11 Febbraio 2003

Contro il decreto «salva-compagnie»

Contro il decreto «salva-compagnie»


Rimborsi Rc auto, controffensiva dei consumatori






Roma. Scatta la controffensiva dei consumatori contro il Dl del governo che impone ai giudici di pace, per i rimborsi Rc auto e le altre vertenze di massa (gas, luce, tlc), sentenze secondo diritto e non equità. Intesa consumatori annuncia il ricorso alla consulta e appelli «ai parlamentari onesti». Anche la coalizione consumatori chiede la modifica del Dl. È attesa per oggi una prima valutazione dell?Ania. Intesa consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) precisa di aver già impugnato il decreto «salvacompagnie» davanti alle numerose udienze dei giudici di pace per «palese incostituzionalità». L?Intesa solleciterà inoltre incontri con deputati e senatori e invierà fax e e-mail di protesta a Governo, ministeri di Giustizia e Attività produttive, Ania e Isvap. Saranno inoltre organizzati, si legge in una nota, presidi di protesta davanti alle prefetture, mentre per fine febbraio è prevista una mobilitazione davanti a palazzo Chigi. E non rallenterà, sottolinea l?Intesa, la campagna-richiesta rimborsi.
Da adiconsum, una delle sigle della coalizione dei consumatori, si fa rilevare che ora tutti i cittadini saranno costretti a rivolgersi ad un avvocato, sostenendo le relative spese, per affrontare ogni tipo di controversia legata alle utenze. Anche per contenziosi di modesta entità. «Se il governo voleva con questo decreto portare nuovo lavoro agli avvocati – afferma in un comunicato – probabilmente ci è riuscito». La coalizione si rivolgerà ai presidenti di camera e senato e ai gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione per chiedere la modifica del decreto legge.
«Con il decreto blocca-rimborsi Berlusconi e Castelli hanno scelto di stare oltre misura alla parte delle assicurazioni. Il governo, infatti, oltre a inquinare in maniera grave l ? attività dei giudici di pace, cambia di colpo le carte in tavola negando un diritto sacrosanto degli assicurati Rc auto». L ? accusa, si legge in un comunicato, è di Nicoletta Rocchi, segretario confederale della Cgil.

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