23 Marzo 2006

Contro il carovita rimedi «fai da te»






Carovita e rimedi «fai da te». È questa l`idea di alcuni impiegati italiani: negli uffici italiani non si corre più in massa a vestirsi rapidamente per raggiungere il solito bar o il ristorante abituale. Ci si ritrova invece tutti insieme, nelle sale riunioni, negli open space o seduti al tavolo accanto alla macchinetta del caffè per consumare il «pranzo al sacco», ovvero il pasto preparato a casa, scambiandosi assaggi e ricette fai da te. A «scoprire» questa nuova abitudine è un`indagine sull`aumento dei prezzi nei bar e ristoranti fatta dal Consorzio nazionale per il recupero dell`acciaio. Il risultato è una conferma della difficoltà dei lavoratori dipendenti di fronte a un`inflazione che ha eroso buona parte del loro potere di acquisto, costringendoli a fare i salti mortali per arrivare a fine mese, costringendoli a trovare rimedi. Per impiegati e lavoratori a progetto, che si barcamenano senza ticket e sconti, il problema del pranzo si risolve puntualmente in vere e proprie stangate. Secondo i calcoli di Intesa Consumatori, che riunisce le maggiori associazioni a tutela dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), la pausa pranzo è diventata un vero e proprio lusso. Per fare il break di mezzogiorno gli italiani spendono, rispetto al 2001 prima dell`avvento dell`euro, l`83 per cento in più. Pensando che bar e ristoranti sono i luoghi più frequentati dalla massa di italiani ovvero circa 11 milioni, secondo le stime di Fipe-Confcommercio che ogni giorno è «costretta» nelle grandi città a pranzare fuori casa, la cifra assume dimensioni spaventose. Altri numeri di Intesa Consumatori confermano la tendenza di aumento dei prezzi: la pizza margherita costa il 109 per cento in più, il tramezzino da bar segna un +96 per cento, il proverbiale panino mortadella cresce del 72 per cento, una bottiglietta di acqua (50 cl) un incredibile 96 per cento. Sconsigliato anche sostituire il pasto con il gelato, un cono piccolo costa addirittura il 96 per cento in più. In uno scenario simile i lavoratori si difendono non solo rinunciando allo spuntino «griffato» ma è emersa anche la tendenza, nei primi mesi del 2006, del pranzo fai da te. Ma quali sono i cibi e i preparati che gli italiani preferiscono consumare sul luogo di lavoro? Al primo posto con il 25 per cento di preferenze, ci sono i preparati domestici come paste, riso e minestroni, preparati dalla moglie o dalla mamma, conservati in contenitori da frigo e protetti nelle pellicole di alluminio. Il 22 per cento degli intervistati ha dichiarato che, per praticità di utilizzo, è «ritornato» alle scatolette di acciaio e banda stagnata che, oltre alle innovative ricette proposte dalle industrie alimentari, offrono ottime garanzie di sterilità, conservazione e resistenza al caldo e al freddo. Al terzo posto con il 18 per cento di preferenze, c`è chi predilige i cibi precotti da riscaldare al forno a microonde, tuttavia non sempre disponibili negli uffici. Al quarto con il 13,5 per cento i panini e i tramezzini fatti in casa, possibilmente preparati al mattino. Ancora: le bibite, sia quelle frizzanti che i succhi di frutta, vengono consumate in maggioranza nelle lattine, circa il 58 per cento; dolci e merendine fungono da snack «spezza fame» durante la giornata per il 48 per cento. Ma quali sono le problematiche maggiori derivanti dalla pausa pranzo consumata tra le mura dell`ufficio? Il 38 per cento degli intervistati ha lamentato la mancanza di spazi destinati a consumare un pasto in santa pace in compagnia dei colleghi, dichiarando di dover ricorrere ad espedienti quali utilizzo delle proprie scrivanie, delle sale riunioni, degli antibagni o, nei giorni di bel tempo, dei terrazzi o delle panchine antistanti l`ufficio. Al secondo posto con il 20 per cento di indicazioni, c`è il problema del riciclo degli imballaggi o del materiale utilizzato per conservare i pasti. Non tutte le piccole o medie imprese sono infatti attrezzate al riciclo dei rifiuti e, spesso, i lavoratori sono costretti a liberarsi della spazzatura senza differenziare. Solo in alcuni casi, il 13 per cento degli intervistati, chi ha consumato il pasto riporta a casa la spazzatura generata dal suo pasto. Al terzo posto con il 13 per cento troviamo la mancanza di privacy. Al quarto,10,5 per cento, l`impossibilità di chiacchierare in libertà con i colleghi dopo pranzo e la paura di dover tornare subito al lavoro. Un`altra curiosità? Il 55 per cento degli intervistati lamenta la mancanza di scaldavivande, frigoriferi o microonde, sul posto di lavoro. Insomma, i consumatori trovano sempre il modo di arrangiarsi, ma il peso della crisi comincia a farsi sentire pesantemente sui bilanci familiari e il fatto di ridursi a fare i boy-scout con il pranzo a sacco in azienda ne è un indice abbastanza significativo. Ecco perché dovrebbe essere rivista la politica economica che negli ultimi anni è stata fortemente penalizzante per i lavoratori dipendenti. C`è bisogno di recuperare il potere di acquisto perduto non solo con l`inflazione, ma con l`aumento della tassazione indiretta, a cominciare dal prezzo della benzina per calmierare il quale poco o nulla si è fatto, dimenticando che il rincaro del carburante si ripercuote su tutti gli altri prezzi.


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