27 Febbraio 2006

Conto corrente, occhio alle clausole

Conto corrente, occhio alle clausole
Parte la causa civile sulle spese di estinzione che esige la banca
Si vuole dimostrare l`esistenza di abuso da parte degli istituti Il Codacons: spese assurde per i clienti

Molte banche modenesi continuano a pretendere dai clienti le spese di estinzione del conto corrente. Ma ora parte il primo processo civile che dovrebbe fare luce su una pratica commerciale sempre meno condivisa. Addirittura un recente spot televisivo contesta l`atteggiamento di quelle banche che fanno pagare ai propri clienti le spese di chiusura. “Noi vi facciamo pagare anche per uscire. E voi stareste con una banca che vi tratta così?“, recita lo spot. La critica, certo, reclamizza la banca che ha commissionato quella pubblicità e che promette di non far pagare le spese di chiusura nel caso di recesso. Banche virtuose, da questo punto di vista, ce ne sono pure a Modena, basta non accontentarsi della banca più vicina a casa. L`Associazione bancaria italiana sottolinea come circa la metà dei prodotti bancari non presenti alcuna spesa di estinzione. Che è come dire, però, che l`altra metà invece la fa pagare cara a chi cambia banca. Se poi si possiedono titoli in banca, per il loro trasferimento nella nuova banca c`è da piangere. Ecco un esempio proposto dalla stessa Abi: “Un cliente che possiede 1.000 azioni di un`azienda italiana, 500 azioni di una società straniera e una emissione di titoli di Stato, spende in media 140 euro (35 euro per il trasferimento delle azioni italiane, 45 euro per le azioni della società straniera, 35 per i titoli di stato e 25 euro per la chiusura del dossier)“. Intanto è partita la prima causa civile. “Il Tribunale di Catanzaro – annuncia il Codacons – sarà presto chiamato a decidere sulla legittimità dell`applicazione delle spese di estinzione ai contratti di conto corrente, a seguito di un`azione legale avviata da noi per conto di un cittadino calabrese“. L`associazione contesta quella semisconosciuta clausola che prevede l`obbligo per gli utenti di corrispondere una somma a titolo di commissione richiesta estinzione conto, “anche nell`ipotesi in cui il diritto di recesso venga esercitato dal cliente dell`istituto di credito dopo aver ricevuto una comunicazione, da parte della propria banca, della unilaterale modificazione dei tassi, prezzi o di altre condizioni“. Il timore dell`associazione è che la clausola sia “volta ad aggirare la normativa speciale in materia bancaria, il Testo Unico Bancario, istituendo una vera e propria caparra penitenziale, in sostanza una penale in caso di recesso“. Ritiene il Codacons che “in caso di modifica unilaterale delle condizioni da parte di una banca, il cliente che ritiene di recedere dal contratto di conto corrente deve poterlo fare senza essere costretto a pagare assurde spese di estinzione. Le predette somme, inoltre, vengono unilateralmente stabilite dalla banca, e ostacolano la libera concorrenza e la libera scelta di altri prodotti sul mercato“. L`associazione raccomanda di controllare tutte le comunicazioni che provengono dalle banche. Infatti le modifiche delle condizioni di contratto vengono inviate unitamente all`estratto conto ovvero con quelle che vengono definite “comunicazioni di trasparenza“ che da qualche anno tutte le banche hanno l`obbligo di inviare almeno una volta all`anno ai clienti. Dal 1 gennaio 2006 tutti i clienti possono far ricorso gratuito all`Ombudsman-Giurì bancario (Via IV Novembre, 114 – 00187 Roma – fax 06-6767400) nel caso in cui si siano già rivolti in maniera infruttuosa all`Ufficio reclami della propria banca o dell`intermediario. Il danno economico subito dal ricorrente deve essere ricompreso entro il limite di 50 mila euro per ricorsi su operazioni successive al 1° gennaio 2006, mentre il limite è di 10 mila euro per le antecedenti.

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