25 Febbraio 2011

Consumi, calma piatta Ma il Pil sta ripartendo

Consumi, calma piatta Ma il Pil sta ripartendo
 

 In un’ Italia dalla ripresa per nulla frenetica la gente compra meno cibo e più televisori. Dicono anche questo le cifre diffuse ieri dall’ Istituto nazionale di statistica e dal Centro studi di Confindustria sullo stato di salute dell’ economia nazionale. I consumi sono in leggero aumento. Nel 2010, calcola l’ Istat, gli acquisti «al dettaglio» degli italiani sono cresciuti (in valore) dello 0,2% rispetto al 2009. L’ aumento non è granché. Siamo ancora sotto il dato del 2008 e sopra solo dell’ 1% rispetto a quello del 2005. La tendenza però è curiosa. Lo 0,2% è la combinazione di un calo dello 0,3% degli acquisti degli alimentari e di un incremento sempre dello 0,3% della spesa per altri beni. Meno cibo (che pesa per il 29,7% della spesa, nei calcoli dell’ Istat) e più ‘ altro’ (che è poi il 70,3% del carrello). Cosa stanno comprando di più gli italiani? L’ Istat dice che cercano sempre più la ‘ vecchia’ elettronica. Aumenta dell’ 1,9% la spesa per «elettrodomestici, radio, televisioni e registratori », cresce del 2,2% quella per le macchine fotografiche, sale dell’ 1,7% quella per «supporti magnetici e strumenti musicali», che poi oggi è quasi esclusivamente rappresentata dai dvd. E’ vecchia elettronica perché quella più innovativa, cioè i computer o i telefoni di ultima generazione, hanno venduto meno dell’ anno precedente, e il loro -1,1% è il calo peggiore dell’ intero paniere. Comunque quelli di televisori, fotografia e dvd sono anche gli unici dati che vanno oltre l’ 1% di aumento, soglia che solo le calzature, tra i beni ‘ non elettronici’ , riescono a raggiungere per il 2010. L’ associazione dei consumatori Codacons sottolinea poi come «significativo» il calo delle vendite degli ipermercati (-0,3%) e lo spostamento verso i discount (+1,3%), «ossia verso prodotti non di marca». Tra i tanti aumenti o cali di spesa che valgono qualche decimo punto di percentuale (come il +0,5% dei casalinghi, il -0,3% della profumeria o il -0,1% dell’ abbigliamento) si capisce che, nel complesso, in Italia i consumi restano deboli. E infatti nel nostro Paese c’ è un problema di domanda interna, scrivono i ricercatori del Centro studi di Confindustria. Il mercato interno è ancora «stagnante» fanno notare. E’ questo il principale ostacolo alla ripresa, cioè quello che costringe l’ economia italiana a pro- cedere «meno rapida» rispetto a quella di nazioni che crescono con un passo «molto robusto e in accelerazione» come gli Stati Uniti, la Germania, il Brasile e la Russia. Come ha ripetuto anche ieri Emma Marcegaglia, «nel nostro Paese c’ è un’ emergenza crescita». «Non ci siamo rassegnati a crescere poco – ha aggiunto il presidente degli industriali – ma è necessario fare delle cose» per riuscirci. A partire dalla riforma fiscale, per la quale Confindustria chiede di aumentare la tassazione sulle cose e sulle rendite finanziarie per alleggerire le tasse sulle imprese. Eppure il quadro del Csc non è negativo. La domanda estera spinge la nostra crescita. In Italia «dopo lo stop tra estate e autunno 2010, l’ attività industriale ha recuperato slancio all’ inizio del 2011». Lo scenario favorevole però è «incrinato» dalla nuova corsa del prezzo del petrolio e delle altre materie prime. Il bilancio del Csc parla di un Pil comunque in accelerazione in chiusura del primo trimestre dell’ anno. Cioè andrà meglio del +0,1% fatto segnare negli ultimi tre mesi del 2010. Si spera che anche le aziende ci credano. Per ora non sono molto ottimiste. A febbraio l’ indice destagionalizzato sul clima di fiducia delle imprese manifatturiere è sceso dai 103,4 punti di gennaio a 103. Un calo contenuto, ma comunque pesante, perché interrompe la serie di aumenti che andava avanti dall’ ottobre 2010. Cresce la fiducia tra le imprese del commercio al dettaglio (dai 99,8 punti di dicembre ai 101 di gennaio) così come quella delle ditte che fanno servizi di mercato (da 98,5 a 99,6). Vedono invece un futuro molto cupo le aziende dell’ edilizia e delle costruzioni. Il loro indice di fiducia è riuscito a scendere dalla già bassissima quota 80 di dicembre a 79 punti a gennaio.

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