10 Marzo 2020

Coronavirus, Asp Catania: ambulatori aperti solo per casi urgenti

 

Catania – Movimenti sono stati notati ieri mattina al Vittorio Emanuele dove una équipe di esperti con l’ assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, avrebbe visitato la palazzina dell’ ex chirurgia d’ urgenza del prof. Basile, che si trova all’ interno dell’ ex ospedale, in una posizione favorevole e in totale isolamento. La struttura risponderebbe a tutti i requisiti per diventare un ospedale dedicato ai malati di coronavirus, nella malaugurata ipotesi che anche la nostra città possa essere aggredita da un consistente numero di casi come sta avvenendo in diverse province del nord. Non siamo certamente a questo punto e sinora i casi riscontrati in Sicilia sarebbero pochi e speriamo che le misure di contenimento funzionino sino al picco dell’ epidemia. Particolari non se ne hanno sul sopralluogo ma fonti accreditate sostengono che una decisione verrà presa forse già entro questa settimana. In questo turbinio di notizie sul Covid-19 ne arriva una positiva. Riguarda il docente di Agraria ricoverato alla Rianimazione del Policlinico dopo essere risultato positivo ma solo al tampone bronco-polmonare. Il docente, che fino a due giorni fa era molto grave, è sensibilmente migliorato al punto tale che sarebbe uscito dalla terapia intensiva. Nota Asp per chi è rientrato in provincia. L’ Asp con una nota comunica che « Chiunque sia appena rientrato o abbia sostato o transitato dalla Regione Lombardia e/o dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’ Emilia, Rimini; Pesaro e Urbino; Venezia, Padova, Treviso; Asti e Alessandria; Novara, Verbanio-Cusio-Ossola, Vercelli deve comunicare tale circostanza al Comune, al Dipartimento di Prevenzione Asp nonché al proprio medico di famiglia, con obbligo di osservare la permanenza domiciliare con isolamento per 14 giorni dall’ arrivo con divieto di contatti sociali, di osservare il divieto di spostamento e di viaggi, di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza. Per comunicare il proprio rientro all’ Asp è attiva la mail: comunicazionerientri@aspct.it. È possibile effettuare la comunicazione on line, anche sul portale costruiresalute.it al seguente link: https://www.costruiresalute.it/?q=coronavirus-sicilia. L’ azienda fa presente anche che «È molto importante comunicare il proprio rientro per proteggere se stessi e soprattutto i propri familiari più fragili (anziani, soggetti portatori di patologie croniche…). Ma proprio il collegamento tra l’ Asp e i medici di famiglia anche sul nodo dei rientrati è oggetto di discussioni. I medici generici ieri hanno fatto presente d’ aver ricevuto una media di tre-quattro comunicazioni da soggetti rientrati frettolosamente in Sicilia e hanno «girato» la comunicazione al servizio di controllo Covid-19 dell’ Asp che fa capo al servizio epidemiologico. Sino a ieri sera la comunicazione dell’ azienda ai medici da riferire a questi soggetti era la seguente: «Il soggetto deve stare in quarantena dal giorno del suo rientro in Sicilia compresi i familiari più stretti». La questione se fosse in questo modo sarebbe complicata perché soltanto nella provincia catanese a comunicare la propria presenza in Sicilia sarebbero stati più di mille rientrati, un esercito che in questo modo rischiano di coinvolgere anche tutti i loro nuclei familiari, segno evidente dalla totale irresponsabilità nel lasciare frettolosamente le zone rosse rischiando di portare al sud un virus che finora si è presentato solo con casi sporadici. I medici di famiglia, intanto, continuano a ritenersi abbandonati dal servizio sanitario. Spiega Antonio Rizzo del Codacons medici: «I medici di famiglia si sentono sempre più soli e disorientati. In prima linea contro una epidemia, senza mezzi di protezione, confusi da contraddittorie disposizioni, schiacciati da una burocrazia avvilente, aumentata oggi anche da incombenze amministrative (quali il cambio e revoca delle scelte medico o il rilascio delle esenzioni ticket) che si sarebbero assolutamente dovute evitare in questo momento. Oggi – ha concluso Rizzo – più che mai i medici devono fare i medici e non i burocrati». Il rappresentante del Codacons medici ha anche stigmatizzato sull’ annunciata chiusura degli ambulatori dell’ Asp definendo i medici di famiglia, insieme a quelli ospedalieri, «gli unici ancora in servizio attivo sul territorio dopo la decisione dell’ Asp di ridurre drasticamente l’ attività degli ambulatori». Ambulatori Asp, ridotta attività. Infatti l’ Asp ieri ha reso noto che a partire da oggi, 10 marzo, «presso tutti gli ambulatori le attività saranno assicurate solo per le prestazioni urgenti (U) e brevi (B). Sono, pertanto, temporaneamente sospese le visite ambulatoriali differibili (D) e programmabili (P). Gli utenti, le cui visite o prestazioni vengono sospese, saranno richiamati in base alle disposizioni che saranno impartite dalla presidenza del Consiglio e dalla Regione. Sono, inoltre, sospese momentaneamente le visite in attività libero professionale; le visite per gli accertamenti dell’ invalidità; le attività di screening oncologico di primo livello. Tali misure sono adottate per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus a garanzia di tutti e con particolare riferimento alle persone anziane e per osservare il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro anche nelle strutture pubbliche, evitando assembramenti nelle sale d’ attesa dei poliambulatori». «Si sottolinea, al contempo – prosegue la nota Asp -, che le disposizioni governative vietano agli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale di attesa dei Dipartimenti emergenze e accettazione e dei Pronto Soccorso. L’ accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite, hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura». L’ Asp infine raccomanda a tutti i cittadini di attenersi alle disposizioni e di verificare anche il loro stato di salute. In caso di febbre (maggiore di 37,5°) tosse, difficoltà respiratorie e sintomi similari a quelli dell’ influenza e raccomandato di rimanere a casa senza recarsi nei pronto soccorso. per maggiori informazioni sono attivi i numeri 1500, il numero verde della regione, 800 458787 e anche la mail serveglianza.covid19@aspct.it.

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