13 Settembre 2002

Consumatori: sciopero con esiti contraddittori

Consumatori: sciopero con esiti contraddittori

Lo «sciopero della spesa» contro il carovita sarebbe stato un successo, secondo gli organizzatori, che parlano di un quaranta per cento di adesioni, con punte del cinquanta per cento nel Mezzogiorno: Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, le quattro assocializioni aderenti all?Intesa dei consumatori assicurano che «oltre venti milioni di cittadini si sono astenuti dall?effettuare almeno un acquisto» nel corso della giornata del 12 settembre. Le percentuali fornite dall?Intesa sono state giudicate «numeri al lotto» dalla Confocommercio, secondo la quale la diffusione di dati che «non hanno riscontri reali di carattere statistico e hanno scarsa attendibilità» rischia di creare «inutili e pericolose turbative di mercato». Per l?associazione dei commercianti il calo delle vendite c?è, ma è la conseguenza di «un andamento dell?economia che è ormai sulla soglia di una vera e propria recessione». Le misure adottate finora dal Governo sono «del tutto insufficienti» e la ripresa auspicata per il 2003 potrebbe «essere procrastinata nel tempo». Per cui la Confcommercio non esclude «la mobilitazione del settore»: il che significa che dopo lo sciopero degli acquirenti ci potrebbe essere quello dei venditori. La riuscita dello sciopero è stata smentita dai dati diffusi in sede nazionale da due grossi gruppi di supermercati, la Coop e Gs. Secondo il gruppo Coop, che gestisce più di 1.200 punti di vendita, addirittura «non si riscontrano elementi tali da poter dichiarare che lo sciopero sia avvenuto», e il flusso degli avventori è stato normale». Per i Gs non vi è stata «nessuna flessione» e quello di ieri è stato «un giorno come un altro». Diversi e contrastanti sono i dati raccolti localmente. Negli ambienti commerciali romani si parla di una flessione lievemente superiore a quella del 5-6 per cento che si è verificata negli ultimi mesi, in coincidenza con l?introduzione dell?Euro. Molto più consistente e convinta sarebbe stata l?adesione allo sciopero dei cittadini di Napoli, i quali, secondo la Federconsumatori si sarebbero astenuti quasi in massa dagli acquisti negli esercizi non alimentari, e nella misura del cinquanta per cento dalla spesa nei mercati rionali. Molti napoletani avrebbero rinunciato addirittura alla «tazzulella?e cafè». E si sarebbe verificato pure un calo di affluenza presso gli sportelli bancari e i bancomat. Mentre invece nella vicina Avellino gli appelli dell?Intesa dei consumatori per lo sciopero avrebbero avuto un?eco molto scarsa. Secondo il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno lo «sciopero della spesa» è «un?iniziativa molto forte, che rischia di squilibrare il mercato perché non dà segnali di fiducia».

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