27 Settembre 2012

Consumi a picco Anche nei discount non si compra più

Consumi a picco Anche nei discount non si compra più

DA MILANO GREGORIO MASSA P rosegue inarrestabile la crisi del commercio. Secondo l’ ultimo rapporto Istat, le vendite al dettaglio, a luglio, hanno segnato un ribasso dello 0,2% su giugno, dopo due mesi in positivo, e una caduta del 3,2% su base annua: è il quarto calo consecutivo. Inoltre a luglio anche gli alimentari sono risultati in calo, scendendo dello 0,1% in termini congiunturali e del 2% sul piano tendenziale. La crisi ha colpito ovunque: dai piccoli negozi che hanno registrato un forte ribasso di vendite al dettaglio (-3,8% annuo), alle imprese della grande distribuzione (-2,3%) fino ai ipermercati (-3,1%). Perfino i discount alimentari non tirano più, con le vendite che girano in territorio negativo (-0,1% rispetto all’ anno scorso). E ancora peggio è l’ andamento del settore non alimentare, che ha perso lo 0,3% su giugno e il 3,8% rispetto al luglio 2011. Per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari, a luglio sono stati registrati cali in tutte le tipologie di prodotti: al primo posto giocattoli, sport e campeggio (-5,6%) seguiti da mobili, articoli tessili, arredamento (-5,2%), abbigliamento e pellicceria (-4,7%) e cartoleria, libri, giornali e riviste (-4,7%). Preoccupate le associazioni di categoria. Secondo Federdistribuzione, per l’ alimentare il calo di quantità acquistate è stato dell’ 11,6%, mentre per la Coldiretti «la crisi ha tagliato la spesa di sei italiani su dieci, che hanno modificato al risparmio i propri comportamenti di acquisto»: tagliati soprattutto gli acquisti di latte (-7%), olio (-5%) e pesce (-4%). A crescere «sono solo i modelli di spesa alternativa: dalle vendite porta a porta ai gruppi di acquisto solidale, fino alla spesa a chilometri zero direttamente dal produttore». In controtendenza gli acquisti diretti dal produttore, con un aumento del 23% rispetto allo scorso anno grazie anche al migliore rapporto prezzo/qualità. Il Codacons, invece, non usa mezzi termini e parla di un «vero e proprio tracollo», una «ecatombe» che trascinerà nel baratro il settore del commercio, con il rischio concreto che «150 mila negozi possano chiudere a breve, con ripercussioni pesanti sull’ economia nazionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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