1 Novembre 2007

Conti correnti, i consumatori contestano Draghi

Il governatore: le spese di tenuta al massimo 218 euro.
La replica: “Si sbaglia, ci sono costi annuali sopra i 500“
Bankitalia lancia anche l`allarme mutui: segni di deterioramento.
E sui derivati ammoniti gli enti locali: no agli abusi

Mario Draghi lancia l`allarme mutui, ma è soprattutto sui dati relativi ai conti correnti che le associazioni dei consumatori entrano in polemica con il governatore di Bankitalia, che ha parlato ieri davanti alla platea dei banchieri riuniti in occasione dell`83ª Giornata mondiale del risparmio. conti correnti, il nodo dei costi Le famiglie italiane ? dice il numero uno di Palazzo Koch ? fanno fronte anche a spese per tenere i conti correnti che, pur diminuite negli ultimi anni, possono variare ancora molto. Secondo un`indagine della Banca d`Italia, il costo medio annuo di un conto in banca è di 130 euro, ma con picchi fino a 218 euro (nel 25% dei casi). Draghi avverte che la tipologia di conto scelta “non è sempre la più conveniente“ e perciò alle banche chiede che continuino “a migliorare l`informazione e la trasparenza“ fornita ai clienti. Perché “trasparenza delle condizioni, concorrenza fra banche, attenzione per la clientela, consapevolezza di quest`ultima contribuiscono alla riduzione dei costi; possono e devono stimolare ulteriori progressi“. Anche secondo il presidente dell`Antitrust Antonio Catricalà “un calo di 40 euro“ del costo dei conti correnti in un anno, “anche a seguito della nostra indagine, è insufficiente ma incoraggiante“. “Forse Draghi, parlando di 130 euro, si riferiva al costo trimestrale dei dei conti correnti perché in realtà i costi annuali in Italia superano i 500 euro“. Questa la replica al governatore di Adusbef e Federconsumatori. Secondo il presidente del Codacons Carlo Rienzi, poi, “non è importante solo stabilire quanto costa un conto corrente all`utente, ma è fondamentale sapere quanto le banche guadagnano grazie a questi conti“. Infine, Cittadinanza attiva lancia l`allarme sul credito al consumo. mutui, segnali di tensione Le famiglie italiane rischiano di trovarsi in difficoltà per pagare le rate dei mutui. Draghi intravede “segnali di deterioramento“ sul fronte delle sofferenze bancarie legate ai finanziamenti per l`acquisto di case. Anche se ? precisa ? la loro incidenza è “ancora bassa“. Se infatti l`Italia e le banche hanno resistito senza troppi scossoni alla crisi dei mercati finanziari scatenata dall`episodio “subprime“ (mutui rischio mancato rimborso) in Usa (anche grazie a un`esposizione “limitata“), “l`incidenza delle sofferenze sui prestiti per acquisto di abitazioni, ancora bassa, inizia a mostrare segnali di deterioramento“. Per le famiglie e le imprese, annuncia Draghi, il rialzo dei tassi “si rifletterà in un aumento del costo dei prestiti a tasso variabile, che rappresentano tre quarti del totale dei prestiti a medio e a lungo termine“. Così “gli oneri per i debitori potrebbero diventare significativi“. E il governatore ne dà misura: per le famiglie che hanno un finanziamento indicizzato al tasso Euribor a tre o sei mesi, “un rialzo permanente di 50 punti base comporterebbe in media un aggravio del servizio del debito dell`ordine dello 0,6% del reddito disponibile“. E il problema, a suo dire, sarebbe ancora maggiore per le famiglie meno abbienti. Un allarme condiviso anche dall`amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera secondo il quale “l`aumento dei tassi di interesse può aver creato pressione su alcune fasce, pressione che va tenuta presente“. l`incognita dei derivati Immancabile un richiamo di Draghi anche sull`altro tema caldo del momento: i derivati. Strumento, questo, che vede via via più coinvolte le banche italiane (a fine giugno la loro esposizione in derivati aveva raggiunto i 150 miliardi di euro al valore di mercato, ovvero il 6% del totale). “Lo sviluppo di strumenti innovativi ? sostiene Draghi ? è positivo ma richiede una attenta valutazione dei rischi“. Le banche non in grado di misurare e gestire tali rischi, quindi, “devono astenersi dal negoziarle“. Ma il richiamo è indirizzato anche agli enti locali (la cui esposizione in derivati, pari a circa un miliardo a fine agosto, “è sicuramente sottostimata“): “Gli amministratori locali ? avverte Draghi ? devono agire in modo consapevole. I derivati sono utili per gestire determinati rischi finanziari; non devono essere usati per migliorare temporaneamente i flussi di cassa addossando oneri, in modo non trasparente, alle amministrazioni future“.

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