25 Gennaio 2013

Consumi, crisi senza fine: -3,1%

Consumi, crisi senza fine: -3,1%

ROMA-Lacrisideiconsumi non sembra avere fine: anche il mese di novembre chiudeconunbilancionegativo delle vendite al dettaglio, in calo del 3,1% su base annua. E’ ormai l’ ottavo calo consecutivo e nemmeno l’ alimentare viene risparmiato. I nuovi dati dell’ Istat sul giro d’ affari nei negozi confermano la stretta e mettono un’ ipoteca sul 2012. Infatti difficilmente dicembre, per quanto positivo, potrà ribaltare la perdita accumulata, pari al 2% dei primi undici mesi.Senoncisarannocambiamenti si tratterebbe dell’ anno peggiore almeno dai primi del ’90. Laflessionetotalizzata sarebbe più forte di quella del 2009, quando la caduta si fermò all’ 1,7%. A sottolinearlo sono anche i commercianti, che parlano di consumi in «profondo rosso». Le associazioni dei consumatori manifestano tutta la loro preoccupazione definendo «drammatici» i numeridell’ Istatestimandoun crollo nel potere d’ acquisto degli italiani. Nella valanga di ribassi spicca, però, il segno più registrato dai discount, che anche a novembre riescono a cavalcare la crisi. Le famiglie per andare avanti in tempi duri cercano di tagliare su tutto. In un solo mese le vendite diminuiscono dello 0,4% e il ribasso diventa più forte se si fa il confronto con l’ anno precedente. In termini tendenziali la contrazione si fa sentire puresuciboebevante( -2%)e sul resto la flessione è ancora più pesante (-3,7%), investendo capitoli come abbigliamento -pellicceria (4,7%), mobili -arredamento ed elettrodomestici (-4,5%). Molto male vanno i piccoli negozi, le botteghe di quartiere, che segnano un ribasso del 3,9%, ma il reflusso è talmentefortecheaddirittura la grande distribuzione soffre (-2,1%). A guadagnare restano esclusivamente i discount alimentari, visto che non si può evitare di mangiaresitagliasullaqualità,facendoamenodeimarchi. Confesercenti vede nero: «Perincontrareunaltrocalo di vendite altrettanto consistente bisogna giungere addirittura al 1993». Sulla stessa linea Confcommercio, secondo cui i dati dell’ Istatnonfannoaltroche ribadire «ancora una volta come la crisi dei consumi sia profonda e come sia lontana un’ inversione di tendenza». Sconforto emerge anche dai commenti delle associazioni dei consumatori. Il Codacons parla di numeri che riportano direttamente aldopoguerraefanotarecome l’ indice sulle vendite al dettagliodell’ Istatincorpori purel’ inflazione.Eccocheal netto dei prezzi, considerando solo le quantità, per gli alimentari il «tracollo è doppio». Sulla stessa linea l’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che prevede per il biennio 2012-2013 un tonfo nel potere d’ acquisto superiore al 6,1%. La Confederazioneitalianaagricoltori constata come «dopo aver tagliato tutto il superfluo, gli italiani sono costretti anche a una dura ‘spending review’ sullatavola»,tantoche oggi «oltre 7 milioni di famiglie optano per prodotti ‘low-cost’ odiqualitàinferiore, mentre 6 milioni e mezzo di famiglie ormai si rivolgono quasi esclusivamente ai discount».

 

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