7 Settembre 2011

Conti, l’ Occhio Indiscreto del Fisco

Conti, l’ Occhio Indiscreto del Fisco
 

Il Fisco della manovra cambia ancora. Torna il super prelievo, arriva il dibattuto aumento dell’ Iva ordinaria (dal 20 al 21%), mentre la lotta all’ evasione si ridimensiona in omaggio alla privacy: niente redditi in piazza, niente conti correnti nel 730. Ma la manovra consegna all’ Agenzie delle entrate un’ inedita libertà di utilizzare l’ anagrafe dei dati finanziari per fare controlli anche senza che ci siano accertamenti già in corso. Evasione & nuovi poteri Contrordine. Non dovremo dire al Fisco quanti conti correnti abbiamo, dove sono i nostri fondi e i nostri depositi. Nelle intenzioni del governo la novità doveva servire ad alzare la pressione psicologica e a sveltire alcune attività di controllo. Senza però aggiungere molto a quello che il Fisco sa già. Perché l’ Erario, grazie all’ anagrafe dei conti correnti istituita nel 2007, ha un immenso bacino di dati che vengono periodicamente comunicati da banche e affini. A oggi contiene già quasi un miliardo di segnalazioni, a disposizione della Finanza che fa ispezioni e accertamenti. La manovra però consegna all’ Agenzia delle entrate un’ inedita libertà di movimento nell’ uso di questi dati. Finora infatti il controllo sui conti correnti e sui depositi è fattibile ex post e caso per caso, solo se c’ è un’ ispezione in corso. La nuova norma apre invece al Fisco la possibilità di «elaborare specifiche liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo» dopo aver sentito le associazioni di operatori finanziari. In pratica l’ Anagrafe si aprirà anche se chi controlla vuole compilare una sorta di «lista nera» di contribuenti sospetti da accertare in un secondo tempo. Sindaci in trincea Anche l’ idea di autorizzare i sindaci a pubblicare i redditi (non le dichiarazioni integrali) abbinati ai nomi dei rispettivi percettori è naufragata. Sempre nel nome della privacy. Molti ricorderanno che nel 2008 l’ iniziativa dell’ allora ministro Vincenzo Visco, che mise online i redditi di tutti i contribuenti, ebbe vita brevissima. Nel giro di qualche ora le informazioni furono oscurate dal Garante. I primi cittadini degli ottomila Comuni italiani, comunque, potranno mettere in Rete dei dati complessivi, elaborati per categorie. Nomi e cognomi, però, verranno messi a disposizione dei Consigli tributari locali, che potranno incrociarli con altri elementi per scovare i contribuenti che barano. Un’ attività che dovrebbe interessare agli enti locali perché il 100% del ricavato andrebbe a rimpinguare le casse comunali, provate dai tagli. Manette agli evasori La maggior severità penale in caso di evasione non sarà retroattiva: le soglie più basse per far scattare le manette, che nel caso di maxi-evasioni conducono al carcere senza possibilità di condizionale, varranno per il futuro non per il passato. Una delle ipotesi è che l’ evasione venga commisurata al fatturato. Il dibattito apertosi tra gli esperti su questo delicato tema è molto ampio. C’ è chi nutre forti dubbi sulla reale portata deterrente e chi teme un ingolfamento monstre delle Procure. Oggi una denuncia penale su due da parte delle autorità tributarie finisce con un’ assoluzione. Solidarietà Il contributo di solidarietà rientra dalla finestra, ma solo da quella dei 34 mila contribuenti che dichiarano più di 300 mila euro. Pagheranno il 3% sulla parte eccedente questa soglia fino a quando i conti dello Stato non saranno in ordine. Chi sono? Nel club c’ è una minoranza di dipendenti pubblici (5%-10%) che verseranno solo sulla quota di reddito che non sia già assoggettata al contributo di solidarietà imposto nel 2010. La fetta più larga è quella dei privati con busta paga, seguita da una quota un po’ più esigua di autonomi. Il contributo sarà deducibile (e quindi il peso finale del balzello sarà inferiore al 3%) e applicato al reddito complessivo: fondiario (ma non prima casa), lavoro dipendente, imprese, autonomo, capitale e diversi. Un provvedimento simile (stessa aliquota, ma la soglia di reddito è oltre i 500 mila) è stato appena approvato in Francia, mentre la Spagna l’ ha bocciato e la Germania ha aperto una discussione. Valore aggiunto A tutti invece tocca l’ Iva più pesante, l’ imposta sul valore aggiunto che si paga su tutti gli acquisti, indipendentemente dal reddito. L’ aliquota ordinaria – applicata per esempio ad abbigliamento, mobili, elettrodomestici – sale dal 20 al 21%. Quelle agevolate (il 4% del pane e il 10% dei farmaci da banco) non dovrebbero invece subire ritocchi. Il salto al 21% ci porta un punto più su della Gran Bretagna (20%), tre gradini in più della Spagna (18%), due in più della Germania (19%), quattro in meno della Svezia (25%), tanto per fare qualche paragone europeo. Quanto vale? Per le casse dello Stato 3,7 miliardi di euro l’ anno. Quanto pesa nelle nostre tasche? Circolano diverse stime. Alcune firmate da Coop e Codacons arrivano a 290 euro l’ anno a famiglia, secondo altri calcoli si resta sotto i 200 euro. RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox