Consulta: sulle pensioni si può fare un’ altra legge
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fonte:
- Giornale di Brescia
ROMA. Le sentenze della Corte Costituzionale «producono la cessazione di efficacia della norma stessa dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione» egli organi politici possono adottare, «ove lo ritengano», «i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali», precisa il presidente della Consulta dopo la sentenza sulle pensioni. Il governo sta cercando di mettere mettere una toppa, al più presto, per evitare che i conti pubblici vadano a picco. Rebus da 16 miliardi. Ieri c’ è stato un faccia a faccia tra il premier Renzi eil ministro Padoan, il primo dallo scoppio della «bomba» della sentenza della Consulta sul mancato adeguamento delle pensioni voluto dal Salva Italia, per valutare le conseguenze della pronuncia dei giudici costituzionali, che aprirebbe una vo ragine per le finanze dello Stato, impossibile da fare digerire a Bruxelles.Il rebus delle cifre, su cui si stanno confrontando Ragioneria generale e Inps, ancora non è stato sciolto ufficialmente, ma rimediare allo stop dell’ indicizzazione degli assegni superiori di tre volte al minimo costerebbe, secondo le stime più accreditate, intorno ai 16 miliardi: tra 9 e 12 per il passato, se si scegliesse di restituire «tutto a tutti», e poi tra 3,5 e5 quest’ anno (e a regime, anche per gli anni a venire). Un salasso davvero difficile da sostenere – senza contare che per il 2015 ci saranno anche da trovare anche 700 milioni per coprire la bocciatura europea, ormai molto probabile dell’ estensione del reverse charge Iva sulla grande distribuzione. Per questo l’ esecutivo sta studiando tutti i rimedi possibili per «minimizzare l’ impatto sui conti pubblici», come ha ripetuto più volte Padoan. Ma che sia anche a prova di Consulta, cioè che non rischi di incappare in un altro stop. Il presidente della Consulta ha precisato che «le sentenze della Corte che dichiarano la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge producono la cessazione di efficacia della norma stessa dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione» – la sentenza da oggi sarà quindi operativa. Gli interessati, ha aggiunto la Corte, «possono adottare le iniziative che reputano necessarie e gli organi politici, ove lo ritengano, possono adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali». Un provvedimento è quasi scontato. Gradualità. Meno scontata, ad oggi, resta la soluzione: tra le ipotesi sul tavolo resta quella di un intervento graduale nel tempo (restituendo il pregresso arate, ad esempio) che ha registrato l’ apertura da parte dei sindacati, ma anche quella di modulare i rimborsi, senza assicurarli appieno a tutti (ad esempio fino agli assegni 5-6 volte il minimo). Ipotesi che fa infuriare le opposizioni, mentre il Codacons minaccia una denuncia all’ Inps. Ma questa linea trova anche consensi, ed è quella su cui insiste il sottosegretario Enrico Zanetti, che ribadisce che il rimborso a tutti sarebbe «una follia» e propone a sua volta «una soglia di 5mila euro» e di «giocare sul deficit» per reperire le risorse.//
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