20 Settembre 2002

Consumatori, crociate e veleni

LE ASSOCIAZIONI SONO 14 CON UN MILIONE DI ISCRITTI, TRA LORO E`
RISSA CONTINUA
Consumatori, crociate e veleni

LE associazioni di tutela dei consumatori, una
storia italiana. Fatta di scissioni, beghe giudiziarie, arresti,
sospetti, norme quadro, leggine e leggi speciali, trasversalismi,
ribaltoni e compromessi. E come potevano mancare i partiti, i
sindacati, il campanilismo, il Tar che tutto blocca e rimette in
discussione, i `duri e puri` e le multinazionali. E per stare al
passo con i tempi, negli ultimi mesi hanno fatto capolino le accuse
di `cofferatismo` e `collateralismo` e si sono formate due
grandi coalizioni con tanto di distinguo, identita` e differenze.

In Italia gli associati sono circa un milione. Le 14 grandi
organizzazioni hanno sedi diffuse su tutto il territorio nazionale.

Nella maggior parte dei casi una stanza, tanto impegno, un
computer, un paio di telefoni e scrivanie piene di carte bollate,
denunce, storie di vacanze diventate un calvario, malasanita`,
bollette milionarie, contratti bancari ingarbugliati. Tutti uniti
negli intenti e negli obiettivi, “contro i soprusi quotidiani sul
cittadino“. Ma divisi nella scelta delle strategie e degli
interlocutori. Un universo variopinto. Fino all`inizio del 2002
ognuno per la propria strada. Poi si e` tentata la via delle
`sante alleanze`. Una sorta di sistema maggioritario anti
rincari. O meglio anti euro rincari. Perche` l`Intesa dei
Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) e` nata
proprio nel gennaio di quest`anno per vigilare su chi si lasciava
prendere un po` troppo la mano negli arrotondamenti da moneta unica.

A giugno e` spuntato l`altro polo: la Coalizione dei Consumatori
che riunisce Adiconsum, Assoutenti, Cittadinanza Attiva,
Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento
Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori. Uno di
centrodestra, l`altro di centrosinistra? Anti governativi contro
filo governativi? Cofferatiani e anti cofferatiani? Troppo
semplice. L`etichetta politica nuda e cruda e` malvista. Da una
parte e dall`altra. E in effetti origini ed appoggi politici si
mescolano fino a confondersi.
Nell`Intesa c`e` la
Federconsumatori che e` nata da una costola della Cgil. L`Adoc
invece e` piu` vicina alla Uil ma il Codacons, fondato nell`89
grazie ad un accordo extragiudiziale con la societa` telefonica Sip,
trova sponde in An e Lega. Il presidente dell`Adusbef Elio
Lannutti ha provato l`avventura con Di Pietro, dimettendosi
durante la campagna elettorale. Nella Coalizione l`Adiconsum con a
capo Paolo Landi ha origini cisline mentre il Movimento dei
Consumatori, presieduto da Lorenzo Miozzi invece ha radici
nell`Arci, quindi area Ds. Da segnalare anche un gruppo di
transfughi del Codacons. Accusati, nel giugno scorso, di voler
svoltare troppo a sinistra. Piu` `fratelli e coltelli` che
`coppiani e bartaliani` insomma. Comunque stanze separate. Come
si e` ben notato da agosto in poi, quando su giornali e tv e`
tornato d`attualita` il tema inflazione. Tutti d`accordo nel dire
che i numeri dell`Istat non quadrano e soprattutto tutti abili
nella proposta ad effetto, nella replica forte che ben si adatta
al titolone sui giornali. Poi pero` la coalizione fa un accordo
con l`Eurispes e promette un “paniere alternativo piu`
attendibile“. L`Intesa risponde: “I calcoli fatti da privati non
hanno valore scientifico e sono pericolosi, meglio cercare di
convincere l`Istat a migliorare e controllare con maggior rigore le
sue rilevazioni“
. Per raffreddare i prezzi l`Intesa invece cerca
l`accordo con la Confesercenti. Lo trova all`inizio di settembre. I
negozianti `virtuosi` che non aumentano saranno riconoscibili da
un bollino verde. La Coalizione commenta in coro: “Sono
iniziative che lasciano il tempo che trovano“
. La Confcommercio
non partecipa e critica. Ma due giorni dopo sottoscrive un accordo
per un paniere bloccato col Comune di Roma. Questa volta il segno
del calmiere e` un bollino rosso a forma di pomodoro. E l`Adoc
ribatte: “E` solo fumo negli occhi“. Anche durante l`incontro
del 7 settembre con il ministro Marzano ognuno va per la sua
strada. L`Intesa prima non si accontenta: “Il ministro non basta,
vogliamo vedere Silvio Berlusconi“
. Poi si presenta da Marzano e critica. La Consulta invece si dice soddisfatta. E si arriva allo
sciopero degli acquisti di giovedi` scorso. Organizzano Codacons,
Adoc, Adusbef e Federconsumatori. Nei giorni precedenti alla
protesta arrivano adesioni che attraversano tutto l`arco
parlamentare: i sindacati tutti, impegnati nello scontro col
governo sull`inflazione programmata, l`Ulivo e anche la `Casa del
consumatore`, un`altra associazione che vanta amici nel governo.

Sia tra le fila di Forza Italia che della Lega (il presidente della
commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti) e anche in An (Ignazio
La Russa). La Coalizione prende le distanze: “No allo sciopero ma
si` al boicottaggio di chi ha aumentato troppo“
. Il giorno dopo,
per non trovarsi spiazzata, pero` si accorda con l`Anci,
l`Associazione dei Comuni italiani.
Obiettivo principale, favorire
il rilancio degli osservatori comunali sui prezzi. Tante bandiere,
tante proteste. Fatto lo sciopero e il boicottaggio, sabato scorso
e` stata la volta dell`autodifesa dei consumatori. A proporla e`
stata l`associazione Altroconsumo Onlus che professa indipendenza.

Ne` con l`Intesa ne` con la Coalizione. Sicuramente invidiata un
po` da tutti forse perche` Altroconsumo Onlus e` controllata da
una srl attigua al colosso dei media con capitale belga Test Achat.

L`attivita` principale e` l`editoria. La rivista mensile
Altroconsumo e i supplementi `Salutest` e `Soldi e Diritti` con
300 mila abbonati che pagano una quota un po` per avere la rivista,
un po` per l`associazione e portano un giro d`affari annuo da 35
miliardi di lire. Quanto basta per non aver problemi di fondi. Le
altre associazioni invece devono scervellarsi e arrabattarsi per
racimolare una decina di milioni qui, una decina di milioni la`
con i progetti europei e le consulenze. Perche` gli incassi delle
sottoscrizioni dei soci non bastano. Si puo` contare anche sui
finanziamenti dello Stato. Alcuni arrivano dalla legge sull`editoria.
E a farne man bassa e` proprio Altroconsumo. E` andata cosi` dal
1999 al 2001. L`anno scorso i concorrenti hanno presentato un
ricorso al Tar sostenendo che Altroconsumo non era un ente senza
fini di lucro e quindi non aveva diritto alla sovvenzione. Il
Tribunale amministrativo ha dato ragione al `fronte piu` povero`.
Ora Altroconsumo si e` gia` rivolta al consiglio di Stato. “Sono
questioni formali
– sostiene il presidente Paolo Martinello – che
possono essere risolte. Ma possiamo permetterci anche di valutare
di lasciar perdere, tanto abbiamo altre risorse per la nostra
attivita“`
. Una casa comune ci sarebbe: il Cncu, il Consiglio
nazionale dei consumatori, voluto e rilanciato dall`ex ministro
Letta. L`Ulivo ha cercato di trasformarlo in una sorta di Cnel con
funzioni consultive. Era il tempo della prima battaglia sulle Rc
auto. Il governo di centrodestra l`ha messo un po` in disparte.

Mai convocato fino a due settimane fa. Finito nel dimenticatoio,
insomma. Tanto che il presidente Anna Bertolini si e` dimessa dopo
l` `ennesimo sgarbo`. L`Adusbef se n`era gia` andata prima in
forte polemica e accusando le altre associazioni e l`ex ministro
Letta per la nuova legge sul danno biologico. Ora nel Cncu sono
rappresentate 13 organizzazioni, compresa la Verbraucherzentral Sud
Tirol, a tutela della minoranza linguistica tedesca di Bolzano,
come prev
isto da una leggina speciale che ha radici nelle prime
norme quadro sulla tutela dei consumatori. Correva l`anno 1947.

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