24 Maggio 2020

Consumatori beffati Sugli scontrini il «contributo Covid»

sempre più spesso sulle ricevute spuntano voci da 2 a 4 euro per le spese di sanificazione o dei dpi. ma non ci sono regole
gianluca baldiniC’ è già chi l’ ha battezzata Covid tax. È quella voce, che vale dai due ai quattro euro, che molti consumatori si trovano sullo scontrino quando acquistano un bene o un servizio. Riguarda, in pratica, le spese di sanificazione (ma anche l’ approvvigionamento di mascherine, guanti e gel lava-mani) che i commercianti devono sostenere per essere aperti e che inevitabilmente finiscono sulle spalle dei consumatori. Ma, oltre alle spese sui presidi sanitari, le associazioni di consumatori dal 18 maggio (data di riapertura di molti esercizi commerciali) denunciano rincari generalizzati sui prezzi praticati di almeno il 25%. «Stiamo ricevendo decine di segnalazioni», spiega il Codacons in una nota. In testa alla classifica degli aumenti ci sono i bar, con alcuni esercenti – non la maggior parte – che hanno ritoccato al rialzo il prezzo di caffè e cappuccino: al centro di Milano, dove il prezzo medio di un espresso è 1,30 euro, si arriva fino a 2 euro (+53,8%). A Roma (1,10) fino a 1,5 euro (+36,3%). A Firenze (1,40) fino a 1,7 euro (+21,5%). Proprio sul tema dei rincari del caffè e in difesa dei baristi è intervenuto l’ Istituto espresso italiano. Affermare che «commercianti ed esercenti scarichino i mancati guadagni e i maggiori costi legati al coronavirus sui consumatori finali», come ha detto il presidente Codacons Carlo Rienzi, «ha il sapore di una critica ideologica non tenendo in debita considerazione la congiuntura economica attuale ma, soprattutto, al di là di questa, i fattori che incidono sul prezzo del caffè al bar». «Rienzi, prima di dire se il caffè è troppo caro dovrebbe informarsi sull’ origine del prodotto e sulle le condizioni di servizio», ha sottolineato Luigi Morello, presidente dell’ Istituto espresso italiano, «visto che in Italia il caffè al banco è storicamente tra i più economici in Europa e il margine sulla tazzina in questi anni si è notevolmente ridotto: parlare di rincari in modo generico è pura demagogia». Come spiega l’ Istituto, il prezzo di un espresso in Italia è tra i più bassi in Europa. In Nord Europa si va da 2,36 a 3,00 euro, in Austria e in Germania tra 1,75 e 1,90, in Francia 1,60, in Spagna 1,39, in Russia e in Polonia 1,50 e in Grecia e in Romania 1,30. Fatto sta che una tazzina al banco costa in diversi casi più di prima. Anche i parrucchieri, in base alle segnalazioni, avrebbero aumentato i listini, con rincari per shampoo, messa in piega, taglio, e altri trattamenti. In base ai costi medi nelle grandi città, il prezzo di un taglio passa da una media 20 a 25 euro (+25%), ma con punte che arrivano al +66%, dove secondo una segnalazione a Milano il taglio donna in un salone è passato da 15 a 25 euro.Il Codacons riferisce anche casi di centri estetici che obbligano i clienti a comprare un kit monouso fatto da kimono e ciabattine al prezzo di 10 euro, come condizione per sottoporsi ai trattamenti. Come spiega l’ associazione, siamo di fronte a un «far west illegale che potrebbe configurare il reato di truffa, e contro cui il Codacons presenta una denuncia alla Guardia di finanza e all’ Antitrust».Come spiega un’ indagine dell’ Unione nazionale dei consumatori basata sulla media dei prezzi forniti dall’ Istat, a fronte di un’ inflazione che nel mese di aprile ha registrato una variazione nulla su base tendenziale e dello 0,1% su base mensile, i prezzi della verdura sono aumentati in media del 6,9% quelli della verdura del 3,7% come le patate, il pane confezionato dell’ 1,7%, la farina è rincarata dell’ 1,5%. I prezzi dei detergenti e prodotti per la pulizia della casa sono aumentati dell’ 1,6%, le uova dell’ 1,3% (+3,1% annuo), il latte conservato dell’ 1,2%, altri prodotti medicali come i disinfettanti, dell’ 1%. «Non è un caso se l’ Antitrust ha avviato un’ indagine preistruttoria sull’ andamento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, detergenti e disinfettanti. Certo per questi prodotti si è registrato un aumento della domanda, ma questo non può spiegare incrementi dei prezzi così elevati, specie se si considera che si tratta di dati medi e che molti commercianti e supermercati hanno responsabilmente tenuto fermi i listini» afferma Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori. Già a inizio maggio, inoltre, il Codacons aveva denunciato anche l’ impennata dei prezzi di treni e aerei. Secondo l’ associazione, ora «il rischio è che i vettori aerei e le società ferroviarie aumentino i prezzi dei biglietti per far fronte alle disposizioni sulle distanze di sicurezza, che portano treni ed aerei a partire con un numero ridotto di passeggeri riducendo i ricavi per gli operatori», spiega ancora il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «È inammissibile che le restrizioni legate al Covid ricadano sulle tasche degli utenti, e i prezzi dei biglietti in questo periodo di emergenza andrebbero calmierati ed essere slegati alla domanda, mentre il numero di aerei e treni in circolazione andrebbe raddoppiato. Per tale motivo abbiamo presentato un esposto all’ Antitrust, all’ Enac e al Ministero dei trasporti, chiedendo di aprire una indagine sulle tariffe nel settore dei trasporti nella fase 2».

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