5 Gennaio 2010

CONSUMI:VESCOVI,SCANDALO SPRECO PANE;SI CERCA SOLUZIONE/ANSA

 
 
PANIFICATORI,E’COLPA GDO; TRA PROPOSTE SCONTI E DOPPIA ETICHETTA

           
            (ANSA) – ROMA, 5 GEN – Attorno al fenomeno dello spreco di
pane, che oggi il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha
definito "scandaloso", crescono le polemiche ma anche le
proposte. Andrea Segré, preside della facoltà di Agraria a
Bologna e presidente di Last Minute Market ipotizza un’
etichetta a "doppia scadenza" e cioé una classica che indichi
la scadenza del cibo e l’altra che indichi fino a quando esso è
commestibile e può essere consumato, mentre il Codacons propone
di vendere il pane ad un euro al chilo dopo le 17, quando il
pane non è più freschissimo ma ancora buono. E la fondazione
Banco Alimentare dice di essere già in contatto con i
panificatori per realizzare un progetto di recupero del pane
invenduto.
   La cifra che ha fatto alzare la voce alla più alta carica
della conferenza dei vescovi italiani è quella dei 180 quintali
di pane che ogni sera vengono buttati via nella sola Milano:
"Questo spreco enorme del pane è scandaloso", ha detto il
cardinale Angelo Bagnasco. Certo, ha aggiunto, ci sono anche
altri sprechi, "ma quello del pane ha un valore simbolico
diverso".
   Uno spreco nel quale, per gli stessi panificatori che si
definiscono "l’anello debole della catena", le maggiori
responsabilità andrebbero attribuite all’ "approccio
consumistico dato dalla Grande distribuzione organizzata", ha
detto il presidente della Federazione italiana panificatori,
Luca Vecchiato, spiegando che "la Gdo è il maggior centro di
spreco di pane e nonostante questo non ci rimette un euro,
secondo una politica di acquisto e vendita da padre padrone. La
Gdo pretende infatti che i suoi fornitori (i panificatori
artigianali) consegnino pane fresco in abbondanza, per avere gli
scaffali sempre pieni sino all’ora di chiusura quando – per
contratto – il panificatore è costretto a ritirare l’invenduto
a prezzo pieno e a buttare il pane" e "paga il contributo
fiscale come se il pane fosse venduto". La Fippa stima infatti
che il pane reso a causa delle politiche di vendita della Gdo
può arrivare fino al 15% del prodotto fresco presente sugli
scaffali, mentre in panificio la quota raggiunge al massimo al
4-5%. Inoltre il panificatore paga il contributo fiscale come se
il pane fosse venduto. Per Carlo Rienzi del Codacons, invece,
"una delle principali cause dello spreco di pane che non viene
venduto, è da attribuire all’aumento del prezzo", che in
città come Milano o Venezia raggiunge e supera i 5 euro al
chilo, e al conseguente calo dei consumi.(ANSA).

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