4 Marzo 2020

Coronavirus, blocchi e pubblicità gratuita all’Oms: le mosse dei giganti web da Twitter a Facebook

 

di Corinna De Cesare I giganti Internet ai tempi del Coronavirus provano a fare i giganti buoni. L’ultimo, in ordine cronologico, è stato Twitter che ha annunciato che bloccherà qualsiasi tentativo da parte degli inserzionisti di utilizzare il Coronavirus in «maniera opportunistica» per indirizzare ad annunci inappropriati. «Il nostro potere durante un’emergenza di sanità pubblica appare evidente — ha spiegato Twitter — per la velocità e la natura senza confini di Twitter».

Non è il primo, il sito di microblogging, ad annunciare misure di questo tipo. Facebook ad esempio ha dato accesso alla pubblicità gratuita all’Organizzazione mondiale della sanità per assicurare sul social network informazioni corrette e ha anche bloccato le pubblicità di improbabili cure e sistemi di prevenzione del Coronavirus (ci sono state pure quelle). «Stiamo fornendo all’Oms tutte le pubblicità gratuite di cui ha bisogno per rispondere al coronavirus, insieme ad altri tipi di supporto» ha scritto il fondatore Mark Zuckerberg. Chi cercherà la parola coronavirus su Facebook, ha spiegato, vedrà un pop-up che lo indirizzerà all’Oms o all’autorità sanitaria locale per le ultime informazioni. Ma ci sono voluti giorni prima che online, gli sciacalli web fossero fermati.

Com’è successo su Amazon dove per giorni e giorni gli inserzionisti sono andati avanti a mettere in vendita online mascherine e prodotti igienizzanti a cifre folli o con spese di spedizione fino a cinque volte più alte. Tanto che, dopo un esposto del Codacons, la procura di Milano ha aperto un fascicolo a carico di ignoti sulle speculazioni sui prezzi di “generi di prima necessità” e la Guardia di Finanza ha effettuato acquisizioni di documenti e dati nelle sedi di Amazon ed eBay. Mercoledì i finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno sequestrato alcune centinaia di mascherine e prodotti disinfettanti venduti online e hanno individuato nove soggetti, nazionali ed esteri,« che hanno innalzato i prezzi dal 100 al 400% del valore di mercato antecedente alla crisi sanitaria in atto». Il colosso di Jeff Bezos ha fatto sapere nei giorni scorsi di aver bloccato o rimosso decine di migliaia di offerte. Idem per Facebook: «Stiamo rimuovendo notizie false e teorie del complotto che sono state contrassegnate dalle principali organizzazioni sanitarie globali — ha evidenziato Zuckerberg —. Inoltre stiamo anche impedendo alle persone di pubblicare annunci pubblicitari che tentano di sfruttare la situazione».

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