1 Ottobre 2016

Conti correnti, il trasloco che conviene

Conti correnti, il trasloco che conviene

Sono passati due mesi dall’ edizione di Plus24 del 30 luglio sulla quale, per primi, informammo i lettori che il Banco di Brescia (gruppo Ubi) aveva comunicato a un correntista un incremento del 60% (da 40 a 64 euro l’ anno) del costo di gestione del conto corrente, con decorrenza da oggi, segnalando che altri istituti avrebbero potuto seguire la stessa strada. L’ aumento era motivato con le spese sostenute per il Fondo di garanzia dei depositi e con gli oneri versati dal gruppo per finanziare il Fondo nazionale di risoluzione, impegnato nel “salvataggio” del 22 novembre scorso di Popolare Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. Proprio le quattro banche alle quali Ubi sarebbe ora interessata e che vedono scaduta – sempre da oggi – la proroga concessa all’ Italia dall’ Unione Europea per la cessione delle good bank sorte dalla “risoluzione” che ha azzerato azioni e bond subordinati in mano a 130mila risparmiatori. Pochi dei quali (c’ è chi dice solo il 3%) potranno ricorrere al “ristoro” del Governo, per l’ 80% del capitale volatilizzato, mentre gli altri sono ancora in attesa dei decreti sull’ alternativa dell’ arbitrato. Su quella notizia Plus24 tornò nell’ inchiesta di copertina del 27 agosto: Vitaliano D’ Angerio mise al primo punto, nella lista dei controlli dei risparmiatori per la ripartenza di settembre, proprio la verifica delle condizioni dei conti correnti. Della questione si parlò anche a Radio24, nella trasmissione “Cuore e Denari” del 5 settembre. Ora si scopre che altri tra i maggiori gruppi creditizi nazionali (Banco Popolare e UniCredit) stanno applicando ai conti correnti analoghi rincari, spiegando nella comunicazione alla clientela che le ragioni degli aumenti sono collegate anche agli oneri di finanziamento del Fondo di risoluzione. Bankitalia fa sapere che «sta osservando con attenzione il comportamento di alcune banche nel ribaltare su correntisti e depositanti i costi delle crisi bancarie, per assicurare che le norme sui rapporti banche-clienti approvate dal Parlamento siano applicate e non eluse». Le associazioni dei consumatori Adusbef, Federconsumatori e Codacons preannunciano esposti e denunce. Come spiegato da Plus24 già il 30 luglio, per le banche valgono le regole di comunicazione alla clientela stabilite dall’ Arbitro Bancario Finanziario (Abf). Perché si possano variare le condizioni dei conti secondo l’ Abf «il giustificato motivo, ossia l'(unica) condizione sostanziale dettata dal legislatore…, non può essere generico dovendo al contrario riguardare eventi di comprovabile effetto sul rapporto bancario poi riferibili alla categoria di contratti oggetto delle modifiche». La legge (l’ articolo 118 del Testo unico bancario) consente però ai correntisti il recesso dal contratto. Cercare conti meno cari non dovrebbe essere difficile: secondo gli ultimi dati di Banca d’ Italia, nel 2014 la spesa annua di gestione dei conti correnti era di 82,2 euro e saliva con l'”anzianità” del conto. Tanto che per i contratti aperti da uno e due anni crollava a 52,7 e 58,8 euro, 29,5 e 23,4 euro meno della media. Entro la data di decorrenza degli aumenti “proposti”, i correntisti possono quindi comunicare il recesso, senza spese e con l’ applicazione, in sede di liquidazione, delle vecchie condizioni. Come con le surroghe si chiudono i vecchi mutui ormai troppo costosi, anche in questo caso i clienti bancari possono dire la propria: andandosene. – N. B. nicola.borzi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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