30 Marzo 2020

Coronavirus, la Codacons all’attacco del crowdfunding

Marco Donzelli presidente Codacons, commenta la querelle con i Ferragnez all’indomani della denuncia alla Commissione europea e a 140 procure

“La mia battaglia non è certo contro Fedez! Bensì contro le piattaforme di crowdfunding che, come GoFoundMe, trattengono percentuali enormi sulle donazioni definendosi invece gratuite. Pensiamo che su un milione di euro, 100.000 vanno alla piattaforma”.

Marco Donzelli presidente Codacons, commenta la querelle con i Ferragnez all’indomani della denuncia alla Commissione europea e a 140 procure inerente alla prassi delle piattaforme di crowdfunding. La diatriba, che non accenna a fermarsi, parte forse su un “veleno” pregresso dovuto alle stilettate del Codacons ai Ferragnez (ma sempre per ragioni non personali, bensì di principio, precisa Donzelli, ndr): una sull’acqua minerale Evian by Chiara Ferragni da 8 euro a bottiglia e l’altra sull’utilizzo dei bambini a fini pubblicitari, stigmatizzata dalle normative internazionali ma resa possibile da una vacatio legis italiana.

“Stavolta la questione è molto seria e coinvolge Fedez e Chiara Ferragni perché la donazione all’ospedale San Raffaele da loro promossa passa per GoFoundMe. Piattaforma che funziona su principi cassati dall’Antitrust. Il nostro dovere di associazione è quello di intervenire al fine di tutelare la gente”. Ma come funziona GoFundMe? La modalità è decisamente sibillina.

Chi entra a donare si trova davanti a una piattaforma apparentemente gratuita, cosa falsa. Una volta inserita la somma da donare, sulla stessa viene calcolato di default un importo del 10%/. (vedi foto) Il donatore, per evitare questo balzello definito “contributo facoltativo” deve aprire un menu a tendina e selezionare fra le varie opzioni (5%, 10%, 15%) quella con la scritta “altro” e inserire il parametro “zero”. Ebbene, la pratica di inserire automaticamente il valore del 10% è stata ritenuta ingannevole dall’Antitrust che ha evidenziato “l’esigenza di interrompere la diffusione di una pratica estremamente grave”. Grazie all’azione dell’Antitrust e del Codacons ora il meccanismo ingannevole è stato modificato, impostando il contributo facoltativo allo 0%.

“Su raccolte di 10 milioni, un milione finiva a GoFoundMe. Pensiamo a quanti soldi potevano essere destinati a medici, attrezzature, mascherine, invece di finire nelle tasche di chi gestisce piattaforme simili all’insaputa dei donatori. Purtroppo la prassi è rimasta immutata per le campagna attivate negli altri paesi del mondo. Da qui, l’esposto all’Antitrust europeo.

Abbiamo informato anche le autorità statali Washington D.C e in California. “Fedez ci accusa di chiedere contributi alla gente per le battaglie che conduciamo? Probabilmente non sa che le associazioni funzionano cosi! I nostri legali, il loro tempo, le marche da bollo per gli atti hanno un costo. Da sempre chiediamo il contributo dei consumatori perché per loro combattiamo! La nostra vita è fatta di battaglie quotidiane: contro l’anatocismo, l’elettrosmog, la ludopatia e decine di altre cose”.

Infatti il Codacons non si ferma qui. Parte oggi la lettera indirizzata al Capo della Protezione Civile, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’Agenzia delle Entrate, ai Presidenti delle Regioni, alla Consob, al Procuratore generale presso il tribunale penale, oltre che all’Ospedale San Raffaele e a GoFoundMe e ai Ferragnez, finalizzata alla restituzione immediata delle somme indebitamente trattenute dalla piattaforma. Si legge nell’atto come a determinare l’intervento sia stata “l’esigenza costituzionalmente garantita di assicurare il primato bene vita (diritto alla salute) e allo spirito solidaristico di chi, per contribuire all’emergenza sanitaria, si affida alle molteplici campagne di raccolta fondi per fare fronte all’epidemia Covid 19”.

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