5 Maggio 2014

Consumi, Istat “vede” modesta ripresa. Effetto 80 euro?

 Consumi, Istat “vede” modesta ripresa. Effetto 80 euro?

Modesti segnali di ripresa dei consumi: quest’ anno, dopo tre anni consecutivi di riduzione, la spesa delle famiglie dovrebbe segnare un aumento dello 0,2%. Nel 2015 si prevede un ulteriore miglioramento, con una crescita dei consumi pari allo 0,5%. La spesa delle famiglie aumenterebbe infine dell’ 1% nel 2016. Sono le prospettive per l’ economia italiana rese note oggi dall’ Istat. Effetto 80 euro? In effetti, l’ aumento dei consumi sarebbe sostenuto da un incremento del reddito disponibile delle famiglie, spiega l’ Istat, “in parte alimentato dalle misure fiscali a favore dei redditi da lavoro dipendente” . Come si legge nel report dell’ Istituto, ” nel 2014 la spesa per consumi delle famiglie italiane è prevista in lieve ripresa (+0,2%) dopo tre anni di riduzione. Segnali di assestamento dei consumi privati sono comparsi nel quarto trimestre del 2013 (-0,1% la caduta congiunturale), quando la componente dei beni durevoli ha registrato una variazione positiva. Negli ultimi mesi il clima di fiducia risulta in recupero, supportato dal miglioramento dei giudizi sulla situazione economica del paese e, per la prima volta da oltre un triennio, delle valutazioni sulle condizioni economiche della famiglia e sulle prospettive del mercato del lavoro. L’ aumento dei consumi sarebbe sostenuto prevalentemente da un incremento del reddito disponibile nominale, in parte alimentato dalle misure fiscali a favore dei redditi da lavoro dipendente. Il reddito disponibile è previsto crescere in misura superiore all’ inflazione al consumo e il potere d’ acquisto delle famiglie tornerebbe a migliorare per la prima volta dal 2007″. Secondo l’ Istat, il tasso di risparmio si consoliderebbe intorno ai livelli registrati nel 2013, quando la propensione al risparmio per il totale delle famiglie è risultata pari a 12,9%. Per quest’ anno si prevede un aumento del Prodotto interno lordo pari allo 0,6% in termini reali, con una crescita dell’ 1% nel 2015 e dell’ 1,4% nel 2016. Segnali positivi vengono dagli investimenti: ci si attende una ripresa dei tassi di crescita a più 1,9% quest’ anno, che arriverebbe a più 3,5% nel 2015 e a più 3,8% nel 2016. Diversa invece la voce relativa alla disoccupazione, che ancora nel 2014 raggiungerebbe quota 12,7% : “una stabilizzazione dell’ indicatore – rileva l’ Istat – è prevista avviarsi nella seconda metà dell’ anno con riflessi sul 2015, anno in cui è attesa una riduzione del tasso al 12,4%. Il tasso di disoccupazione è previsto scendere ulteriormente nel 2016. Le unità di lavoro si ridurrebbero dello 0,2% nel 2014 per poi aumentare dello 0,6% nel 2015 e dello 0,8% nel 2016”. Si tratta, naturalmente, di uno scenario denso di incertezze perché “è condizionato dalle ipotesi relative all’ evoluzione del quadro internazionale, all’ andamento del tasso di cambio, agli effetti macroeconomici delle manovre di finanza pubblica e alle condizioni di erogazione del credito e di incertezza”. Quanto peserà in questa modesta ripresa dei consumi l’ aumento di 80 euro in busta paga per i lavoratori dipendenti? Le valutazioni, in effetti, sono diverse. Per il Codacons, “la realtà è che la previsione Istat non può che essere “sballata”, dato che ci sono ancora troppe variabili da definire, a cominciare dalla Tasi che le famiglie saranno costrette a pagare e che possono annullare, in parte, l’ effetto del bonus”. Di conseguenza, afferma l’ associazione, ” gli 80 euro in busta paga avranno un effetto sui consumi e sul Pil, ma questo non sarà alto, dato che il bonus non riguarda le famiglie più povere (incapienti, disoccupati e pensionati) che hanno una maggiore propensione marginale al consumo e, attualmente, è una tantum. Solo quando ci sarà la garanzia che il bonus diventerà permanente, allora le famiglie potranno fare affidamento su quei soldi e decidere di spenderli. Altrimenti, salvo non si riesca ad arrivare a fine mese, saranno destinati al risparmio”. Federconsumatori e Adusbef sono invece più ottimiste : “Dalle prime analisi appare lievemente sottostimato l’ impatto degli 80 euro in più in busta paga sui consumi nel 2014. L’ Istat calcola infatti una ricaduta positiva “minima” del +0,2%.Ma se, come siamo convinti, quanto stanziato per incrementare le buste paga sarà destinato dalle famiglie interamente al consumo (e non è difficile crederlo viste le condizioni di forte difficoltà in cui si trovano le famiglie a reddito fisso) l’ effetto, a prezzi costanti e in assenza di variabili recessive, potrebbe portare ad una ripresa dei consumi tra il +0,5 ed il +0,6% “. Qualche indicazione in più viene dal Censis, per il quale gli italiani che riceveranno il bonus Irpef da 80 euro al mese avranno comportamenti diversi a seconda che questo sia una modifica fiscale permanente o una “una tantum”. Nel primo caso, con un incremento stabile del reddito, il Censis stima che l’ aumento della spesa per consumi nei prossimi otto mesi sarà superiore a 3,1 miliardi di euro, cioé circa il 15% in più rispetto al caso in cui il bonus non venga rinnovato nel prossimo anno. Circa un milione di persone in più destinerebbe gli 80 euro in tutto o in parte ai consumi. Se invece questi fossero un aumento una tantum, il Censis “stima che 2,7 miliardi di euro (dei 6,7 miliardi totali previsti dal decreto del governo) andranno ad alimentare la domanda interna. Per la precisione, 2,2 milioni di beneficiari del provvedimento impiegheranno tutti gli 80 euro mensili in consumi, per una spesa pari a 1,5 miliardi di euro negli otto mesi. Altri 2,7 milioni di beneficiari li spenderanno solo in parte per consumi, per un valore di 1,2 miliardi di euro (e destineranno 700 milioni di euro ad altro). Invece, 5 milioni di beneficiari useranno il bonus esclusivamente per impieghi diversi dai consumi (risparmieranno, pagheranno debiti, eccetera) , per un ammontare di 3,3 miliardi di euro”.

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