29 Aprile 2020

CONSULENTITE TUTTI GLI AMICI ALLA CORTE DI SPERANZA

al dicastero della salute, oltre all’emergenza coronavirus, si moltiplicano le poltrone. si va dai sedicenti esperti medici ai sodali politici del ministro. molti dei quali, fallita l’elezione nelle liste di articolo uno, si rifanno con un incarico a spese dello stato.
Sua maestà Gualtiero Ricciardi, meglio noto come Walter, è senza dubbio il principe dei consulenti del ministero della Salute. Nonostante la presa di distanza da parte dell’Oms, nel cui prestigioso board siede in quota tricolore, il professore resta il più sfavillante esperto a cui si è affidato Roberto Speranza. Certo, è tacciato di posizioni ondivaghe. Ma Ricciardi continua comunque a indicare la tortuosa via nella lotta al coronavirus. A dire il vero, Speranza s’è però circondato di super consulenti fin dal suo insediamento. E la scelta, quasi sempre, è caduta su illustri compagni di partito. A loro, negli scorsi mesi, sono stati assegnati indifferibili incarichi. Del resto, il nome del movimento guidato dal ministro racchiude già il programma: Articolo Uno. L’ispirazione viene dall’incipit della Costituzione «più bella del mondo»: «L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro» recita il primo capoverso della legge fondante dello Stato. Un dettame diventato norma anche nella sinistra del centrosinistra, nata nel 2017 dopo lunga e tormentata scissione dal Pd. Il padre nobile della compagine ora al governo, assieme al fu premier Massimo D’Alema, è l’ex segretario dem Pier Luigi Bersani, eletto presidente a luglio 2018. Ma il braccio armato è sicuramente un baldo giovane nato a Potenza 40 anni fa: Speranza, appunto. Già assessore all’Urbanistica nella città natia, lanciato nell’orbita nazionale prima dei Ds e poi del Partito democratico, infine tra i fondatori di Articolo Uno. Il 6 aprile 2019 viene nominato segretario del movimento. E qualche mese più tardi, con la nascita del Conte bis, ottiene un ministero da sempre bistrattato ma oggi divenuto nevralgico: quello della Salute. Ovvio, non sembra proprio la tazza da tè di un laureato in Scienze politiche come Speranza. Il suo predecessore, la pentastellata Giulia Grillo, almeno una specializzazione in medicina legale ce l’aveva. Lui però è uno che impara in fretta. E laddove non arriva, ecco spuntare i consulenti giusti. Uno dei primi a essere ingaggiati, l’11 ottobre 2019, è dunque Alfredo D’Attorre. L’ex deputato sembra un separato alla nascita del ministro: lucano, aria da secchioncello, bersaniano d’ordinanza. Abbandonato il Pd, nel 2017 passa ad Articolo Uno. Si ricandida un anno dopo alla Camera: non rieletto. Il seppur promettente D’Attorre torna quindi a fare il ricercatore universitario in Filosofia del diritto all’Università di Salerno. Ma il compagno Roberto, una volta salite le marmoree scale del dicastero, non si dimentica di lui. Così gli affida una consulenza, fino a termine del suo mandato, in qualità di «esperto del ministro per le questioni relative all’etica e alla bioetica». Com penso annuo: 36 mila euro. La stima, del resto, è reciproca. Già cinque anni fa, Alfredo prevedeva un fulgido futuro per l’emergente Roberto: «Speranza ha caratteristiche da leader». Dalla filosofia del diritto alla bioetica. Il passo, certo, non sembra brevissimo. Ogni dubbio è fugato, invece, nel caso della nomina di un’altra ex parlamentare di Articolo Uno: la fu senatrice Nerina Dirindin, professoressa di Economia e Organizzazione dei sistemi del welfare all’Università di Torino. E dunque arruolata come «esperto in materia di economia e politica sanitaria». Ma a titolo gratuito, stavolta. Nel suo caso, a incuriosire è piuttosto il passato da fustigatrice del primus inter pares tra i consulenti di Speranza: l’ormai celeberrimo Ricciardi. L’11 luglio 2017 è infatti di Dirindin la prima firma dell’interrogazione presentata da Articolo Uno a Palazzo Madama. Come da prassi, i senatori chiedono all’allora premier, Paolo Gentiloni, di verificare un presunto conflitto d’interessi. L’atroce dubbio della sinistra nasce da un supposto finanziamento della Merck Sharp & Dohme, multinazionale americana che produce vaccini, all’Università Cattolica del Sacro cuore di Roma. La società, annotano Dirindin e colleghi, ha finanziato una cattedra di Igiene pubblica nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Lo stesso ateneo in cui ha insegnato Ricciardi fino a settembre 2015, quando diven ta presidente dell’Istituto superiore di Sanità. Ruolo che, aggiunge Dirindin, «l’ha portato a sostenere le scelte del governo in merito alla obbligatorietà dei vaccini». Ricciardi replica pronto: spiega di essersi messo subito in aspettativa dall’università e di aver lasciato ogni incarico. Proprio per dedicarsi solo e soltanto alla guida dell’Istituto superiore di Sanità. Il professore, attaccato anche da Codacons e altri parlamentari, annuncia querele a destra e a manca. Eppure, quasi tre anni dopo, lo stesso segretario del partito che sollevava più dubbi sul suo operato, lo nomina «consigliere per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali» nell’emergenza Covid-19. È stato invece arruolato come esperto di «biologia molecolare e biotecnologie applicate alle scienze della vita» il novarese Carlo Roccio, opportunamente biologo e imprenditore del settore, già candidato dal Pd alle Europee del 2014. Compenso previsto: 36 mila euro annui. La stessa cifra va ad Armando Cirillo, prima responsabile nazionale del Turismo per i democratici e poi direttore del centro studi Nens, fondato da Bersani e Vincenzo Visco. Laureato in Scienze politiche al pari di Speranza, Cirillo si occupa di «analisi dei dati e attività di supporto a iniziative anche normative». Tutte attività sconosciute ai 1.602 dipendenti del dicastero, ovviamente. Ci costano, ogni anno, quasi 50 milioni di euro. E nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe mai potuto adempire gli impre scindibili compiti delegati agli esperti. Pure «gli uffici di diretta collaborazione» di Speranza pullulano di compagni di partito. Il suo odierno portavoce, Nicola Del Duce, guidava l’ufficio stampa di Articolo Uno alla Camera dei deputati. La segretaria particolare, Federica Zaino, era già «il capo segreteria del segretario nazionale di Articolo Uno». Insomma, di Speranza. E anche nei ruoli più specialistici, il ministro ha voluto accanto a sé uomini di provata fede. Come Giovanni Bissoni, chiamato a capo della segreteria tecnica. Uomo di sicura esperienza: ex membro del cda dell’Agenzia italiana del farmaco e assessore alla Sanità in Emilia Romagna, tra il 1995 e il 1996, nella giunta presieduta da Bersani. Insomma, uno dei pezzi da novanta della sinistra nel ramo. Tanto che pure il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, a dicembre 2014 lo indica come subcommissario, per risanare i conti di ospedali e aziende sanitarie della regione. Bissoni si dimette però ad aprile 2017, due mesi dopo la nascita di Articolo Uno. Lo scorso settembre, infine, arriva l’incarico alla segreteria tecnica di Speranza. Che è, onore al merito, a titolo gratuito. Ma l’ariete del ministero nella battaglia al coronavirus è certamente il napoletano Massimo Paolucci. Ex deputato del Pd, viene eletto europarlamentare nel 2014. Passato ad Articolo Uno, si ricandida invano a Bruxelles alle elezioni del maggio 2019. E, qualche mese più tardi, approda al vertice della segreteria di Speranza. Fino all’ultima ribalta. Già subcommissario all’emergenza rifiuti per l’ex governatore campano Antonio Bassolino, il 14 aprile 2020 Paolucci diventa il braccio destro di un altro supermegacommissario: Domenico Arcuri, chiamato dal governo a gestire l’emergenza Covid-19. Paolucci, illumina l’apposita ordinanza emanata per la sua nomina, «in qualità di global advisor garantirà il supporto in tutte le questioni strategiche, con particolare riferimento all’acquisizione dei dispositivi e delle apparecchiature sanitarie». Ruolo delicatissimo. Che il capo della segreteria di Speranza promette di assolvere con usuale impegno e dedizione. Al momento, si registra solo un inconveniente. È il soprannome che Paolucci si porta dietro fin dai tempi in cui militava del Pds: «Il cinese». Proprio come il virus che adesso è pronto a sfidare.
antonio rossitto

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