17 Novembre 2005

CONVEGNO ?CODICE DEONTOLOGICO DEI SISTEMI DI INFORMAZIONI CREDITIZIE, UN ANNO DOPO?.

CONVEGNO ?CODICE DEONTOLOGICO DEI SISTEMI DI INFORMAZIONI CREDITIZIE, UN ANNO DOPO?. DA UNA RICERCA ASTRA, IL 74% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLI ALLA CONSERVAZIONE DELLE INFORMAZIONI CREDITIZIE POSITIVE PER UN PERIODO DI 3 ANNI O PIÙ

Roma, 17 novembre 2005 ? A quasi un anno dall`entrata in vigore del Codice di Deontologia e di buona condotta per i Sistemi di Informazioni Creditizie (Sic), si è svolto oggi a Roma un convegno organizzato da Crif, il gestore del principale Sic operante in Italia, nel corso del quale Istituzioni, Associazioni dei Consumatori, Abi ed Assofin hanno discusso degli impatti sul sistema economico delle attuali regole dettate dal Codice e delle prospettive relative ai suoi adeguamenti futuri. Nel corso dei lavori del convegno, dal titolo ?Codice Deontologico dei Sic, un anno dopo?, è stata presentata la ricerca ?Gli italiani e il credito al consumo?, svolta dall?Istituto Astra Ricerche che, tra gli altri, aveva l?obiettivo di misurare il livello di conoscenza presso gli italiani delle novità introdotte dal Codice Deontologico. L?indagine è stata condotta con metodo Cati nel settembre 2005 su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 79 anni, equivalente a circa 45,3 milioni di adulti (la prima edizione dell?indagine era stata condotta nel marzo 2003). In particolare, dalla ricerca emerge che il credito al consumo interessa un italiano su due (49%, oltre 22 milioni di persone) che vi ricorre o vi ha fatto ricorso in passato ma, soprattutto, che a meno di un anno dall?introduzione del nuovo Codice deontologico che regolamenta la gestione dei Sic già il 16% degli italiani dimostra di esserne a conoscenza, segno di una crescente consapevolezza e maturità nella gestione delle richieste di credito. Relativamente ai tempi di conservazione delle informazioni creditizie nei Sic, il 74,3% degli italiani dimostra di comprendere l?importanza che i propri dati positivi (ovvero quelli che attestano lo stato di buon pagatore) siano conservati per un periodo di tempo di almeno tre anni (come previsto attualmente dal Codice) o addirittura superiore, tanto che il 35% della popolazione (pari a 18,8 milioni di cittadini) sarebbe infatti disponibile che venissero conservati ?per il periodo più lungo possibile, per poter documentare nel modo più ampio e completo possibile la propria affidabilità in materia creditizia?. Fra i risultati più rilevanti emersi dalla ricerca Astra si segnala che la quasi totalità degli italiani, il 92,5% (rispetto all?88% della ricerca effettuata nel 2003), ritiene ?giusto e normale? che banche ed istituzioni finanziarie nel prestare denaro raccolgano informazioni e dati per verificare l?affidabilità di chi richiede un prestito. Nello specifico, per l?87% degli intervistati è corretto che si effettuino verifiche sul reddito del richiedente il prestito e per l?83% che si indaghi sull?assoluta regolarità nei pagamenti di precedenti finanziamenti/mutui (era il 74,5% nel 2003). Inoltre, per il 76,7% del campione ?chi presta denaro deve essere tutelato e garantito?, percentuale che nel 2003 si attestava solo al 47%. Infine, secondo il 64% ?alle persone affidabili verrebbero concessi finanziamenti/ mutui con maggiore facilità, senza tante pratiche burocratiche? (era solo il 45% due anni fa). Sempre sul ?giudizio circa la valutazione dell?affidabilità delle persone richiedenti finanziamenti/mutui? coloro i quali ritengono che la tutela della privacy in questo ambito debba prevalere sopra ogni altra esigenza sono diminuiti dal 19,4% del 2003 al 12,4% del 2005. ?Questi risultati ? spiega Enrico Finzi, Presidente di Astra Ricerche ? si spiegano con la maggiore consapevolezza con la quale gli italiani ricorrono al credito per finanziare l?acquisto dell?abitazione, dell?auto o di altri beni. Il ricorso al credito ? continua Finzi – non viene più percepito come l?ammissione di una condizione economica precaria o poco agiata e, anzi, permette alle famiglie di non rinunciare ai consumi, dilazionando e pianificando in modo consapevole le spese nel medio termine.? Riguardo alle evoluzioni in materia di Codice Deontologico, Enrico Lodi, Direttore Credit Bureau Services Crif, nel corso del suo intervento ha illustrato i risultati di una simulazione sugli effetti che potrebbero derivare da una eventuale riduzione dei tempi di conservazione dei dati positivi sulla domanda e i volumi di credito. Secondo questo studio, effettuato sulla domanda di credito del 2004, si determinerebbero per gli italiani notevoli restrizioni in termini di facilità di accesso al credito: se i dati positivi venissero conservati 2 anni invece degli attuali 3, per 632.509 cittadini colpiti dalla perdita dei propri dati positivi diventerebbe più difficile e/o più oneroso o addirittura impossibile accedere al credito. In particolare, per 99.290 cittadini, che oggi ottengono credito, diventerebbe impossibile accedervi. Nel comparto credito al consumo sarebbero rifiutati crediti per 858 milioni di euro, mentre sul fronte mutui sarebbero negati finanziamenti complessivi pari a 1 miliardo di euro. ?Le analisi presentate oggi ? afferma Enrico Lodi, Direttore Credit Bureau Services Crif ? dimostrano come, a proposito dei tempi di conservazione dei dati sul Sic, l?intuizione di buon senso di ¾ degli italiani certificata dalla ricerca Astra abbia un fondamento scientifico. Se da un lato va salutato positivamente il fatto che già il 16% della popolazione sia a conoscenza della normativa entrata in vigore ad inizio 2005, dall?altro il 74% del campione sottolinea l?importanza di mantenere a tre anni, o addirittura di innalzare ad un periodo superiore, la conservazione delle proprie informazioni creditizie positive. Una riduzione dei tempi penalizzerebbe più di 600.000 italiani, in un Paese come il nostro in cui oltre il 95% dei richiedenti credito lo rimborsa regolarmente. A questo si aggiunga il fatto che, una volta recepita anche in Italia la direttiva Ue su Basilea Ii, sarà necessario che i Sic possano trattare i dati per questa finalità con una profondità di 5 anni, pena un innalzamento del requisito patrimoniale penalizzante in termini di accesso al credito?. Al dibattito sono intervenuti: Paolo Cirino Pomicino (Commissione Problemi Economici e Monetari, Parlamento Europeo), Roberto Pinza (Commissione Finanze della Camera dei Deputati), Giovanni Buttarelli (Segretario Generale dell?Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali), Daniela Primicerio (Direttore Generale per l`armonizzazione del mercato e la tutela dei consumatori, Presidente Cncu, Ministero delle Attività Produttive), Umberto Filotto (Segretario Generale di Assofin), Luigi Capaldo (Responsabile del settore Affari Legali dell?Abi), Mario Finzi (Presidente di Assoutenti), Fabio Picciolini (Segretario Generale di Adiconsum), Gianluca Di Ascenzo (Direttore dell?Ufficio Legale di Codacons) e Wulf Bach (Presidente di Accis, l?Associazione dei Consumer Credit Information Suppliers). Il ?Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi (Sic) gestiti da soggetti privati in tema di credito al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti? è entrato in vigore ad inizio 2005 ed è frutto di oltre due anni di lavori, che ha visto coinvolti Il Garante della Privacy, le associazioni rappresentative di banche e società finanziarie, associazioni dei consumatori e Aisrec (l?Associazione Italiana delle Società di Referenza Creditizia) di cui è parte Crif. Il Codice disciplina la materia in tutti i suoi aspetti, tutelando sia i diritti dei consumatori, sia le esigenze degli istituti finanziari e dei Sic. All?interno del sito www.Consumatori.crif.com è consultabile il testo del Codice Deontologico, pubblicato in G. U. N. 300 del 23 dicembre 2005.

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