11 Settembre 2017

Il contributo unificato e le difficoltà di accesso alla giustizia

 

Quando “l’accesso alla giustizia” di-
viene un problema sorge spontaneo
chiedersi cosa sia la GIUSTIZIA e
soprattutto se esista. A questa do-
manda che ogni giorno diviene sem-
pre più incessante da parte del
cittadino comune, purtroppo risulta
difficile all’operatore del diritto ed in
particolare a NOI avvocati, che ne
subiamo le conseguenze, fornire una
risposta concreta. Il problema a cui
mi riferisco riguarda i costi che deve
sopportare il cittadino per accedere
alla giustizia divenuti sempre più
onerosi. Dal 2002, anno in cui fu in-
trodotto, ad oggi, il cd contributo
unificato, ossia quella tassa che deve
essere corrisposta ogni qual volta si
intenda instaurare un procedimento
civile, amministrativo o tributario, il
suo incremento percentuale ha regi-
strato un aumento del 143 % per le
cause fino a 1033 euro; del 50% per
le cause fino a 25.000 euro; del 67 %
per quelle sino a 52.000 euro e
dell’80 % per le cause superiori a
52.000 euro. Il rincaro poi è ancora
maggiore, se si pensa all’incremento
del diritto forfettario che quasi sem-
pre si paga insieme con il contributo,
che, nel 2014, è passato da 8 euro a
27 euro risultando così, in un colpo
solo più che triplicato. I costi della
Raffaella D’Angelo *
CODACONS
/ Il problema riguarda i costi che deve sopportare il cittadino specie in sede giudiziaria, divenuti sempre più onerosi
giustizia sono ancora più marcati
nelle cause davanti al Tar. Oggi per
impugnare un atto amministrativo si
deve tirare fuori la bellezza di 650
euro di contributo unificato e nel
caso in cui oggetto dell’impugnativa
sia una gara d’appalto, a prescindere
da suo valore di base, tali importi po-
tranno arrivare anche a 5.000,00
euro. La giustizia civile, quindi, solo
a parole rappresenta una priorità
dell’attività d’intervento legislativo
dei governi ma in concreto è mera
occasione di prelievo fiscale ed il
contributo unificato rappresenta oggi
uno degli espedienti messi in campo
dal legislatore per ridurre il numero
di cause pendenti negli uffici giudi-
ziari. La differenza tra ieri ed oggi è
che tutti gli ultimi governi hanno
adottato una strategia punitiva nei
confronti del cittadino che intende ri-
volgersi ad un giudice per la tutela
delle proprie ragioni. È persino ba-
nale dirlo: più aumentano i costi
della giustizia e più diventa proble-
matico per il cittadino accedervi.
Oggi purtroppo l’utente prima di pro-
porre una questione innanzi ad un
giudice deve fare i conti con una va-
lutazione tra costi e benefici, prima
che sulla fondatezza in fatto ed in di-
ritto della questione che intende pro-
porre. Tale comportamento molto
spesso, quindi, finisce con il vanifi-
care, attraverso la rinuncia, la stessa
domanda di giustizia. Cosa se ne fac-
cia poi lo Stato di questi balzelli, è
difficile da comprendere, visto che la
tendenza è sempre più quella di di-
minuire giudici e sedi. Ed anche que-
sta non è una bella notizia per il cit-
tadino. Infatti una delle ultime ri-
forme, anche se giusta per certi
aspetti, ha determinato la soppres-
sione di numerose sedi di giustizia
con il risultato che gli uffici rimasti,
la maggior parte delle volte, risultano
assai lontani da casa e soprattutto la-
sciano scoperte intere aree territoriali
che già scontano altri disagi ambien-
tali ed organizzativi. Emblematica al
riguardo è, ad esempio, la soppres-
sione del Tribunale di Sala Consilina
che ha comportato lo spostamento
della competenza territoriale giudi-
ziale di quell’area a Lagonegro, fuori
dalla regione e per giunta in un tribu-
nale già, di per se insufficiente come
struttura ed organico. Eppure i tribu-
nali dovrebbero essere come gli ospe-
dali, magari piccoli ma distribuiti sul
territorio. Si deve facilitare l’accesso
alla giustizia, non disincentivarlo.
L’art. 24 della nostra Costituzione
così recita: “Tutti possono agire in
giudizio per la tutela dei propri diritti
e interessi legittimi”. Ebbene aumen-
tando ingiustificatamente i costi della
giustizia ed accentrando le sedi giu-
dicanti, siamo sicuri che si vada nella
direzione di applicare questo sacro-
santo principio? In uno stato dove la
giustizia è considerata come un male,
allo stesso modo il concetto di re-
sponsabilità è visto come un male.
Senza giustizia non c’è responsabilità
poiché manca la possibilità di otte-
nere una sanzione contro l’abuso. Di
questo ci accorgiamo ogni giorno
sfogliando i quotidiani e nella vita di
tutti i giorni, magari ascoltando lechiacchiere intorno mentre pren-
diamo il caffè al bar con gli amici. Ir-
responsabilità e mancanza di tutela,
per chi alla giustizia non può acce-
dere per motivi economici, rappre-
sentano espressione di una matrice
fortemente autoritaria. Conseguenza
dell’abuso che non ha possibilità di
trovare tutela nella giustizia, è la sot-
tomissione di chi non può far altro
che subire, oppure la sopraffazione
attraverso la violenza della giustizia
privata. Assistiamo quindi ad una in-
voluzione della società verso la bar-
barie. Tutto ciò, tra l’altro, comporta
una situazione paradossale. Infatti a
fronte delle difficoltà di accesso alla
giustizia descritte, il cittadino oggi, at-
traverso la legge sulla trasparenza, ad
esempio ha DIRITTO di accedere a
tutta una serie di atti formati dalla
Pubblica Amministrazione. Ma il
problema rimane! Infatti cui prodest
la verifica di una irregolarità, laddove
la relativa tutela comporta i problemi
di costo e di valutazione prima de-
scritti? Lo stesso discorso, pur-
troppo vale anche per le associazioni.
Il legislatore attribuisce alle organiz-
zazioni di volontariato tutta una serie
di diritti in difesa dell’ambiente e dei
cittadini, anch’essa, purtroppo, pre-
giudicata dall’eccesso del costo ri-
chiesto. Infatti, sebbene esista una
legge sul volontariato che preveda
l’esenzione per le organizzazioni
ogni volta queste pongano in essere
un’azione in difesa di un interesse
collettivo rientrante nei propri scopi
statutari, tuttavia, da alcuni anni, so-
prattutto i Tribunali amministrativi
in virtù di una sua controversa vi-
sione interpretativa ritengono tali
norme non applicabili ai procedi-
menti giudiziario. Ciò ha generato un
contenzioso, lungi da una soluzione
a breve termine, che ha di fatto para-
lizzato l’azione di tutela posta in es-
sere dalle associazioni, con grave
nocumento, anche in tal caso, del cit-
tadino. Ma non abbattiamoci. Non
tutto è perduto. Dove c’è un’ingiusti-
zia ci può essere un avvocato capace
di difendere dall’abuso ed un giudice
in grado di ascoltare e con le qualità
per decidere. Non resta quindi che
sperare in tempi migliori ed attivarsi
perché ciò accada continuando, no-
nostante tutto, a credere nel valore
della giustizia e nella professionalità
degli operatori del giudizio, degli av-
vocati e delle associazioni. Non in-
goiare il rospo !
* Avvocato – Ufficio Legale
Codacons Campania

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