Consumatori contro l?Istat: «I prezzi veri non sono i vostri»
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fonte:
- L`Unione Sarda
Per le associazioni i rincari sono superiori a quelli rilevati dall?istituto
Roma. L?Istat non si discute ma è anche vero che l?inflazione percepita dai consumatori ha le sue ragioni e non è una teoria di Freud. I consumatori non ci stanno a passare per visionari e ribadiscono le loro ragioni all?indomani del duro scontro tra Istat e Eurispes. «Sottoponendo i consumatori italiani a una psicanalisi collettiva, con teorie che lasciano il tempo che trovano – sostiene l?Intesa dei cosumatori- non si arriverà mai da nessuna parte». Adiconsum, da parte sua, dopo aver precisato «che nessuna associazione consumatori intende demolire o sostituirsi all?Istat» si rivolge con una lettera aperta direttamente al presidente dell?Istat Biggeri osservando: «Pensa proprio, professor Biggeri, che la caduta dei consumi che gli stessi commercianti oggi denunciano e che trova conferma nel calo della produzione industriale sia dovuto soltanto agli ?aspetti psicologici? e non a una significativa perdita di potere d?acquisto di almeno un terzo delle famiglie che non raggiunge più la fine del mese?».
Dai consumatori giunge anche l?invito a smettere con le feroci polemiche degli ultimi giorni «che non giocano né ai consumatori né all?economia italiana in generale», osserva l?Intesa dei consumatori.
Intanto il Parlamento interviene sullo scontro Istat-Eurispes: il presidente della Commissione Attività Produttive di Palazzo Madama Francesco Pontone ha reso noto che è pronta la convocazione per Istat e Eurispes, per analizzare le cause che hanno determinato la diversità sui dati. «La discordanza sui nostri metodi di rilevamento rispetto all?Istat non autorizza alcuno a dichiarare che essi siano falsi» – sottolinea Eurispes precisando che i tabulati delle loro ricerche sono a disposizione di tutti e che «l?esistenza in un Paese democratico di diverse fonti, pubbliche e private, volte a radiografare la realtà, pur con tutti i limiti che ogni ricerca comporta, rappresenta un punto fermo per la tenuta stessa della convivenza civile». «Gli attacchi indiscriminati al lavoro fatto con Eurispes – nota Giustino Trincia, vicesegretario di Cittadinanza attiva che ha contribuito alla ricerca sul caro alimentari svolta dall?Istituto – denotano un alto tasso di cultura illiberale e una scarsa considerazione dal punto di vista di chi fa la spesa tutti i giorni».
La polemica ha avuto anche l?effetto di riscaldare le relazioni sindacali. E nel 2003 si rischia di ritornare al conflitto per i rinnovi contrattuali, a cominciare dal pubblico impiego dove si profila un intensificarsi dello scontro fino allo sciopero generale. L?aumento dell?inflazione – secondo i sindacati – pone un problema salariale nel paese. In particolare, Cisl e Uil chiedono che dopo l?Epifania si svolga un chiarimento a Palazzo Chigi per verificare la tenuta d ell?accordo del ?93 sulla politica dei redditi. Un tavolo che – secondo il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni – dovrà occuparsi contemporaneamente della riforma del modello contrattuale che potenzi la contrattazione decentrata. Di parere diverso la Cgil secondo cui, invece, va rafforzato il ruolo del contratto nazionale con aumenti legati all?inflazione reale e la distribuzione anche di quote di produttività.
Ad attendere il nuovo contratto – secondo stime sindacali – sono circa 8 milioni di lavoratori delle principali categorie tra cui metalmeccanici, commercio, edili, turismo, pubblico impiego. Ed è proprio a cominciare dalla vertenza per i rinnovi contrattuali pubblici, che interessa oltre 3 milioni di dipendenti, che la situazione potrebbe divenire incandescente. Già il 13 dicembre hanno incrociato le braccia i lavoratori dei ministeri, del parastato, degli enti locali e della sanità per protestare contro la decisione del governo di non stanziare ulteriori finanziamenti per i contratti «non rispettando così – secondo Cgil, Cisl e Uil – un impegno assunto in precedenza».
Per il segretario confederale della Cgil, Carla Cantone, l?aumento di prezzi e tariffe riconferma che esiste un problema salariale e la necessità di mantenere due livelli contrattuali. «Va rafforzato – dice – il ruolo del primo con aumenti legati all?inflazione reale e la distribuzione di quote di produttività».
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