5 Giugno 2003

Conti correnti: rendono sempre meno e costano di più

Conti correnti: rendono sempre meno e costano di più



Oltre al danno la beffa.
I conti correnti, infatti, non solo rendono meno, ma costano anche di più.

Anche il fisco è danneggiato dall`assottigliarsi del rendimento di conti correnti e non solo i cittadini.
Messi a dura prova dal calo delle ritenute sugli interessi bancari, lo Stato si trova a dover affrontare un mancato incasso di diverse centinaia di milioni di euro.

Per l`esattezza l`ammanco è stato di 826 milioni di euro, ovvero il 61,7% in meno rispetto al primo quadrimestre 2002 per effetto del calo delle ritenute su interessi, premi, ed altri frutti corrisposti da aziende e istituti di credito.
I risultati emergono dal rapporto sulle entrate tributarie condotto dall`ufficio studi e politiche economico-fiscali del ministero dell` Economia.
Il mese di aprile è stato uno dei mesi con record negativo su questo fronte, con un incasso che ha segnato -594 milioni, pari a una contrazione secca del 99,8% su aprile 2002.

Come se non bastasse i correntisti si sono trovati a dover fronteggiare, negli ultimi dieci anni i costi per la tenuta dei depositi che in Italia sono più che raddoppiati.

La denuncia del caro-sportello è arrivata dall`Intesa dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che alla vigilia dell`undicesima relazione del Governatore della Banca d`Italia ha preparato una `controrelazione`.
Nel documento delle sigle di rappresentanza degli utenti si legge chiaramente l`aggravio per i cittadini, dovuto agli alti costi del sistema bancario italiano.
Nel documento di 13 pagine le quattro associazioni dell`Intesa prendono come riferimento un conto bancario non convenzionato con 11 operazioni mensili e snocciolano dati e tabelle dal `93 ad oggi.
I costi dei conti correnti, affermano, sono rincarati del 115,06%, passando dalle 372 mila lire di dieci anni fa (192 euro) agli attuali 412 euro (800 mila lire).

I depositi bancari sono aumentati del 45,22%; gli impieghi sono saliti del 186,96%, ma le sofferenze, vale a dire i crediti concessi e non riscossi, calcolano ancora le associazioni, sono schizzate del 91,44% da 47.161 miliardi di lire a 46,629 miliardi di euro (oltre 90 mila miliardi di lire).

Una crescita quella delle sofferenze che, affermano i consumatori, è `indice della scarsa qualità degli impieghi e spesso di una allegra gestione del credito e del risparmio`.

Il credito al consumo, che indica una maggiore propensione all` indebitamento per acquistare beni e servizi, è aumentato del 145,05% passando da 32.539 miliardi di lire a 41,181 miliardi di euro.
Mentre i bilanci delle famiglie, continua l`Intesa, hanno avuto una modesta crescita del 5,13%, passando da 191.907 miliardi di lire a 104,2 miliardi di euro.
`Ciò vuol dire – scrivono i consumatori nella loro controrelazione – che si stanno creando situazioni di manifesta povertà che costringono al ricorso ai prestiti`.

L`attività di Bankitalia non basta, secondo l`Intesa, a svolgere un controllo efficace: `basta considerare le vicende del Banco di Napoli, dei Bond Argentina e Cirio e quella della Bipop, al caso My Way-4You`.

Le ragioni risiedono, a loro avviso, nel doppio ruolo di Banca centrale e di antitrust che provoca danni `gravissimi alla concorrenza`, data `la storica tendenza di Bankitalia a privilegiare la stabilità del sistema bancario rispetto allo sviluppo della concorrenza`.

A tutto svantaggio, continua l`Intesa, della qualità dei servizi e dei diritti dei consumatori.

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