4 Maggio 2013

Coppa Italia, quando i club “spremono” i loro tifosi

Coppa Italia, quando i club “spremono” i loro tifosi

 

Decidono i club: e così Roma e Lazio hanno deciso di spremere i loro tifosi per la finale di Coppa Italia. Sono i due club infatti che hanno stabilito il prezzo dei biglietti: curve a 30 euro, distinti a 50, tribune (Tevere riservata ai laziali e Monte Mario per i romanisti, equiparate) a 120 euro. Nessuna riduzione per le donne, sconto del 50 per cento ai ragazzi under 14, ma soltanto in tribuna. Roma e Lazio si difendono: la tribuna è diminuita di 10 euro rispetto allo scorso anno, quando si giocò Juve-Napoli. Vero. Ma non basta. Le Lega di A, lo scorso anno, era contraria al salasso “confezionato” da Agnelli e De Laurentiis. E pensare che l’ opzione per Roma-Lazio (biglietti in vendita dal 10 maggio) spetta ai titolari di fidelity card (se resteranno poi altri biglietti verranno venduti per tutti): bisognerebbe privilegiare proprio quei tifosi che sono i fedelissimi, che hanno seguito sempre le loro squadre, anche nei momenti difficili. Ma i club se lo sono scordato. I tifosi protestano e hanno ragione, la finale della Coppa Nazionale deve essere una festa del calcio (invitato anche il Presidente Napolitano). Altro che riportare le famiglie allo stadio, in questi anni si è cercato (a cominciare dalla tessera del tifoso, vero Maroni?) a scoraggiare le persone perbene. Bisogna mettere in condizione di non nuocere ai pochi violenti che ci sono in giro: tutto qui. Volendo, le leggi ci sono: non c’ è bisogno di strategie o provvedimenti straordinari. Intanto, una nuova grana in arrivo. E’ inaccettabile infatti, per il Codacons, consentire di giocare il derby il 26 maggio, nel giorno delle elezioni comunali. Al punto che l’ associazione dei consumatori invierà una diffida urgente a Coni, Lega Calcio e Comune di Roma, affinché sia trovata una soluzione alternativa in grado di non danneggiare nessuno e tutelare la città, altrimenti ”sarà inevitabile un ricorso d’ urgenza al Tar del Lazio affinché sospenda la finale di Coppa Italia del 26 maggio”. Secondo il Codacons, giocare il pomeriggio di domenica limiterebbe la “possibilità di voto degli elettori…”. Non sono per niente d’ accordo: intanto dei 60.000 spettatori non tutti saranno residenti a Roma, ci sono anche tifosi che vengono da altre città, dove non si vota, e ci sono (si spera) anche i ragazzi. Credo proprio che il Tar non potrà che rigettare questo ricorso e non annullerà la decisione del prefetto Pecoraro. L’ ideale sarebbe se tutti cercassero di farla diventare una vera festa. Senza soffiare sul fuoco. Ma c’ è qualcuno che punta al protagonismo. Per Totti, comunque, la finale di Coppa Italia “è come giocarsi la Champions”. Ha ragione. Così la pensano anche i laziali. Ma che sia solo una partita di calcio… Volley sempre più in crisi: si ritira anche il club di Vibo Volley in crisi nera: dopo il ritiro di tre club della A-1 femminile (Modena, Villa Cortese e Crema) e la prossima fusione fra Chieri e Giaveno, ecco che non continuerà l’ attività anche un club di serie A-1 maschile che rappresentava il Sud: il Tonno Callipo di Vibo Valentia scioglie la squadra e farà solo attività giovanile. Il segnale di un momento di estrema difficoltà: bisogna correre ai ripari. Il presidente della Fipav, Carlo Magri, è un dirigente navigato, conosce bene la realtà dei club. Gli sponsor scappano, molti allenatori e giocatrici hanno trovato la fortuna lontano dall’ Italia, dall’ Azerbaijan alla Cina. Ci sono troppi stranieri nel nostro campionato: bisogna ricominciare dai giovani. La scuola italiana ha sempre dato ottimi risultati. Basta guardare le nostre Nazionali. E bisogna dire basta anche al “mercato” dei titoli, che passano da un club all’ altro. Il volley regge se ha una sua indentità. Magri, in sintonia con le Leghe, deve subito intervenire.

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