21 Maggio 2020

Coronavirus in Veneto, prezzi alle stelle nei supermercati: “Controlli della Guardia di Finanza”

 

VENEZIA. Lockdown quanto mi costi. Il Veneto si risveglia dall’ incubo del Coronavirus e si ritrova con il caffè a 1euro e 30 cent, gli asparagi a più di 5 euro al chilo e tutti i beni di consumo aumentati mediamente del 5 e 10 per cento: verdura, frutta fresca, formaggio, farina, olio. Con le famiglie chiuse in casa e la spesa settimanale come unico legame con la vita di prima c’ è chi non ha esitato a ritoccare i prezzi. I sospetti dettati da scontrini sempre più alti sono stati fugati con una ricerca sul campo, fatta direttamente dal presidente veneto di Adiconsum. Walter Rigobon, insieme ad alcuni collaboratori, ha fatto visita ad alcuni supermercati delle province di Treviso e Venezia a due settimane di distanza. Le rilevazioni, dopo aver suscitato una buona dose di indignazione, sono finite sulle scrivanie della Guardia di finanza, che sta organizzando controlli a campione proprio su questo fronte. “Mi hanno detto che si stanno muovendo” rivela Rigobon che poi parte a raccontare. “L’ idea mi è venuta d’ improvviso, sulla base di una esperienza personale. Un giorno vado al supermercato, compro le arance e le pago 2 euro e 50 cent. Ci vado dopo due giorni e la stessa quantità la pago 3 euro. Allora mi è venuto il dubbio e mi sono organizzato”. Armato di penna e quadernino per gli appunti Walter Rigobon ha iniziato a fare visita ad alcuni supermercati delle catene della grande distribuzione. “Ho scelto questi generi alimentati perché li considero rappresentativi. Più difficile è monitorare la carne ma ci arriveremo anche a quello”. Ecco dunque gli aumenti riscontati durante queste due visite, a nemmeno venti giorni di distanza: pasta (un chilo di prodotto) +10%, insalata +8%, riso +7/+11%, stracchino +9%, mezzano +7,5%, mele (Melinda) +12%, pere +12%, fragole +10%, asparagi +30% (rispetto all’ anno scorso), zucchine +15%, farina (doppio zero) +8%/+12%, olio extravergine di oliva +8/+10%, zucchero +3%/+5%, banane +10%. Patate e cipolle sono rimaste invariate. “Altro fenomeno riscontrato: frutta e verdura sono, per la maggior parte, d’ importazione. L’ anno scorso abbiamo rilevato che dalla produzione di un ortaggio al supermercati c’ erano sette passaggi. Riteniamo che non siano diminuiti. L’ aumento dei prezzi è frutto di questo paradigma che va sicuramente a discapito dei consumatori”. Ora Adiconsum sta pensando a un progetto per far partire un monitoraggio più esteso, anche ai prodotti da forno. “Sto arruolando pensionati della Cisl per andare a fare da sentinelle sul territorio” annuncia Rigobon. “Continueremo a denunciare queste situazioni”. Dal Veneto arrivano notizie non proprio confortanti sul fronte dell’ aumento dei prezzi. A Vicenza il Codacons ha fatto un esposto all’ Antitrust contro la decisione di una cinquantina di bar di alzare il prezzo del caffè a 1 euro e 30 centesimi. A Treviso denunciano invece la scelta di alcuni parrucchieri di scaricare i costi delle sanificazioni sui clienti, con aumenti variabili dal 10 al 15 per cento. Lo stesso viene rilevato a Padova, addirittura con ripartizioni decise a tavolino: rincaro di 2 euro per chi fa trattamenti da 30 a 50 euro e da 3 euro per il range di prezzo da 50 a 100. A Mestre nello scontrino di un salone parrucchiera è comparsa addirittura la voce “Covid” con maggiorazione di 2 euro. Le associazioni dei consumatori si stanno muovendo con campagne e azioni legali che avranno sicuramente strascichi.

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