4 Ottobre 2017

Consumi e ottimismo, gli italiani più cicale

di MARCO VALSECCHI MILANO – Cala la propensione al risparmio delle famiglie italiane, che nel secondo trimestre si attesta al 7,5%, due decimi di percentuale in meno rispetto ai tre mesi precedenti e un punto e mezzo in meno rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso. A rilevarlo è l’ Istat, che segnala come il dato, nel confronto col primo trimestre, sconti una crescita della spesa per consumi finali superiore a quella compiuta dal reddito disponibile: lo 0,4% in più contro lo 0,2% in più. Tutto questo a fronte di un potere d’ acquisto che, come ha ricordato sempre in mattinata il presidente dell’ istituto, Giorgio Alleva, «dal secondo trimestre del 2016 non ha più segnato rialzi, a causa essenzialmente della risalita dell’ inflazione che ha eroso la moderata espansione del reddito nominale». Gli scaffali di un supermercato Dinamiche nelle quali Confesercenti vede «uno sforzo positivo delle famiglie ad accentuare i consumi», dovuto probabilmente a una percezione più positiva della situazione economica. D’ altra parte, nei tre mesi in oggetto, la fiducia dei consumatori anch’ essa rilevata dall’ istituto nazionale di statistica – si è mo strata costantemente in progresso. A preoccupare l’ asso ciazione imprenditoriale, però, è l’ im mobilità del reddito reale. «Il rischio che si potrebbe presentare, nel caso di un consolidamento della ripresa, è che la crescita dei consumi non si stabilizzi, poiché le famiglie si orienterebbero ad irrobustire il risparmio precedentemente intaccato», si legge in una nota. Le stesse associazioni dei consumatori, dopo la diffusione dei dati, hanno espresso le loro perplessità. «Come purtroppo temevamo, l’ accelerata dell’ inflazione insieme alla mancata crescita dei redditi delle famiglie, sta iniziando a riportare effetti negativi sull’ an damento dell’ economia», commenta Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori. Mentre per Massimiliano Dona, numero uno dell’ Unione Nazionale Consumatori, «il rischio è che, con gli attesi futuri aumenti dei prezzi, la situazione peggiori ulteriormente», motivo per quale «urge una seria riforma fiscale» che adegui all’ inflazione gli stipendi e le pensioni. Secondo Carlo Rienzi, infine, «la trasformazione dei cittadini da formiche a cicale era prevedibile, dopo gli anni della crisi economica che hanno creato enorme incertezza sul futuro». Il presidente del Codacons, però, mette in guardia rispetto ai «fuochi di paglia», ricordando che la ripresa “va consolidata e i consumi delle famiglie sostenuti” se non si vuole che gli indicatori economici tornino indietro di qualche anno.

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