29 Settembre 2016

Conti correnti più cari per Ubi e Banco pesano i costi del salvataggio delle banche

Conti correnti più cari per Ubi e Banco pesano i costi del salvataggio delle banche
il
provvedimento l’ aumento dei depositi, 12 euro per una e 25 per l’
altra, dettato dai prelievi per il fondo crisi dolci (federconsumatori):
«operazione sgradevole». codacons: «inaccettabile, pronti a far
scattare denunce»

Se la popolarità delle banche negli ultimi anni ha raggiunto tra i risparmiatori il minimo storico, probabilmente in queste ore i livelli dovranno ancora essere aggiornati al ribasso: la notizia che alcuni istituti abbiano deciso di alzare le spese dei conti correnti per una serie di motivazioni (quella del recupero del contributo dell’ istituto al Fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie è la principale, ma non l’ unica) non è stata affatto ben digerita dalla clientela. Tra gli istituti che hanno già varato gli aumenti ci sono anche quelli che più incidono a livello provinciale: Ubi e Banco Popolare (che ha assorbito il Credito Bergamasco), ma anche Unicredit, mentre ad oggi non risulta che abbiano adottato aumenti Intesa (che peraltro aveva già fatto scattare alcuni rincari nel primo semestre), Mps e Bpm. Per quanto riguarda Ubi, l’ aumento è di 12 euro annui ed entra in vigore proprio da oggi, mentre per il Banco la maggiorazione è di 25 euro, verrà adottata nel saldo di fine anno, ma, si precisa, «ha valore di una tantum». Ancora diversa la modalità Unicredit, che ritocca il canone mensile a seconda delle varie tipologie di conto corrente. Sul fronte Ubi (di cui una recente indagine aveva rimarcato proprio l’«economicità» dei conti correnti, dai costi tra i più bassi d’ Italia), si rimarca che «l’ incremento di 12 euro annui è legato all’ aumento dei costi di produzione che la banca sostiene per detenere i depositi della clientela. Costi che nel solo 2016 ammonteranno a circa 60 milioni, che in precedenza non c’ erano e che secondo le direttive Ue, riguardano il Fondo di risoluzione delle crisi bancarie e il Fondo di garanzia dei depositi». Da parte sua, il Banco Popolare spiega che «il nostro è un rincaro “una tantum”, che vale solo per quest’ anno, dal momento che, sul fronte del fondo dei salvataggi siamo passati dai 38 milioni dell’ anno scorso ai 152 milioni di quest’ anno». Il Banco precisa anche che il rincaro dei 25 euro «tocca soprattutto i conti correnti finora a canone zero, on line e tradizionali». Resta comunque in queste ore la sorpresa per questa mossa, che si traduce spesso in arrabbiatura (eufemismo) da parte di molti risparmiatori, espressa dal presidente di Federconsumatori Bergamo Umberto Dolci: «Si tratta di un’ operazione sgradevole, dai dubbi contorni di legittimità. Occorre anche capire se il provvedimento vada o meno contro al principio della libera concorrenza, dal momento che bisogna dare un tempo adeguato al correntista per capire cosa sia meglio fare. Inspiegabile anche il silenzio assordante degli istituti di vigilanza». E la Federconsumatori nazionale, insieme ad Adusbef «denunciano l’ ennesimo furto ai correntisti saccheggiati e spremuti come limoni». La denuncia si riferisce al fatto che, secondo le due associazioni dei consumatori, alcuni istituti abbiano «ideato un ulteriore balzello per far pagare i costi della risoluzione ai clienti». Ancora più duri i Codacons, secondo cui una «tassa sui salvataggi bancari, applicata ai correntisti per la necessità di rientrare dei costi del Fondo nazionale di risoluzione è inaccettabile». Il presidente Codacons Carlo Rienzi avverte: «Se anche un solo euro dei soldi dei correntisti verrà prelevato dalle banche con questo nuovo balzello, non solo inviteremo i clienti a chiudere i conti, ma presenteremo una serie di denunce in Procura alla luce della possibile fattispecie di appropriazione indebita». Qualche ulteriore malumore riguarda anche le modalità di comunicazione: alcuni risparmiatori sostengono di non aver saputo degli aumenti, ma gli istituti sono molto fermi a riguardo, sostenendo di aver agito in modo tempestivo e trasparente: Ubi dichiara di averlo comunicato ai correntisti con l’ estratto conto di giugno (che arriva a luglio). Anche il Banco ha già inviato la lettera che avvisa del saldo di fine anno, «quindi chiunque ha davanti tre mesi anche per un eventuale recesso». • M. F.

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