Consumi fermi, bene solo la grande distribuzione
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fonte:
- Il Tempo
Le vendite al dettaglio a giugno sono diminuite dello 0,7% rispetto a un anno fa. Nei discount +3,3% I dati dell`Istat sulla spesa degli italiani. Le associazioni dei consumatori in allarme: la riduzione è del 5% È ANCORA gelo sui consumi degli italiani. Secondo i dati resi noti dall`Istat, gli italiani non ne vogliono proprio sapere di riprendere a spendere. Le vendite al dettaglio nel mese di giugno sono infatti diminuite dello 0,2% rispetto a maggio, e dello 0,7% rispetto allo scorso anno. La diminuzione annuale dello 0,7% – spiegano i tecnici dell` Istat – deriva da una flessione dell`1,4% nelle vendite delle piccole imprese e di un incremento dello 0,4% della grande distribuzione, che sembra essere l`unico settore con il vento in poppa. Nel mese di giugno si sono registrate variazioni annuali positive per tutte le tipologie, tranne che per gli ipermercati, che hanno segnato una flessione dell`1%. Gli aumenti più consistenti hanno riguardato soprattutto i negozi specializzati (+3,3%, gli hard discount +2,3%) e i grandi magazzini (+1,6%). Per quanto riguarda le vendite di prodotti non alimentari, a giugno il segno meno su base tendenziale ha riguardato tutti i gruppi, ad eccezione di mobili, articoli tessili, arredamento (+0,2%). Le flessioni più significative hanno invece riguardato i settori dei giochi, giocattoli, sport e campeggio (-2,2%), abbigliamento e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-1,6% per entrambi). A tirare la cinghia sono stati soprattutto i consumatori del sud e isole e Nord est (-1,1% per entrambi) mentre il nord-ovest, sempre nel mese di giugno, ha speso di più, registrando un aumento delle vendite dello 0,4%. Per la Confesercenti, a risentire del calo delle vendite sono “le piccole imprese, che scendono del 3,2% su base annua, nonostante il calo dei prezzi“, mentre per la Confcommercio “il sistema è ormai in bolletta ed il calo dei consumi è un problema strutturale che compromette ogni possibilità di ripresa“. A preoccupare la confederazione sono “le vendite di prodotti non alimentari, che diminuiscono in termini quantitativi ormai da 30 mesi, e quelle di alimentari da 18“, in barba agli sforzi di “offerte speciali e politiche di contenimento dei prezzi“. Il bilancio negativo sui consumi non coglie di sorpresa neanche l`Adiconsum, che motiva così le proprie critiche: “è difficile prevedere un aumento quando i prezzi corrono a velocità almeno doppia rispetto alle retribuzioni e alle pensioni, e quando anche il carico fiscale sulle famiglie aumenta allo stesso ritmo dei prezzi“. A “rifare i conti“ dell`Istat ci pensa invece Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons), che parla di “una riduzione vera dei consumi di quasi il 5% e non come scrive l`istituto di statistica di una flessione dello 0,7%. L`inflazione che noi abbiamo più volte documentato, sulla base dei consumi reali delle famiglie, è così di almeno 4 punti maggiore. Appuntamento al 14 settembre per lo sciopero dei consumatori“. Secondo i quattro presidenti Carlo Pileri, Elio Lannutti, Carlo Rienzi e Rosario Trefiletti “la situazione è grave e richiede una vera solidarietà nazionalei“. Anche le imprese ora sentono la crisi, concludono. “Il 14 settembre ci auguriamo che anche loro, tra le 11,30 e le 11,35, spengano tutti gli apparecchi che consumano energia“. giovedì 1 settembre 2005.
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