno sopra l’ altro?” Qualcuno vi ha detto che avreste dovuto seguire una quarantena preventiva? “Ci hanno provato la febbre, ma una volta appurato che non ce l’ avevamo, nessuno ci ha detto che dovevamo restare a casa. Quando sono arrivato nel mio appartamento, di mia iniziativa, ho cercato su internet il telefono della mia Asl di riferimento per autodenunciarmi. Mi hanno detto che avrebbero chiamato ogni giorno per monitorarmi. Nessuno si è preoccupato di sapere come avrei fatto la spesa. Grazie all’ associazione di volontari del mio quartiere, la Sparwasser – in genere fanno gli acquisti per gli anziani – anche io ho potuto mangiare qualcosa. Non ho più sentito nessuno per giorni. Solo ieri la Asl mi ha richiamato sgridandomi perché non avevo appuntato la temperatura fino a quel momento…Peccato non mi avessero avvisato”. Intanto il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro il mancato rispetto delle distanze di sicurezza a bordo dei voli Alitalia. Al centro della denuncia il volo AZ 1269 Roma-Napoli del 28 marzo scorso che, come segnalato dai passeggeri attraverso foto e filmati, risultava assolutamente pieno e conseguentemente impediva il rispetto della distanza minima di sicurezza tra cittadini. Il Codacons ha dunque chiesto alla magistratura di aprire una indagine per le possibili violazioni dell’ art. 650 cp che punisce “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’ Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ ordine pubblico o d’ igiene’ e per reati contro la salute pubblica”, accertando le responsabilità della compagnia aerea.

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