3 Aprile 2018

Continua a tenere banco la brutta vicenda dell’ uso scorretto dei dati personali su facebook, coinvolti circa 51 milioni di utenti facebook e lo scandalo datagate

Tutti hanno sentito parlare del caso Cambridge Analytica e sanno di cosa si sta parlando? Vi faccio una brevissima sintesi: di recente, testate come The Guardian e New York Times hanno pubblicato diversi articoli che dimostrano l’ uso scorretto di dati prelevati da Facebook, da parte di una grande azienda che si occupa di marketing e consulenza. Cambridge Analytica, per l’ appunto. E’ chiaro che molti utenti hanno cominciato a chiedersi come funzioni Facebook a livello di privacy. Ovviamente anche Google è finito al centro delle domande. Quanti dati personali sono in mano ai due colossi? E chi altro può accedervi? La prima cosa certamente da tenere in considerazione è che tutto il polverone di Cambridge Analytica è sorto perché, attraverso un’ app, Facebook ha ceduto tutti i dati degli utenti che l’ hanno utilizzata, compresivi di tutti i dati della rete di amici. Quante volte ci capita di fare test e giochini vari direttamente su Facebook? Quando si accetta di fare qualunque cosa, si fornisce il consenso di cedere i propri dati a terze parti. Esiste comunque la possibilità di modificare la visualizza zione dei post, il posizionamento sui motori di ricerca, chi può cercarti attraverso il tuo numero di telefono o la tua mail e molto altro. Insomma, le modalità per proteggersi esistono e sono diverse finché non ci sarà l’ introduzione del nuovo GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) in vigore dal 25 maggio 2018, grazie al quale ci sarà una grandissima novità per tutti gli utenti europei: saranno maggiormente tutelati dalla cessione di dati ad aziende terze. Questo significa che, casi come quello tanto chiacchierato tra Facebook e Cambridge Analytica non succederanno più. Il GDPR rivoluzionerà il mondo web (non solo in Europa). Questa nuova normativa proteggerà tutti gli appartenenti ai 28 Stati membri dell’ Unione Europea. Ciò significa che il nuovo GDPR si applicherà praticamente a tutti, europei e non, compresi i giganti tech della Silicon Valley. Insomma, sebbene la normativa sia applicata solo in Europa, sono diverse le aziende che stanno apportando numerosi cambiamenti a livello globale. L’ impatto dovuto all’ introduzione del nuovo GDPR, però, si sta spandendo a macchia d’ olio anche ben oltre i giganti del web che tutti noi conosciamo. Da inizio 2018 sono diverse le aziende statunitensi che hanno deciso di eliminare le proprie attività pubblicitarie dal territorio UE. Al di là di tutto, la nuova normativa potrebbe spingere gli utenti a comprendere meglio e riconsiderare le modalità di accettazione di qualsiasi consenso al rilascio dei dati personali. L’ esi genza di trasparenza è diventata più importante che mai ed i consumatori hanno bisogno di sentirsi rassicurati in merito alla cessione dei dati personali. Dunque, dopo la pubblicazione di quelle testate, che hanno rivelato che 51 milioni di profili Facebook sono stati sottratti senza che i diretti interessati ne fossero informati ed utilizzati per la campagna sia della Brexit che da Donald Trump, il caso datagate ha messo in allarme anche l’ Italia e pare che l’ AGCOM abbia avviata un’ indagine chiedendo a Facebook se i “data analytics” siano stati usati per scopo di comunicazione politica da terzi ed accertare quindi uti lizzi diversi anche per le recenti elezioni italiane del 4 marzo. Con queste premesse subito, come Codacons, abbiamo presentato un esposto a 104 Procure della Repubblica e al Garante della Privacy, chiedendo di accertare eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network, nonché il possibile coinvolgimento degli utenti italiani che hanno profili Facebook. Sull’ esposto presentato dall’ Associazione, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati o ipotesi di reato, affidato al procuratore aggiunto, Angelo Antonio Raganelli. Inoltre, per tutelare tutti gli utenti italiani di Facebook, abbiamo messo a disposizione la nomina di persona offesa da inviare alla Procura della Repubblica di Roma con contestuale richiesta di accertare l’ eventuale indebito utilizzo dei dati del proprio profilo. È il primo atto che permette di segnalare la propria posizione agli inquirenti. In caso di rinvio a giudizio si potrà, successivamente, effettuare la costituzione di parte civile allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni subiti. Gli utenti di Facebook che vogliano aderire all’ iniziativa, potranno facilmente farlo andando sul sito www.codacons.it.
matteo marchetti

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