13 Gennaio 2010

Consumatori pronti alle denunce collettive

Più di mille incidenti nel 2009 e circa 190 mila euro di risarcimenti. E’ il conto che il Comune deve pagare per i danni causati dal pessimo stato di strade e marciapiedi. E non è finita. Molte cause sono ancora in corso (131 per il triennio 2007-2009) e molte altre ne potrebbero arrivare. Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. «Lo stato delle nostre strade è una vergogna», dice Giovanni Dei Giudici, presidente regionale di Federconsumatori, deciso a dare battaglia. Con un’ arma in più: la class action. Al momento teorica, visto che per le cause alla pubblica amministrazione l’ attuale normativa non prevede la possibilità di ottenere ciò che starebbe più a cuore al cittadino, cioè il risarcimento del danno, «ma in futuro non è detto che non ci si arrivi». Al massimo, per ora, si tratta un’ azione essenzialmente dimostrativa con la quale ottenere l’ eliminazione del disservizio nonché (si spera) la rimozione degli eventuali responsabili. In attesa – «se e quando, si parla di sei mesi», spiega Tiziana Sorriento, presidente di Codacons Piemonte – che la norma venga adeguata, i numeri fotografano l’ emergenza. Solo al Codacons, nel 2009, sono arrivate il 40% di segnalazioni in più rispetto all’ anno prima. Da parte di pedoni, «qualcuno dei quali si infortuna anche gravemente», automobilisti, motociclisti, ma anche viaggiatori in salita o discesa dai mezzi pubblici. «L’ incremento di denunce è stato pazzesco – prosegue – tanto che abbiamo chiesto al Comune di aprire uno sportello apposito per seguire direttamente le cause, evitando il rimpallo con assicuratore e liquidatore». La risposta è stata negativa. Difficilmente, in ogni caso, si arriva in giudizio: «Tutte le volte in cui l’ associazione è intervenuta per conto dell’ utente – chiude la Sorriento – si è sempre raggiunto un accordo transattivo, ma chi non segue questa strada o non va da un avvocato difficilmente ottiene qualcosa». Se Gavino Sanna, presidente dell’ Associazione Consumatori Piemonte, non intende «intentare cause pilota» e preferisce «attendere che in materia venga fatta un po’ di giurisprudenza», Dei Giudici ipotizza come si potrebbe organizzare una class action . «Bisognerebbe trovare cinque-sei persone – spiega – che abbiano subìto danni simili nello stesso tratto di strada, allora si creerebbe una classe dimostrando il nesso tra causa ed effetto». Perché, ricordano tutti, la prima cosa da fare in caso di incidente è documentarlo: chiamando i vigili, scattando fotografie, trovando testimoni e allegando al reclamo il referto medico che ne certifica le conseguenze, anche a lungo termine. «La strada della class action contro i cosiddetti danni da insidia è in salita ma affascinante – chiude Alessandro Mostaccio, presidente del Movimento Consumatori Piemonte – e, anche se nella norma di parla di inefficienze rispetto ad accordi contrattuali, non è detto che nei confronti di enti pubblici o di concessionari di servizi non si possa parlare di “contratto sociale”, raggruppando per categorie le persone che chiedono un risarcimento: contro il Comune, per esempio, o contro Smat se si incappa in un tombino malmesso, o contro chiunque altro».

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