8 Giugno 2006

CONTI PUBBLICI: CORO NO A MINIPEDAGGIO PER GRANDI OPERE

CONTI PUBBLICI: CORO NO A MINIPEDAGGIO PER GRANDI OPERE/ANSA




LE CAMERE DI COMMERCIO, ANCORA DA FINANZIARE 80% LEGGE OBIETTIVO








(ANSA) – ROMA, 7 giu – Un euro in più per finanziare le

grandi opere dal casello autostradale. All`idea lanciata dal

ministro delle Infrastrutture, Antonio di Pietro, che propone di

superare così il buco nei conti pubblici per i fondi destinati

alle infrastrutture, sindacati e consumatori fanno muro. Già

oggi – ricordano – i pedaggi autostradali aumentano più dell`

inflazione, e non si può far ricadere sugli automobilisti il

peso degli investimenti non fatti.

Il `mini-pedaggio`, una `tassa` in più rispetto alla tariffa

stabilita, servirebbe nelle intenzioni di di Pietro a non

chiudere i cantieri delle grandi opere e portare a termine i

progetti previsti dalla legge obiettivo. Lavori, questi, per i

quali – secondo Unioncamere – manca ancora l`80% dei

finanziamenti necessari ad avviarle.

Proprio oggi le Camere di commercio hanno infatti lanciato un

ennesimo allarme sullo scarso stato di avanzamento del progetto

di infrastrutturazione del Paese e sul drastico abbattimento

degli investimenti nel comparto. Dopo essere cresciuti

costantemente negli ultimi dieci anni, gli investimenti nelle

infrastrutture si sono di colpo arrestati tanto che, affermano,

nel 2005 la crescita è stata a livello dello `zero virgola`,

mentre negli ultimi cinque anni aveva totalizzato un +39%. Non

solo: Unioncamere rileva che per il programma delle grandi opere

della Legge Obiettivo, “a fronte di un costo complessivo che si

aggira sui 267 miliardi di euro, solo opere per 68,6 miliardi

sono state approvate dal Cipe e per queste le risorse

disponibili sono poco meno della metà del fabbisogno, circa 32

miliardi. Ciò significa che il piano della Legge Obiettivo è

ancora da finanziare per oltre l`80% del totalé“. Senza

considerare che “oltre il 70% delle opere approvate dal Cipe

prevede di chiudere i lavori dopo il 2010“.

La proposta di Di Pietro non cade quindi nel vuoto e ad

apprezzarla è il presidente dell`Anas, Vincenzo Pozzi. “E`

un`idea ottima“, ha detto il responsabile della società che

gestisce la rete viaria nazionale, ricordando di aver già

tentato in passato di far passare una proposta simile – non

ultimo il pedaggio per il Gran raccordo Anulare di Roma – che

“poi non ebbe seguito“. Per Pozzi, tuttavia, la proposta

potrebbe concretizzarsi “in un incremento minimo dei pedaggi

sull`attuale rete autostradale per raccogliere risorse per

destinare all`Anas“.

Levata di scudi, invece, da consumatori e sindacati. “Se

passasse il principio bisognerebbe fare pagar a chi usa il

rubinetto un euro per ripulire le sorgenti dell`acqua inquinata,

a chi viaggia in treno un euro per costruire la Tav e ripulire

le carrozze“, ironizza il Codacons, che esprime “enorme

preoccupazione per la imprevedibile proposta del ministro“.

“Il principio è assurdo e incostituzionale – sostiene

l`associazione – poiché carica su chi utilizza una struttura

viaria l`onere di costruzione di ponti e viadotti che potrebbe

non utilizzare per tutta la vita, e perché mira ad introdurre

una imposta indiretta con destinazione obbligata“. Contraria

anche la Cgil che propone invece di utilizzare a questo scopo i

profitti di Autostrade: “negli ultimi cinque anni le tariffe

autostradali sono aumentate del 11,5%, con un aumento dei ricavi

del 7% annuo. Solo negli ultimi due anni gli utili straordinari

sono stati rispettivamente di 735 e 804 milioni di euro. A

fronte di questi, però, gli investimenti non sono stati

realizzati e tutto questo è stato possibile anche per l`assenza

di controllo da parte dell`Anas“, sottolinea il segretario

nazionale della federazione trasporti, Roberto Martelli.

“Un simile provvedimento costituisce un doppio aggravio per i

cittadini: diretto, con un maggior prelievo al casello e,

indiretto, attraverso l`aumento dei costi di distribuzione per

le imprese, costrette di conseguenza ad aumentare i prezzi dei

beni venduti sul mercato“, nota anche il segretario confederale

dell`Ugl, Paolo Segarelli. “Se queste sono le premesse il

governo farebbe meglio a revocare le concessioni per ritornare

sotto `l`ombrellò pubblico. Almeno i cittadini saprebbero

perché devono pagare“, commenta infine l`Unione dei sindacati

autonomi europei. (ANSA).

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