10 Febbraio 2002

Coro di no alla tassa sulla carne

Coro di no alla tassa sulla carne

Protestano i consumatori e la Coldiretti. Alemanno frena: trattiamo

ROMA ? Ticket, «beef tax», «prelievo di natura parafiscale», infine «aliquota sulle transazioni al netto delle imposte». È già un florilegio di definizioni per battezzare quei 5 centesimi di euro (96 lire) che graveranno su ogni chilo di carne per garantirne la sicurezza dalla Bse, se sarà accolta la proposta fatta ieri dal ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Giovanni Alemanno.
Il primo caso italiano del morbo Creutzfeldt Jakob, la variante umana della Bse, ha spinto il Alemanno a preparare degli emendamenti al decreto anti-Bse da portare in Consiglio dei Ministri fra i quali l?ipotesi di un prelievo fiscale sul prezzo della carne.
«Non vi è nessuna intenzione di imporre dall?alto un provvedimento che non trovi il consenso delle categorie produttive e dei consumatori», rassicura il Ministro volato al Cairo mentre in Italia le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. E, a sostegno della sua proposta, cita la Francia: «la fissazione di un?aliquota minima su transazioni nelle diverse fasi di scambio dei prodotti, al netto delle imposte, per finanziare interventi strutturali per la sicurezza della qualità alimentare, è una misura già ampiamente attuata in Francia con ottimi risultati». Intanto fissa per mercoledì un incontro con i rappresentanti della «filiera produttiva delle carni», che peraltro avevano già accolto per lo più favorevolmente l`ipotesi del ticket sulle carni. Assocarni, in particolare, propone oggi che le risorse ottenute dal «prelievo parafiscale» sia destinato a obiettivi prioritari come «lo smaltimento dei sottoprodotti animali».

Sul fronte produttivo soltanto la Coldiretti è contraria al ticket sulla carne perchè, ha sottolineato il presidente Paolo Bedoni, «difendere la salute è un dovere che va svolto con decisione, rigore e sistematicità nel tempo». Consenso alla proposta Alemanno era già arrivato ieri da Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) e Confagricoltura.
Tutt`altra musica arriva dalle associazioni dei consumatori che, con più o meno veemenza, chiedono inasprimento delle sanzioni per coloro che trasgrediscono il divieto di utilizzo di farine animali (oggi la sanzione minima è di 3 milioni di lire), e nessun ticket a carico dei consumatori. Per Adiconsum, il ticket sarebbe una nuova «tassa sul macinato» a fronte di controlli carenti per «mancata volontà di controllo». Le associazioni dei consumatori, raccolte sotto la sigla Cncu guidata da Anna Bartolini, chiedono un incontro con il ministro Alemanno.
«L`introduzione di questa aliquota – spiega poi Alemanno – non deve servire a garantire la sicurezza degli alimenti, un diritto dei cittadini che deve essere garantito dalla fiscalità generale dello Stato, ma a trovare ulteriori stanziamenti per interventi strutturali necessari a tutta la filiera, per assicurare nel tempo il pieno controllo e la piena tracciabilità delle carni, come di tutti gli altri prodotti alimentari».
Intanto, dopo che Codacons aveva denunciato l?esistenza di 346 tipi di mangimi contaminati (per un totale del 4% dei mangimi in circolazione in Italia), il commissario della Bse Giuseppe Ambrosio ha inoltrato una richiesta ufficiale di documentazione allo stesso Codacons «Al fine di poter attivare ogni utile azione di coordinamento e impulso in materia».
Chi tira il fiato è il titolo «Cremonini», ma solo perchè la Borsa è chiusa. Giovedì alla notizia del primo caso umano in Italia di morbo della mucca pazza, il titolo aveva perso 1,67%, un calo solo in parte recuperato ieri (+ 0,60) alla notizia della proposta Alemanno.

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