«Continue vessazioni perchè sono meridionale»
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fonte:
- Il Mattino di Padova
MONSELICE «Se non fossi meridionale, probabilmente avrei vita più facile con il Comune e con il mio negozio». Per dire frasi come queste, Alfredo Romeo, 42 anni, titolare del negozio “Il Tipico” di via Garibaldi, deve essere effettivamente esausto. Il commerciante, che un anno fa ha aperto questo negozio specializzato nella vendita di specialità calabresi, pugliesi, campane e siciliane, arriva da Rosarno (Reggio Calabria) ed è in Veneto da cinque anni. Ed ha una convinzione: qualcuno, a Palazzo Tortorini, non vede di buon occhio la sua attività. «In un anno ne ho patite davvero troppe» denuncia Romeo, «Tra sanzioni, mancati permessi e continui controlli, sto diventando matto!». Il primo problema è arrivato con un cartello pubblicitario affisso dall’ altra parte della strada: «Avevo chiesto il permesso ma non mi è mai arrivato – salvo dopo battaglie e polemiche – e intanto sono stato invitato più volte a rimuovere il pannello con minacce di multa. Eppure, e lo ho dimostrato con tanto di foto inviata al sindaco, a Monselice è pieno di commercianti che espongono cartelli come il mio». Poi è arrivata la tassa sulla pubblicità in vetrina: «Ho pagato, anche se il Codacons mi ha confermato che non era dovuta, una tassa per un pannello fissato alla parete del mio negozio. Poi mi è stato imposto di pagare una tassa anche per le vele, su cui è stampato il nome del mio negozio, che si trovano all’ interno del locale dietro la vetrina». Romeo si è visto poi negare la possibilità di avere uno spazio per il carico-scarico delle merci: «Dicono che ce n’ è già uno nella vicina via Barilan, ma lì è veramente scomodo anche imboccare la strada per i furgoni. Eppure, e anche qui la differenza di trattamento è notevole, lungo via Garibaldi sono numerose le attività che hanno ben due spazi per il carico-scarico, peraltro senza che vi sia una densità di negozi così alta come qui da me». L’ ultima beffa è arrivata con un’ ispezione per richiedere il pagamento del canone Rai: «In vetrina avevo riprodotto un pranzo in famiglia, mettendo un vecchio schermo – non funzionante e senza tubo catodico – a fianco al tavolo: volevano a tutti i costi che ci pagassi il canone! Sono sicuro che me li hanno mandati dal Comune». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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