7 Maggio 2020

Coronavirus, banche sotto accusa: «Non rispondono e non applicano bene le norme»

di Giorgio Sigona Su 301 telefonate effettuate a un campione di 15 banche per chiedere informazioni sui finanziamenti garantiti dallo Stato, 171 non hanno ricevuto alcuna risposta. Questo, nonostante sui siti delle filiali fosse indicata la reperibilità. E nel caso di risposta, un’elevata percentuale sosteneva di non essere in grado di fornire informazioni. E che fosse necessario contattare il proprio gestore bancario. Emerge da un’indagine condotta dal Codacos riferita ai prestiti fino a 25mila euro previsti dal decreto liquidità.

Quando le banche concedono il prestito

«La stragrande maggioranza delle banche interpellate – denuncia il Codacons – ha affermato che il prestito viene concesso solo a chi è già cliente della banca. Nel decreto liquidità non vi è tuttavia alcuna norma che imponga a chi voglia usufruire del prestito garantito di aprire anche un conto corrente presso l’istituto cui si chiede il finanziamento, pratica vietata anche ai sensi dell’articolo 21 del Codice del Consumo».
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Il nodo del recarsi in filiale

Inoltre, prosegue l’indagine, i pochi istituti bancari che hanno dichiarato di accettare richieste di prestito anche per i non clienti, hanno però richiesto di recarsi in filiale per un prima conoscenza e per valutare la proposta. «Ciò appare di particolare gravità perché le misure di legge limitano gli spostamenti e incentivano contratti e comunicazioni a distanza ove possibile”, continua il Codacons.
La mancanza di una corretta informazione

Sempre secondo l’indagine, nel corso delle telefonate è stato chiesto di chiarire se con la concessione del prestito garantito si potesse pagare un preesistente debito. «Ebbene, nessuno è riuscito a fornire la corretta informazione. Per cui tale possibilità è esclusa per i prestiti al di sotto dei 25.000 euro con garanzia al 100%. Ma è prevista la possibilità del rifinanziamento o consolidamento di debiti pregressi, con garanzia all’80% e con l’erogazione di credito aggiuntivo nella misura del 10% del debito residuo», spiega ancora l’associazione dei consumatori.
Il Fondo di Garanzia

«Quasi tutte le banche interpellate – continua il Codacons – riferiscono con fermezza che la banca effettuerà per tutti i prestiti una valutazione, ma non si chiarisce su quali elementi la banca si baserà. Questa circostanza fa presumere la possibilità che tali criteri siano assolutamente discrezionali, nonostante il dl 23/2020 preveda che il Fondo di Garanzia non effettui alcuna valutazione sui richiedenti, ad eccezione della presenza di segnalazione in Centrali Rischi».
Banche, la denuncia del Codacons

«Le criticità riscontrate hanno portato ora il Codacons a presentare una formale diffida al Fondo di Garanzia, affinché dia seguito entro 48 ore alle richieste di prestito presentate dalle aziende, e un esposto alla Banca d’Italia in cui si chiede di predisporre tutti gli accertamenti necessari volti a verificare la correttezza dell’operato delle banche, trasmettendo gli atti alle Procure della Repubblica competenti per le indagini del caso, alla luce dei possibili reati di Rifiuto di atti d’ufficio, Interruzione di pubblico servizio, Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, Inadempimento di pubbliche forniture».

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